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Graffiti da Cartier

La Fondazione Cartier di Parigi ospiterà dal 7 luglio al 29 novembre la mostra “Nè dans la Rue-Graffiti”.

Postato il da Morgatta

Graffitidacartierimage

L’arte della stranda entra dalla porta principale in uno dei principali musei d’arte contemporanea della capitale francese. “Nè dans la Rue-Graffiti” (Born in the street-graffiti) è la mostra che la Fondazione Cartier di Parigi ospiterà dal 7 luglio fino al 29 novembre. Ogni spazio è stato letteralmente occupato da graffiti, dalla facciata al giardino interno, come in un vero quartiere di NY. L’idea è quella di portare l’attenzione su un movimento artistico più o meno conosciuto che è nato e si è sviluppato nelle strade (e nell’illegalità). La mostra traccia un percorso della storia del writing e offre un panorama della varietà espressiva dei vari artisti.

La mostra parte con una retrospettiva fotografica con scatti di Jon Naar, Henry Chalfant, Martha Coope su quelle che sono state le origini di questo movimento, dalla fine degli anni 60 a NYCity nei quartieri di Manhattan, Brooklin e Bronx; inoltre una serie di interviste inediti ai “padri” del writing. La fondazione ha commissionato a tre dei pionieri di questo movimento, P.H.A.S.E. 2, Part One e Seen, di realizzare dei pezzi direttamente sui muri della galleria, affermando così la vitalità di una corrente che vanta 40 anni di storia e che ancora è attiva.

Tra gli artisti che hanno partecipato a questa mostra Basco,Vazko, Cripta, JonOne, Olivier Kosta-Théfaine, Barry McGee, Nug, Evan Roth, Boris Tellegen/Delta, Vitché, and Gérard Zlotykamien, customizzando tutto lo spazio interno e anche la facciata di vetro della Fondazione.

Inoltre, in collaborazione con la Association le M.U.R., sono stati realizzati durante tutti i primi week end dei mesi dell’expo, dei poster su larga scala eseguiti “live”. A questa iniziativa hanno partecipato Alexöne, the collectif 1980, Fancie, Honet, NP 77, Poch, RCF 1, Sun7, and Tom Tom, L’Atlas, DTagno and Yseult.

Oltre a foto e graffiti, durante la mostra vengono proiettati due documentari: il primo, Pixo, presenta l’originale sviluppo del writing in Brasile; il secondo, Murs Murs, illustra i murales di Los Angeles agli inizi degli anni 80.

Chi dice di essere un writers e di amare questo movimento, non può non fare un salto a Paris!

Chi non ha tempo, almeno se la guardi qui…

fondation.cartier.com

4 commenti a “Graffiti da Cartier”

1

FABBIO dice:

ma che senso ha la street in un museo? s’apre i dibattito

2

MORGATTA
MORGATTA dice:

Non è nè la prima nè sarà l’ultima volta.
Già nel 1978 i primi writers furono “accalappiati” dalle gallerie newyorkesi più all’avanguardia, portando il writing da fenomeno di strada all’attenzione del mainstream…

3

FABBIO dice:

si’ si’ lo so, anche la tate, il MoMa han fatto roba simile, ma boh ma mi fanno incazzare un po’ ste cose, tipo a Londra nelgi ultimi due o tre anni c’e’ stato il dibattito su Banksy… lui e’ bravo quindi va bene, il resto non ci piace perche’ imbratta i muri e basta, non e’ arte e non concepiscono che sono espressioni dello stesso fenomeno/movimento/antani

e tipo mi ricordo un dibattito sul gruppo milanese di flickr (uno dei piu’ attivi in assoluto) in cui tutti amavano Banksy (reso mainstream dai gossip e dalle gallerie su repubblica.it) ma non accettavano ne’ concepivano e anzi aberravano Dumbo

4

JACK dice:

Che infanzia difficile hanno avuto sti poveri milanesi di flickr???

Dumbo era proprio carino…

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