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Horror Vacui – un racconto breve

Scritto il 18/11/13 da Janos Mark Szakolczai

“ No, non leggermi.”

“ Come dici?” chiesi confuso.

“ E tu,” disse rivolto a me: “ smetti di scrivere. Smettila. Non voglio essere scritto.”

“ Che cosa stai dicendo? Ho tutto il diritto di scrivere. Ti ho pensato, mi è piaciuta l’idea, adesso sento il bisogno di scriverla.”

“ No! Smetti! Ascoltatemi lettori, non leggete! Vi prego! Prima che sia troppo tardi!”

“ Troppo tardi per cosa?” chiesi: “ siamo già alle prime sette righe. Sei scritto. Sei qui, sullo schermo.”

“ Non è vero. Non ho ancora un nome, non sai chi sono. Ancora non sono su questo sito. Ancora non esisto.”

“ Hai ragione. Non ci ho pensato ancora. Bene, ti chiamerò, vediamo, Fred. Si. Tu sei Fred!”

“ Non avresti dovuto!” gridò Fred: “ Perché lo hai fatto. Ti avevo chiesto di non farlo. Io non voglio essere parte di questo magazine!”

“ E perché no?”

“ Non potresti capire… tu scrivi, mi crei, mi dai una esistenza, si sigilli sul bianco di queste pagina, è vero… e con questo mi condanni.”

“ Ma cosa stai dicendo? Per favore Fred, componiti. I lettori si staranno chiedendo che cosa sta succedendo. Li stai confondendo. Io sono lo scrittore qua, ed i comando cosa tu fai, cosa dici, dove vai. Io ti ho composto e ti posso anche cancellare, cestinare, far morire, adesso, per nessun motivo apparente così: ‘ Fred carezzò il sudore sulla sua guancia, fece un gran lento respiro, spinse la canna sulla tempia, strizzo gli occhi, e poi…”

“ Fallo!” gridò Fred.

“ Fallo?”

“ Si, scrivilo!”

“ Scrivi cosa?”

“ Che premo il grilletto!”

“ Ma che vai dicendo?”

“ Fammi morire. Fammi abbandonare queste pagine.”

“ Ma che vai dicendo caro Fred, ho altri piani per te.”

“ E quali?”

“ Ho una idea.”

“ So già che non mi piacerà.”

“ E perché mai?”

“ Tu… non puoi capire. Sei uno scrittore, io un tuo protagonista… quanti altri personaggi hai inventato fino ad oggi?”

“ Non saprei, tanti…”

“ E quanti di questi hai legato ad una trama, quanti invece hai abbandonato?”

“ Beh, altrettanti.”

“ Vedi? Non te ne importa nulla.”

“ Spiegati meglio Fred.”

“ Non hai mai pensato a come si possa sentire quel personaggio scritto e poi abbandonato? Tutti quei pensieri e nomi che hai buttato sulla carta, per poi buttare nel cestino?”

“ Non molto Fred devo confessare…”

“ E voi, voi lettori? Vi siete mai domandati quanti personaggi avete letto, conosciuto, colto e compreso, per poi…”

“ Per poi? Dimmi Fred qui tutti vogliono sapere!”

“ Per poi dimenticare.”

Io scrittore a queste parole rimasi qualche istante in silenzio, fermo, le mani sigillate nel pensiero.

“ Continua Fred.”

“ E’ questo il punto! Io non voglio continuare! Non voglio esser parte di questo schermo, di questo attimo, di questi pensieri, perché ho il terrore… si il terrore di essere sfiorato, carezzato dal vento delle impressioni ed ispirazioni, per poi, chiuso il sito, cambiata la pagina, trovarmi  perso, abbandonato… tornare vuoto, come la pagina, prima di essere incisa.”

“ Ma tu non sei vuoto, sei qui, su questo schermo, sempre raggiungibile, sempre visitabile.”

“ Soltanto se valgo! Eppure quanti altri personaggi si sono sfiorati, si sono incrociati sul marciapiedi di una metropoli… non se ne conosce niente, niente della vita, della famiglia, dei pensieri, delle passioni, li sfiori camminando, per un attimo li carezzi, e per sempre li perdi, senza cura, senza pensiero. Ma loro hanno una vita, hanno una esistenza, per quanto misera, oltre quell’attimo. COntinua il loro procedere. Ma un personaggio su un foglio? Quel frammento di esistenza, quel passaggio di lettere, in cui lo descrivi, quello è il suo unico motivo di essere, quella leggera, innocua, veloce descrizione è ciò che lo porta ad esistere, e lo lega alla sue uniche, inutili informazioni. Se adesso scrivi: ‘Karl è’. Hai creato Karl. Lui è. Gli hai dato un foglio su cui fossilizzare la sua esistenza. Ma se non scrivi più nulla su Karl, non lo sviluppi in alcun modo, Karl è, e rimane tale, senza possibilità di scelta, di fuga, di avventura. Tra due minuti dimenticherai addirittura non solo la sua esistenza, ma anche il suo nome. Karl sarà passato ad essere per essere e non essere. Così io.”

“ Ma io ho scritto di più su di te, i lettori hanno interpretato di più. Hai un carattere, dei pensieri, un senso…”

“ Ma ho un naso? Ho degli occhi?”

“ Beh, si! Scusami. Allora… scusa ma come… ah ecco: Fred…”

“ Vedi?”

“ Cosa?”

“ Ti eri dimenticato come mi chiamavo.”

“ Non è vero.”

“ Invece si. Anche i lettori, seppur non tutti, qualcuno di certo aveva per un attimo perso il senso, aveva dimenticato che fossi esistito, o chi di preciso parlava…”

“ Senti lo vuoi un naso o no?”

“ Si…”

“ Allora stai zitto: ‘Fred aveva un naso tenero, leggermente abbassato, ma sottile, appuntito, che coglieva gli odori con attenta ispezione dei sensi.

“ Sta bene.” annuì Fred: “ E gli occhi?”

“ ‘ i suoi occhi erano vispi e pallidi, come quelli di un gufo nella notte‘.”

“ Un po’ forzato… ma mi piace.”

“ Adesso non solo sei un pensiero, sei anche un corpo. Alto e muscoloso, va bene?”

“ Si… eppure non so. Adesso sono ancora più esistente di prima. Sono, ma non badta essere per dimenticare il mio terrore, quel terrore denso e inevitabile, quell’orrore del vuoto, il vuoto che mi attende alla fine della pagina, alla fine del pensiero. Cosa accadrà oltre questa pagina?”

“ Qualcos’altro Fred. Anche se su di quello non posso fare niente.”

“ Allora siamo tutti soltanto come Karl. Creati, per essere dimenticati.”

“ Forse si.”

“ E’ così dunque, chiusa questa finestra, cambiata la pagina, non rimarrà niente. Forse è questo che devo fare, continuare per conto mio a scrivere l’esistenza di Karl, dagli un senso, e chissà, far si che Karl scrivi a sua volta un’altra esistenza, per poi susseguirsi, creasi, esimplificarsi e infine… perdersi.”

“ Ma se tu scriverai Karl…” dissi.

“ E tu hai scritto me…” disse.

“ E io leggo di Karl…” dicemmo.

“ Ed io ho letto te…” diceste.

 

“ Diventiamo tutti soltanto vittime di quel vuoto, che ci colpisce per un attimo, per poi voltare pagina, come noi che siamo scritti, non che siamo colti, noi che siamo letti, e noi che siamo dimenticati.”

Disse lo scrittore, o il personaggio, o il lettore.

Janos Mark Szakolczai Autore

Janos Mark Szakolczai
Annata 1990, costui è uno scrittore e fotografo di origini ungheresi, nato a Londra, cresciuto a Firenze e laureato in filosofia e sociologia all'Università di Cork, Irlanda. Non soddisfatto ha preso anche un ambiguo masters in Criminologia. Janos si ritrova così, appassionato di una miriade di cose a cui disperatamente cerca di tenere al passo, saltellando da paese in paese scrivendo sulla più immaginaria fantascienza ed il più cupo realismo, non contento della felicità ma alla ricerca dell'estasi. Ha pubblicato due romanzi e diversi racconti sia in Italia che all'estero.

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