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Mi innamorai definitivamente di Banksy quando vidi la sua opera sul muro di separazione tra Israele e la Palestina. Il nostro è da sempre un mondo di simboli e continuerà ad esserlo, siamo obiettivamente troppo stupidi per fare a meno delle icone. Abbiamo a che fare con la realtà però, quindi siamo in grado di…

Jorit arrestato in Israele

Scritto il 29/07/18 da Filippo Colivicchi

Mi innamorai definitivamente di Banksy quando vidi la sua opera sul muro di separazione tra Israele e la Palestina. Il nostro è da sempre un mondo di simboli e continuerà ad esserlo, siamo obiettivamente troppo stupidi per fare a meno delle icone. Abbiamo a che fare con la realtà però, quindi siamo in grado di sfruttare tutto ciò anche a nostro vantaggio: un’azione contro un simbolo diventa facilmente un gesto eroico, sostituisce il simbolo stesso. Per questo quando vidi quel murales che raffigurava uno squarcio nel muro, dal quale si intravedeva un ameno paesaggio (insomma esattamente l’opposto di ciò che c’è veramente dall’altra parte) esultai dentro di me. Mi dissi “se sei abbastanza ninja, ti può bastare una bomboletta per sbeffeggiare anche il colonialismo”. Quel muro orrendo è, per me, il simbolo peggiore della storia contemporanea e quel graffito di Banksy l’aveva intaccato.

Jorit non è stato abbastanza ninja in questa grande truffa della libera espressione. Anche lui andava a dipingere quel muro, a dare gli ultimi ritocchi per essere precisi. È stato arrestato dall’esercito Israeliano a Betlemme insieme ad un altro italiano. Non credo che sarà attivata una campagna in stile marò dal nostro governo, spero di sbagliarmi. Lo stesso writer partenopeo ha dato l’annuncio e pubblicato una richiesta di assistenza, ognuno aiuta a modo suo e noi possiamo farlo con l’informazione.

Caratteristica di Jorit, oltre all’iperrealismo dei ritratti con uno stile che ricorda l’attenzione classica al volto umano del tardo rinascimento e il gigantismo un po’ michelangiolesco, è quella di dipengere sui volti dei suoi soggetti due linee rosse su ogni guancia. Rifacendosi ai riti africani, in cui esse simboleggiano il passaggio all’età adulta, egli ha costuito l’idea della “Human tribe” dando stessa dignità ai tanti rapper famosi e ai passanti che lo hanno ispirato, meritandosi di diventare arte per mano sua. Stesso risalto a tutti, quindi, stesso mondo, stessa tribù. Un saggio cinese direbbe “sotto un unico cielo”.
Sappiamo tuttavia che molto non vi vogliono stare nella tribù degli uomini, sotto le stesse stelle. Per questo costruiscono simboli, per questo innalzano muri che i nostri capi tribù cercano di distruggere e ridicolizzare. Come?
Con la bellezza e la propria pelle ovviamente.

Questo è un messaggio a tutta la tribù umana ragazzi. Spargete il verbo, l’arte e fate lo sforzo più piccolo possibile, ma fatelo. Come me che sto scrivendo questo articolo su un fazzoletto perché ho il telefono scarico. E mentre fate tutto questo, siate ninja. Yo!

Filippo Colivicchi Autore

Filippo Colivicchi

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