Un artista romano reinterpreta la tecnica dell’anamorfosi in chiave contemporanea.
È riduttivo definire Rub Kandy uno street artist, poiché le sue opere spaziano in vari campi, anche se la strada – intesa come palcoscenico pubblico non autorizzato – resta un elemento fondamentale del suo lavoro. Potentino trapiantato a Roma, Rub ha di recente vissuto un momento di estrema notorietà, quando in occasione del 25 Aprile ha installato sul ponticello al Pigneto, quartiere fra il trendy e il popolare della capitale, un’insegna metallica con la scritta “Work will make you free”, traducendo in inglese la famosa insegna di Auschwitz.
La scritta – per un motivo che a me personalmente sfugge – è stata presa per una provocazione antisemita da diverse fonti, scatenando reazioni sdegnate fra i politici locali e commenti scandalizzati sui giornali. Rub si è scusato pubblicamente, ma ha spiegato anche che il tema della sua opera era ben diverso, ovvero una riflessione sul lavoro e sul precariato.
Chiusa questa piccola parentesi, il motivo per cui Rub ci interessa e per cui è più conosciuto nell’ambiente della street art è Anamorphosis, una collezione di lavori realizzati in ambienti periferici e industriali abbandonati. In quelle opere lui ha usato del classico biancone, applicato a rullo, per creare delle sorprendenti illusioni ottiche tridimensionali, sfruttando i principi della anamorfosi.
Per chi se lo stesse chiedendo, l’anamorfosi è una tecnica piuttosto antica – era già nota nel Rinascimento, divenne molto popolare nell’era del Barocco – che oggi sta vivendo un momento di nuova giovinezza. In pratica, consiste nel proiettare un’immagine su un piano distorto, in modo che la figura così disegnata sia visibile soltanto da un punto di vista privilegiato. Un esempio famoso fra tutti quelli che hanno studiato un pò d’arte o di grafica – e ribadisco tutti – è “Gli Ambasciatori” di Hans Holbein il Giovane, dove una strana forma oblunga visibile nella parte inferiore del quadro si rivela essere un teschio solo se guardata da una certa angolazione.
Nel complesso, le opere di Rub realizzate reinterpretando questo gioco d’illusione ottica sono molto suggestive, oltre che per la tecnica, per il contesto. Il bianco della pittura contrasta molto con la sporcizia e il disordine degli ambienti abbandonati dove sono state scattate le foto, separando le figure dallo sfondo e facendole quasi galleggiare nello spazio. Davvero un bell’effetto, no?
Per saperne di piu’…
Il blog di Rub Candy: http://rubinetto.blogspot.com
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Imprenditore, giocoliere, prestigiatore e qualunque cosa riesca a inventarsi, si occupa principalmente di design e di rap (De'Canters Family)…Per Gold scrive, di cosa non si sa bene, e tappa falle grafiche quando serve.
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