ARTS

Quattro chiacchiere con il quasi sconosciuto (in Italia) editore di fumetti scozzese.

Intervista con Ed Murphy Rough Cut Comics

Scritto il 12/11/13 da Il Generale

Rough Cut Comics è un interessantissimo editore scozzese, poco conosciuto in Italia ma con un seguito di fan a livello mondiale.

In particolare per il geniale Freedom Collective, fumetto che dà una risposta alla fatidica domanda ““che cosa avrebbero fatto Stan Lee e Jack Kirby negli anni sessanta se fossero vissuti in URSS e avessero incarnato nei loro comics le speranze e le paure della società sovietica?”.

Scritto da Colin Barr e disegnato da Dom Regan e altri, Freedom Collective è la storia di un gruppo di super eroi sovietici in missione nella sinistra America del capitalismo, fra gli spettri del dollaro, della repressione poliziesca e di un presidente che è fan di Al Capone e nasconde i propri scheletri nei sotterranei della Casa Bianca.

In pratica una scenario che capovolge in maniera speculare quello tipico dei super eroi americani Marvel della Silver Age e in particolare le raffigurazioni del comunismo che venivano date in quegli albi.

E come la Marvel di allora anche Freedom Collective fa parte di un universo in continuity (quello della fittizia Kremlin Komics) in cui agiscono altri eroi come l’agente segreto Ivan Karnage o i Siberian Six.

Per saperne di più consiglio la lettura di un mio articolo sul numero attualmente in edicola de “il Mucchio” e la visita al sito della Rough Cut.

Oltre ovviamente all’acquisto del volume appena uscito The Compulsory Freedom Collective che raccoglie il materiale della pseudo Kremlin Komics sinora pubblicato.

A parte la prospettiva sovietica, questi geniali fumetti sono in sintonia con altri omaggi alla Silver Age Marvel che potrebbero essere chiamati tributi con quel tocco lieve di parodia che altro non fa che rivelare l’amore viscerale verso le produzioni di Stan Lee.

Fra questi mi vengono in mente la provocante Cat Claw, produzione anni ottanta degli slavi Branislav Kerac e Svetozar Obradovic, e il recente Giant Size Fascists di Con Chrisoulis, il cui primi episodio è uscito in Grecia nel 2007.

Sarebbe bello vedere un giorno o l’altro un’edizione italiana di queste gemme nascoste.

Per prima cosa presenta te stesso e la Rough Cut Comics.

Rough Cut Comics celebra nel 2013 il suo dodicesimo anniversario come editore di fumetti che sono stati venduti dappertutto nel mondo. La compagnia fu avviata da me insieme agli artisti Colin Barr e Jaeson Finn, al promoter musicale David McBride (che inizialmente guidò le operazioni) e a Jim Cunningham che si occupò inizialmente della produzione.

Al nostro apice abbiamo raggiunto la vendita di 5000 copie dei nostri titoli, distribuiti principalmente nel Regno Unito e negli USA attraverso la distribuzione Diamond Comic.

In precedenza sono stato un giornalista e ho lavorato con una compagnia di produzione cinematografica ad un film dell’orrore chiamato The Surgeon, che parla di un serial killer viaggiatore del tempo che costruisce la sua macchina del tempo con dei corpi umani viventi.

Quando vennero meno i finanziamenti per il film io ne rilevai i diritti e ne trasposi il copione in un fumetto, che rappresentò un notevole successo per la nostra compagnia.

Fu davvero un buon risultato a livello di vendite in un momento in cui, nei primi anni del nuovo millennio, la gente stava abbandonando la Marvel e la DC.

I nostri modelli sono stati la Dark Horse e la Bonelli, due editori che sono riusciti a produrre storie davvero particolari e originali.

Acquistammo i diritti del film horror-satirico degli anni ottanta di Brian Yuzna, Society, e producemmo un bimensile antologico di nome Rough Cut Presents.

Ad ogni modo i nostri titoli di maggior successo restano The Freedom Collective, il nostro tributo a Stan Lee e Jack Kirby, e Black Rose, una spy story horror-thriller con una protagonista femminile in cui siamo riusciti a mettere insieme una reinterpretazione del genere vampiresco. Entrambi questi titoli vendono ancora molto bene tramite Amazon.



C’è una lunga tradizione dei fumetti scozzesi, ma è certo che l’apice della popolarità sia stato raggiunto grazie a Morrison e Millar. Quanto siete stati favoriti e/o quanto siete in debito con la cosiddetta British Invasion degli anni ottanta e, in particolare, con i contributi scozzesi di quel periodo?

Mi occupai della British Invasion quando facevo il giornalista negli anni ottanta, curando profili e interviste con tutti quei talenti che stavano inscrivendo i propri nomi nell’industria dei fumetti.

La Scozia ha sempre avuto un ampio vivaio di creatività artistica, e tuttora non è difficile mettere insieme una squadra se si ha intenzione di produrre un fumetto.

Durante gli anni ottanta e novanta tutto il Regno Unito costituì un’”industria segreta” visitata regolarmente dagli alti ranghi della Marvel e della Dc per assicurarsi i migliori talenti creativi. Ma Morrison e Miller, con l’impatto dei loro lavori individuali, portarono effettivamente tutto ciò su un altro piano.

Grant [Morrison] fornì ai fumetti una credibilità letteraria e Miller riuscì a portarla nel mainstream di Hollywood. Ritengo che questo abbia definito gli obiettivi per l’attuale onda di autori scozzesi.

Ci puoi dare, ad uso del lettori italiani che presumibilmente non sono molto familiari con il mercato britannico dei comics, una descrizione di cosa significa oggi “small press”? E di quanto la Rough Cut sia coinvolta in quel tipo di mercato…

La “small press” è un fenomeno tipicamente britannico in cui cartonisti dilettanti e autori di fumetti pubblicano le loro opere con basse tirature.

Credo però che la Rough Cut abbia superato quasi subito questa tipologia, visto che ha stampato fin dall’inizio almeno 5000 copie, laddove la tiratura tipica della “small press” è di 200-500 copie alla volta.

Credo che la definizione corretta per noi sia quella di editore indipendente.

Noi paghiamo gli autori per le sceneggiature e abbiamo delle tariffe per ogni pagina disegnata. Per giustificare questi costi dobbiamo essenzialmente vendere grossi numeri… e siamo orgogliosi di essere una compagnia in grado di garantire una piattaforma commerciale per coloro che lavorano nel settore dei fumetti.

Parlaci di Freedom Collective, un po’ di storia, qualche aneddoto… Come siete arrivati alla domanda “cosa sarebbe accaduto se Stan Lee e Jack Kirby fossero nati in URSS?”

Fu Colin Barr, il mio editore artistico, a venire da me con l’idea di Freedom Collective.

Colin ci aveva lavorato su in collaborazione con lo scrittore freelance Iain Henderson, che si firma con il nome d’arte di Sloane.

L’idea iniziale non era tanto legata alla domanda da te riportata ma rifletteva semplicemente il desiderio di catturare il look e l’atmosfera delle classiche storie Marvel della Silver Age.

Tutti noi amavamo quel periodo della storia del fumetto e ritenevamo di essere in grado di produrre una grande pubblicazione di tributo. Mentre stavamo sviluppando le idee della storia in generale, io sollevai spesso la domanda “cosa sarebbe successo se …?” collegandola in particolare a personaggi di cui non sapevamo cosa fare.

Quell’idea di immaginare che genere di storie avrebbero fatto Stan e Jack se fossero stati russi, ci sembrò troppo buona per non seguirla fino in fondo. La prima persona a cui mostrammo l’originale one shot di 32 pagine di Freedom Collective fu Grant Morrison che lo recensì brillantemente sul suo sito web.

A quel punto ci trovammo molto sotto pressione nel completare il fumetto così da poter capitalizzare una simile pubblicità.

Com’è stato recepito Freedom Collective?

Dapprima il nostro distributore americano non gradì il fumetto e non lo distribuì ai negozi.

Visti i riconoscimenti positivi di Grant lo abbiamo allora distribuito da soli utilizzando alcuni grossi commercianti con cui eravamo in buoni rapporti e girando per tutte le mostre del fumetto possibili.

Il cammino è stato lungo, ma ci ha consentito di costruire un ampio seguito.

Più o meno un anno dopo, sottoponemmo nuovamente il fumetto al distributore, che tornò sulle proprie decisioni cambiandole.

Il mese in cui uscì, Freedom Collective fu uno dei titoli indipendenti con i migliori numeri di vendite.

Grant Morrison lo aveva già elogiato sul suo sito web, e l’artista Alex Ross ne comprò una copia che descrisse come uno dei suoi fumetti preferiti.

Anche la rivista Jack Kirby Collector mise il titolo in evidenza come un tributo davvero riuscito all’”Uomo” [cioè Stan Lee, ndt] dedicandogli un’intera pagina.

Ci sono storie del Freedom Collective pronte ma non ancora pubblicate?

Vi sono altre tre storie in produzione e speriamo di poterne aggiungere presto una quarta per completare il Compulsory Freedon Collective volume 2.

A tutti noi piacerebbe produrre una storia conclusiva in cui appare la caduta del muro di Berlino, e completare una storia con il Kremlin Kockroach, la versione alternativa sovietica di Spider Man.

Di quest’ultimo abbiamo già pronta la copertina e ci viene costantemente richiesto di realizzare la storia.

Dicci qualcosa degli altri titoli prodotti da Rough Cut…

Come ho accennato prima, l’altro nostro titolo principale è Rose Black che è una “re-immaginazione della mitologia vampiresca”.

E’ un incrocio fra Vampirella e il Codice Da Vinci.

In parte si svolge nella Città del Vaticano e presenta una cabala segreta interna alla chiesa che nasconde il segreto delle origini dell’ultimo vampiro.

Al momento ne sono usciti due volumi,e un terzo è previsto per il prossimo anno.

La Rough Cut ha appena prodotto anche un nuovo titolo che presenta la modella glamour britannica realmente esistente Amanda Swan.

Abbiamo approfittato della somiglianza con la vera modella per scrivere un’avventura fra il thriller e il fantasy, e il produttore e modellista Mark Harris (noto per 007 Skyfall e per il nuovo film con Tom Cruise Edge of Tomorrow) ci ha fornito delle fotografie che, oltre che per la copertina, abbiamo usato per ispirarci nei disegni.

Il lavoro è fortemente influenzato da Modesty Blaise e Barbarella e devo dire che sono molto orgoglioso del risultato.

Avete in programma di fare uscire i vostri fumetti all’estero e in particolare in Italia? In caso contrario come può fare un lettore italiano a reperire le vostre pubblicazioni?

Avremmo senz’altro piacere di parlare con qualsiasi editore italiano interessato ad ottenere la licenza per pubblicare i nostri titoli.

Per il momento li hanno stampati in Germania ma non in Italia.

Sinora non abbiamo avuto alcuna opportunità a proposito, ma è un qualcosa che ci piacerebbe raggiungere in futuro.

I lettori italiani possono acquistare i nostri titoli direttamente dal sito web: www.roughcut-comics.com

Quali altri piani per il futuro?

Sono molto entusiasta di promuovere il profilo della compagnia in tutto il mondo.

Siamo uno dei pochi editori indipendenti che paga “tariffe a pagina”.

Non lavoro con accordi a posteriori, in cui scrittori e artisti non sono pagati a compenso, ma solo SE la pubblicazione raggiunge un certo profitto. Credo da sempre che la gente debba essere in grado di camparci con questo lavoro e che siamo pertanto noi editori a doverci assumere tutto il rischio.

Così quando qualcuno acquista uno dei nostri albi sta in qualche modo garantendo il futuro di un artista entro la comunità. Se ogni scrittore e artista in Europa comprasse uno dei titoli saremmo probabilmente in grado di commissionare due o tre nuovi progetti l’anno.

Per questo sono così appassionato nel promuovermi all’interno del nostro settore e nell’ambito di tutti coloro che sostengono il mercato dei fumetti indipendenti.


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Grazie. Ed è stato davvero un piacere!

Il Generale Autore

Il Generale
Da sempre appassionato di fumetti (probabilmente una malattia ereditaria) Stefano Bettini ha attraversato vari percorsi legati alle controculture e alle sottoculture degli anni '70 e '80. Dopo essere stato l'urlatore della seminale band hardcore I Refuse It è stato fra i primissimi in Italia a cantare in stile raggamuffin. Parallelamente a questa carriera di strada ha ottenuto laurea e dottorato in filosofia, scritto su varie riviste e pubblicato insieme a Pier Tosi il saggio “Paperback Reggae”. Attualmente, mentre con l'alias il Generale è giunto alla pubblicazione del suo ottavo album, insegna elementi di storia della comunicazione sociale all'Accademia delle Belle Arti di Carrara.

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