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Cinema

Dellamorte Dellamore



«Il maltempo si è guastato» – “Dellamorte Dellamore” di Michele Soavi

A. D. 1991.

Michail Gorbačëv si dimette da segretario del PCUS e di lì a poco l’URSS verrà formalmente sciolta con la nascita degli Stati Indipendenti; muore Freddie Mercury ed esce “Dangerous” di Michael Jackson; Tim Berners-Lee crea il World Wide Web e lancia in rete il primo sito web; la SEGA crea Sonic the Hedghog ed il congresso autorizza George W. Bush ad attaccare l’Iraq nella Guerra del Golfo. In Italia intanto, a Bologna, avviene la Strage del Pilastro da parte della Uno Bianca, mentre nella Mediaset berlusconiana nasce il TG4; ed a Los Angeles Sophia Loren riceve il premio Oscar alla carriera.

Contemporaneamente, negli Stati Uniti e nel nostro bel paese vengono pubblicati “American Psycho” e “Dellamorte Dellamore”. Il primo, firmato dal californiano Bret Easton Ellis, il secondo dal pavese Tiziano Sclavi. Se probabilmente nel 1991 Sclavi non conosce ancora il romanziere americano, sicuramente nel 1991 Easton Ellis ignora l’esistenza dello scrittore italiano, ma i due, per una qualche mirabil congiunzione hanno scritto quasi lo stesso romanzo: antieroi in un mondo di morti viventi, che parlano – poco – si muovono e uccidono – molto – nella loro società ormai scarna di qualsiasi valore e moralità, il tutto condito dall’umorismo agghiacciante di Easton Ellis e quello cinico e nero di Sclavi.

Anzi, Sclavi aveva iniziato a sviluppare il suo personaggio già nel 1983, in pieno riflusso italiano che si (de)nutriva delle luci che arrivavano direttamente dalla stessa America di Easton Ellis; nei successivi tre anni il suo becchino Francesco Dellamorte si sarebbe poi evoluto nel romantico, letterariamente parlando e non, indagatore dell’incubo londinese Dylan Dog. Ma questa è un’altra storia.

"Dellamorte Dellamore" - Locandina
“Dellamorte Dellamore” – Locandina

Quella del Francesco di “Dellamorte dellamore” invece passa dal romanzo del 1991 e approda al film omonimo di Michele Soavi del 1994; dove ha il volto di Rupert Everett (su cui il Dylan Dog dei fumetti è modellato), ed è di questo che parliamo oggi.

Mi chiamo Francesco Dellamorte. Nome buffo, no? Ho anche pensato di farmelo cambiare all’anagrafe… Andrea Dellamorte sarebbe molto meglio per esempio.

Francesco Dellamorte “Dellamorte Dellamore”

Francesco Dellamorte funziona sullo schermo come aveva funzionato tre anni prima sulla pagina scritta. La narrativa colta ma infiorita del gusto pop e splatter di Sclavi, la sua prosa tagliente quanto il suo umorismo, già di per sé affine allo screenwriting, divengono un film erede di tutto quel cinema di genere italiano che, nel panorama cinematografico del 1994 già tremendamente simile a quello attuale, ha dell’incredibile. Il cinema di Soavi è ancora quello dei Fulci, dei Bava, degli Argento (del quale è stato anche aiuto regista prima di passare alla direzione della macchina da presa) fatto ancora di effetti speciali artigianali e tanto, tanto, sangue.

È una “semplice” storia di sangue e morte infatti, quella di “Dellamorte dellamore”. Francesco Dellamorte, custode del cimitero di Buffalora (città immaginaria del nord Italia che nulla ha a che vedere con l’omonimo quartiere bresciano) deve affrontare ogni notte la minaccia dei ritornanti; italici zombie di stampo romeriano che a tre giorni dalla morte tornano in vita per essere ancora più piccoloprovincialborghesi di prima e, ovviamente, affamati di carne umana.

I ritornanti ed il loro carnefice sono la summa di quello che, senza conoscersi, Easton Ellis e Sclavi hanno colto contemporaneamente in due parti diverse del globo. Che differenza c’è fra noi ed i ritornanti? Nella vuota società di Manhattan niente riesce a stimolare una mente se non uccidere e torturare e così anche nella ciclica e sempre uguale a se stessa Buffalora, gremita di piccoli e avidi uomini con le loro piccole e avide manie; non sarebbe meglio, per uno che è abituato a vivere fra i cadaveri, iniziare a ucciderli subito, questi vivi morenti, senza aspettare che diventino morti viventi?

Dove è poi la differenza tra noi ed i ritornanti? Negli ultimi dieci anni di millennio che avanzano verso la modernità di internet, ma intanto continuano a far guerre e stragi mentre tutti ballano sulle note di Black or white”? E allora cosa deve fare un becchino la cui unica compagnia – oltre ai defunti – è il suo aiutante, in grado di esprimersi solo con il suo «gna», se non adempiere agli ordini della Morte e, magari, avvantaggiarsi con il lavoro?

La morte, la morte, la morte che arriva, la morte schifosa, la morte lasciva, la morte che vola, la morte normale, che cela al mondo, pietosa, ogni male, la morte che vive, la vita che muore.
La morte, la morte, la morte e l’amore che aspettano insieme il grande giudizio e non hanno mai fine, non hanno mai inizio.

La Poesia della Morte e dell’AmoreTiziano Sclavi
Anna Falchi in "Dellamorte Dellamore"
Anna Falchi in “Dellamorte Dellamore”

Come da titolo, non è solo la Morte la sovrana del cosmo allucinato di Buffalora; con lei anche l’amore, nelle vesti di una Anna Falchi «cagna maledetta» nonché «zinnona» di borisiana memoria. Una sorta di prosperosa pin-up ritornante in ogni senso possibile: prima morta vivente e poi tre volte personificazione dell’infiammazione amorosa del protagonista. I tre giri di valzer della morte e dell’amore che danzano insieme aspettando il grande giudizio, che arriverà, infine, impietoso; perché oltre Buffalora «il resto del mondo non esiste» non c’è nient’altro se non il paese dei ritornanti. È l’impossibilità di uscire dal mondo della provincia, delle piccolezze e delle «miserabilità della vita» dove i Francesco Dellamorte e i Patrick Bateman sono condannati in attesa del prossimo ballo con la Morte (e della prossima Anna Falchi).

A.D. 2020

La terra attraversa una pandemia globale; la navetta Crew Dragon è la prima navicella con equipaggio a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale; dall’America partono nuove e violente proteste razziali; in Italia, Bugo abbandona il palco dell’Ariston mentre il papa tiene la messa in una Piazza San Pietro deserta; intanto Bret Easton Ellis ha appena pubblicato “Bianco”, il suo personale “J’accuse”, e continua ad ignorare chi sia Tiziano Sclavi; che invece il suo “J’accuse” autobiografico e catartico lo ha scritto nel 1998 e da allora ha abbandonato la letteratura e ritirato i suoi libri dal mercato; Michele Soavi non gira un horror da “Dellamorte Dellamore”; Anna Falchi non ha mai più lavorato in un suo film; Il maltempo si è decisamente «guastato»

Articolo di Gabriele Ragonesi