MUSIC

GODS OF RAP TOUR – LIVE STORY

Scritto il 23/05/19 da David Lewin

Il 14 maggio sono andato a Dublino per vedere il “Gods of rap” tour: De la Soul, Public Enemy, Dj Premier e Wu tang Clan sul palco della 3Arena.

Durante le circa quattro ore di live i tre gruppi hanno celebrato l’anniversario dei loro dischi più importanti: 30 anni per “It takes a nation of millions to hold us back”, 30 anni per “3 feet
high and rising”
, 25 anni per “Enter the Wu Tang 36 chambers”.

Arriviamo una decina di minuti dopo l’apertura delle porte (fissata per le 18:30) e troviamo DJ Premier carichissimo che canta a squarciagola Simon Says. Dopo qualche pezzo per riscaldare
gli ancora pochi spettatori (Ante up, Gin and Juice e giù di lì) fanno il loro ingresso i De La Soul.

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Non un live indimenticabile il loro, ma indiscutibilmente simpatici. Posdnous richiama almeno tre volte la prima fila chiedendo maggior partecipazione da ragazzi appoggiati alle transenne che, ripresi sullo schermo, appaiono annoiati.

Ciò che è chiaro da subito è che quasi tutti sono in attesa del Wu tang Clan. I De La Soul stessi si comportano da veri e propri intrattenitori come se dovessero semplicemente riscaldare l’ambiente lasciando che la vera festa inizi più tardi. La parte migliore della performance è sicuramente l’omaggio reso a j dilla con Stakes is high seguito da Me, myself and I.

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Dopo appena 50 minuti torniamo nelle mani di DJ Premier che ci tiene a ricordare col pubblico Guru, Big L e Phife Dawg (con moment of truth, full clip e can i kick it).

Il palco si riempie di nuovo e i comandi vengono presi da Dj Lord che prepara il sottofondo per l’entrata di Chuck D. Il leader dei Public Enemy ci avverte che, come spesso succede, il live verrà trasmesso dalla “Public Enemy Radio”: un formato ideato per coprire la mancanza di Terminator X ( storico dj del gruppo che ha lasciato la scena nel 2003 per dedicarsi all’allevamento di struzzi nel North Carolina – è tutto vero!!- ) e Flavor Flav ( che pagherei per vedere in situazioni di vita quotidiana e vedrei molto bene a “che tempo che fa” insieme a Salvador Dalì).

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Mentre Dj Lord fa un’ottima impressione a tutti, facendo respirare Chuck D tra un pezzo e l’altro con scratch e mix da circo, Jahi (giunto per rimpiazzare l’uomo orologio) non sembra capace di portare l’allegria di Flavor nonostante ce la metta tutta.

Nel complesso Chuck D tira su un ottimo show spaziando tra i vari dischi realizzati con i pubblic enemy. Ricordo I shall not be moved, don’t believe the hype, passando per gli insulti alla regina, Teresa May e Donald Trump fino ad arrivare a Fight the power, He got game, Bring the noise, Shut em down. Chiudono Public enemy N 1 e Harder than you think.

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Torniamo da dj premier che passa qualche altro pezzo sentito e risentito in qualunque dj set di qualunque locale di qualunque parte del mondo ( penso che Sound of Da Police sia una di quelle canzoni che non ascolterò mai più di mia volontà).

Poco importa perchè il momento è finalmente giunto.

Tutto il pubblico veste Wu tang clan: chi il cappellino, chi la maglietta, la felpa, le scarpe, il bomber, i calzini, la cover del telefono. Abbiamo parlato con brasiliani, spagnoli, norvegesi, russi, portoghesi, iralndesi, cileni, gallesi, inglesi, francesi, italiani dalla sicilia, campania, piemonte, veneto e toscana tutti giunti per vedere i magnifici di Staten Island.

L’arena è finalmente piena e il pubblico (che andava dal bambino di 5-6 anni con la bandana del wu tang al sessantenne marcissimo con la camicia hawaiana) era pronto per accogliere le leggende.

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Ai piatti il caldissimo Dj Allah Mathematics (nel caso il nome non vi dica nulla il logo del wu tang l’ha disegnato lui) accoglie RZA: il maestro di cerimonia e leader de facto del gruppo. Come un dio che accoglie i fedeli nel proprio tempio, RZA dà il via alle danze con Bring da ruckus scatenando effettivamente il fucking ruckus (putiferio) di cui parla la canzone.

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Uno alla volta entrano i vari membri del clan che si accomodano dove capita sul palco. La scena centrale verrà occupata durante il live da RZA e da chi ha in mano il microfono. Raekwon e Ghostface Killah
rimangono in primo piano e si assicurano di tanto in tanto di incitare il pubblico mentre Gza predilige il balcone rialzato del palco. Il grande assente (purtroppo pre-annunciato) della serata è
Method Man (forse impegnato a visitare gli struzzi di Terminator X).

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ghostface killah

Per compensare la mancanza di uno dei membri più carismatici si è presentato sul palco Young Dirty Bastard, figlio maggiore di Ol’ Dirty Bastard (e quindi parente di Rza e Gza), assolutamente identico al padre sia come aspetto che come voce. Si unisce al gruppo durante Shame on a ni**a lasciando tutti increduli. Energico e con ottima presenza scenica interpreta al meglio Shimmy shimmy ya e Got your money stupendo anche Raekwon che, dopo aver sentito il suo verso in Da mystery of chessboxin ‘, va a complimentarsi calorosamente con lui.

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Il wu tang dà al pubblico ciò che il pubblico vuole.

Arrivano quindi Tearz, Protect Ya Neck e Wu Tang: 7th Chamber (qui Ghostface Killah magistrale). Rza parla del “Wu tang clan district” e della violenza nelle strade prima che venga lanciata Winter Warz (dove a brillare è Cappadonna). Can it all be so simple, Cream e ain’t nothing to fuck with vengono cantate a memoria dal pubblico in delirio.

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La seconda metà del live vede il Clan allontanarsi dalle canzoni dal loro album di debutto. L’ambiente si calma un po’ e la folla, che da un po’ aveva iniziato a pogare e agitarsi, può riposare cullato dalle liriche degli album solisti. Duel of the iron mic e la quarta camera di GZA anticipano Ice cream di Raekwon. Seguono RZA che interpreta Come together dei beatles e i pezzi di ODB. Reunited e It’s yourz stendono il tappeto rosso per il gran finale con Gravel Pit.

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Per chi non ha vissuto i grandi concerti degli anni 90′ e primi 2000 il “gods of rap tour” può essere un’ ottima occasione per vedere finalmente tre gruppi storici alternarsi sullo stesso palco. Certo gli artisti non hanno più 25 anni, ma è sicuramente di più quello che rappresentano e che sono in grado di trasmettere di quello che hanno perso a livello di energia sul palco. Per chi quei concerti li ha vissuti il “gods of rap tour” può essere un’ottima occasione per salutare dei vecchi amici.

Nota riguardo a Dj Premier: nonostante durante il suo set abbia passato solo tracce famosissime, è riuscito a interpretarle a modo suo cantando e scratchando insieme al pubblico amplificando l’energia di pezzi come the next episode, jump around e nas is like.

Nota riguardo a Ghostface Killah: troppo troppo troppo forte.

Nota riguardo a Dj Allah Mathematics e Dj Lord: con 2 minuti a testa di show personale hanno tenuti gli occhi di tutti fissi sul megaschermo ad ammirare scratch e vere e proprie giocate da
circo.

Nota riguardo a RZA: se c’è un guru dell’hip hop non è sicuramente Kanye West.

-credits for the photos: hotpress.com

David Lewin Autore

David Lewin
Nato e cresciuto a Firenze con il pallone tra i piedi e il suono di New York in testa.

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