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Millo: lo street artist che ridisegna le architetture urbane



Millo, lo Street Artist che di recente ha realizzato ben 13 meravigliose facciate di palazzi a Torino, risponde ad alcune delle nostre domande sul suo lavoro e su quello che gli sta a cuore: ecco le sue parole, insieme alle meravigliose immagini.

Come hai cominciato a lavorare come street artist e chi sono i tuoi punti di riferimento?

La passione per il disegno mi ha sempre spinto a cercare nuovi supporti su cui dare sfogo alle mie idee, è così che è avvenuto il passaggio dalla carta alla strada. Coltivo ancora entrambe le cose, anche se nell’ultimo periodo mi sono concentrato particolarmente sulla realizzazione delle 13 facciate per il progetto Bart (arte in barriera) a Torino, di cui sono risultato il vincitore. Non ho veri e propri punti di riferimento, sono solito mescolare quello che osservo e seguo, dall’architettura all’arte, dalla musica alla letteratura, mi definirei attento a tutto quello che mi circonda ma senza punti di riferimento fissi.

Cosa ti ispira, nella vita di tutti i giorni, e quando pensi ai tuoi personaggi e alle tue storie?

Non c’è qualcosa che mi ispiri particolarmente o che abbia un peso maggiore rispetto alle altre, c’è di sicuro questo assorbire continuo e costante, in quello che poi realizzo, è come se fossi una spugna, i miei personaggi, le loro storie,le mie città e i loro spazi, non sono altro che le cose che vivo, e che in maniera più trasversale viviamo tutti. Ad ispirarmi è proprio la vita di tutti i giorni.

A quali posti dove hai lavorato sei affezionato e dove vorresti tornare a lavorare?

Ho lavorato in molti posti negli ultimi anni, da Roma a Gaeta da Torino a Londra. Sono città profondamente differenti tra di loro, ed ognuna mi ha lasciato qualcosa, ed in ognuna sono riuscito a lasciare qualcosa di mio. Sono certo che tornerò a farvi visita, magari per lavorare ancora o anche solo per turismo. Probabilmente, sceglierei Roma come meta più vicina, credo che la capitale possa fare di più per la street art italiana, mi piacerebbe molto lavorare ad un progetto di riqualificazione urbana.

Che senso ha per te creare immagini di carattere pubblico e quale messaggio vorresti trasmettere con il tuo lavoro?

Non c’è nelle mie opere un messaggio unitario, sono tutte spaccati di vita con messaggi autonomi, a volte appaiono più giocose, altre più angoscianti… Io e lo spettatore proiettiamo su di esse ciò che sentiamo. Lavorare sulla strada e vedere come qualcosa che magari ho immaginato nella mia stanza appaia su di un muro, come un punto di riferimento per tutte le vite che la osservano, è uno dei motivi per cui amo il mio lavoro. Per la stessa ragione, il rischio che possa non soddisfare lo spettatore è altissimo, ma non è qualcosa di cui riesco a preoccuparmi mentre creo i miei lavori. Spero sempre che possano suscitare un riscontro positivo,ma non riesco a modificare un’idea per interagire con questo fine.


Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro eventualmente e dove vorresti ancora lasciare il segno?

Mi piacerebbe collaborare con Michel Gondry, un bel sogno vero? Ed in futuro prevedo molti viaggi, vorrei lasciare il mio segno un po’ dappertutto.