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Le notizie sulle nuove uscite mi arrivano per caso, come se non le cercassi. Mi vengono a cercare. È sempre stato così, da quando ho scoperto l’hip hop: info su info che arrivavano dai canali più disparati, articoli su giornali o video in TV piuttosto che incontri per strada. Oggi non seguo canali riservati alla…

I Nonverserrorist ci presentano Destinesia

Scritto il 17/05/18 da Mirko Psaiko Monti

Le notizie sulle nuove uscite mi arrivano per caso, come se non le cercassi. Mi vengono a cercare. È sempre stato così, da quando ho scoperto l’hip hop: info su info che arrivavano dai canali più disparati, articoli su giornali o video in TV piuttosto che incontri per strada. Oggi non seguo canali riservati alla stampa per individuare uscite meritevoli d’attenzione, semplicemente perché la musica che mi piace me la consiglia gente di fiducia. E infatti, l’assist per questo pezzo mi è arrivato tempo fa dal buon Paolo del Kemp.

Nonverserrorist a.k.a. Skid e DoubleJay, fuori con l’album “Destinesia”, ossia una sorta di amnesia relativa al percorso compiuto per arrivare alla meta. Qual è stato il vostro percorso per arrivare fino a qui?

(SKID) Il mio percorso comincia e continua col rap. La scrittura è il mio modo di stare al mondo, lo strumento che utilizzo per determinarmi e il rap mi consente di farlo nella maniera più vera e artistica allo stesso tempo. Ho conosciuto l’Hip Hop innamorandomi del writing e studiando sono venuto a conoscenza di ciò che la Cultura ha regalato al mondo intero. Sono cresciuto nella periferia della provincia barese, senza tante prospettive ma con la fame e l’inventiva a svoltarti le giornate, l’Hip Hop mi ha regalato i colori e i suoni e io cerco di ricambiare mettendoci tutto l’impegno possibile.

(DOUBLE JAY) Il mio percorso è iniziato conoscendo il rap ed il beatmaking nel 2004. Dopo qualche anno di sperimentazione ho confermato la mia esigenza di esprimermi attraverso queste due discipline che hanno formato la mia personalità artistica e la mia cultura musicale. Crescendo e vivendo la realtà della provincia barese, ho dovuto sin da subito constatare la quasi totale assenza di prospettiva, di alternative e di punti di svolta. L’Hip Hop mi ha dato la possibilità di essere diverso dandomi i mezzi per tirarmi fuori da un contesto stretto dunque soffocante.

Nel titolo dell’album leggo una non tanto velata critica alla scena attuale, quasi a chiedersi come siamo arrivati a questo punto. Secondo voi qual è la situazione attuale della scena e qual è stato il momento topico nel quale si è persa la memoria del viaggio?

Il nostro sguardo è rivolto principalmente alla situazione italiana, nella quale il rap è stato sdoganato come linguaggio musicale, ma il processo attraverso il quale ha compiuto questo percorso ha fatto sì che si discostasse profondamente dall’Hip Hop, facendo leva su linguaggi e tematiche più vicine alla cultura pop e perdendo la sua forza originaria. Il momento di svolta, probabilmente, è coinciso con il coinvolgimento delle major discografiche nel processo creativo dei dischi di metà anni 2000, quando sono stati propinati modelli e personaggi ascrivibili ad una “scena rap”, ma non riconducibili alla Cultura Hip Hop. Oggi viviamo un momento di grande offerta discografica, ma gli artisti capaci di produrre musica potente e con un valore oggettivo rimangono nell’ombra, perché è molto più semplice gestire personaggi che hanno come fine ultimo quello di vendersi come prodotti.

Il disco si apre con “Desert of Fire” e con gli scratch di DJ Argento. Il brano suona come un intro, richiamate l’attenzione dell’ascoltatore preparandolo all’ascolto dell’album. È rischioso partire con un brano del genere, carico e potente, schiacciando play ci troviamo sotto il fuoco delle vostre rime, e ci si aspetta che il clima dell’intero album sia rovente come il deserto. È stata una scelta calcolata o no?

Il beat ha un intro perfetto per portare l’ascoltatore nel nostro mondo e condurlo nel viaggio di Destinesia, appena Jay l’ha prodotto abbiamo capito subito che sarebbe stato la porta di ingresso ideale, gli scratch di Argento hanno aggiunto potenza, accendendo la miccia. La scelta del flow e l’immagine che descrive due guerrieri pronti a viaggiare verso il proprio terreno di battaglia, rappresentano lo spirito col quale è nato tutto il progetto Nonverserrorist.

Secondo brano, “We Do It”. Dalle prime note sembra un brano dei M.O.P., mi gasa già! Mi ci vedo già con questa canzone a palla in macchina coi finestrini abbassati! Questa è una di quelle canzoni che io chiamo stimola fotta: ti danno la carica e la voglia di fare! Quanta energia mettete nella creazione di un brano?

Cerchiamo di lasciarci ispirare sempre dalla musica. Sono i suoni a suggerirci le tematiche e il mood, l’energia profusa è sempre tanta, altrimenti non partiamo neppure. Il nostro lavoro comincia dall’ascolto e procede nella scrittura. In studio, durante le sessioni di registrazione, abbiamo ben chiaro il quadro e a quel punto tutta l’energia viene convogliata nell’interpretazione del brano, diventando la nostra espressione più reale.

Si passa a “Loneliness”: brano più riflessivo ma non per questo meno carico, con le vocine velocizzate a condire la base ed il ritornello cantato (da chi?). Cos’è questo senso di vuoto di cui parlate?

Il ritornello è composto, scritto e interpretato da DoubleJay. Il senso di vuoto è quello che ci becca in pieno quando ci fermiamo a guardarci attorno e sentiamo di essere soli. Nel corso degli anni stiamo imparando a fare della solitudine un valore aggiunto, cerchiamo di sfruttarne l’eco per poter ascoltare bene ciò che abbiamo dentro. Giocare da soli, non riuscire a fidarsi delle persone, prendere atto delle delusioni continue, diventa per noi uno dei colori presenti capaci di dipingere i toni oscuri della nostra musica. Come facevamo da bambini, affiniamo la creatività e la fantasia stando soli.

Con “1984”, il richiamo a Orwell è chiaro. La guerra al capitale, alla casta e ai padroni è aperta, proprio perché questi vorrebbero che ci mordessimo l’un l’altro. Quali sono gli aspetti di questa società malata che vi hanno ispirato un pezzo del genere?

Alla base delle tragedie che accadono c’è la brama di potere. La lotta per la supremazia economica e politica. È sempre stato così da quando esiste l’uomo, la differenza è che oggi abbiamo a disposizione una mole di informazioni tale che non è possibile restare indifferenti, lasciare che le cose accadano e ci coinvolgano senza prendere posizione. L’Arte è lo strumento più alto che possiamo sfruttare per stigmatizzare tutta la barbarie e creare qualcosa dal nulla. Abbiamo una forza dirompente a disposizione e l’obbligo di metterla al servizio di tutti, in particolare dei ragazzi più giovani. Bisogna schierarsi e confrontarsi, perché rimanendo in silenzio facciamo il gioco di chi ci vuole al proprio servizio, per prima cosa togliendoci la nostra coscienza critica.

Quinto pezzo, “Rugged and Raw”, accompagnato anche da un video. Oh, non mollate un colpo, mantenete le promesse dell’intro!!! Come avviene il vostro processo creativo?

La scintilla è sempre il beat. I suoni di un sample, una batteria, un basso. Se non sentiamo la vibrazione potente dei suoni non parte nulla. Abbiamo la pretesa di definirci musicisti, dunque al centro di tutto c’è la musica. Raramente scegliamo una tematica da affrontare senza avere le idee chiare sul suono.

“Mic check”: classicone hip hop, questa è una anthem!!! Altra collaborazione con Argento: come è nato questo rapporto di stima reciproca?

Conosciamo Argento da tanti anni e ci siamo sempre confrontati con lui riguardo la nostra musica. La sua visione ha completato nella maniera più potente i pezzi nei quali abbiamo collaborato, perché sapevamo fin da subito che avevamo tutti e tre il mirino puntato nella stessa direzione. Speriamo di avere tante occasioni di suonare insieme, poiché crediamo che i live siano il nostro habitat naturale, quello capace di trasmettere davvero l’energia di Destinesia.

Title track, “Destinesia” per l’appunto. Mi stanno prendendo i crampi al collo a forza di tenere il tempo con la testa!!! Beat che porta via, rap con un flow tremendo, ritornello cantato ma non stucchevole! Che mi dite di questo brano?

Questo è uno dei brani che è nato in maniera più spontanea, naturale. È il pezzo più lirico, abbiamo portato tutta la nostra visione poetica del rap e abbiamo voluto esprimerci cercando la forma più alta che avessimo a disposizione. Le immagini allegoriche sono tante e funzionali a raccontare a chi ascolta cosa crediamo si possa fare per uscire dalla sensazione di smarrimento nella quale siamo piombati, come generazione. Ognuno può diventare padrone del proprio destino, a patto che scelga di esserlo e combatta davvero per esserlo.

“Click bang”, dalle prime note siamo in new Mexico, poi parte il beat: siamo cowboy del vecchio west, chi sono i protagonisti del duello?

Il basket è una delle passioni che ci accomuna e abbiamo voluto sceglierla come metafora delle responsabilità che la vita ti impone, come individuo e parte di una collettività. Le scelte che compiamo condizionano la vita nostra e di chi ci sta vicino, per questo bisogna avere una strategia e scegliere se essere gregari o leader, se prendere un tiro, anche forzandolo o scaricare la palla al compagno smarcato. Per rappresentarci abbiamo scelto due grandissimi atleti, entrati nella leggenda per la loro personalità e il loro carisma, prima ancora che per il talento: Pete “Pistol” Maravich e Tracy “T-Mac” McGrady.

“Maschere di cera”, quelle che indossa la gente per uniformarsi alla massa e che voi rifiutate di indossare. Come possiamo sciogliere quelle di chi ci circonda?

Innanzitutto provando davvero a conoscere le persone che abbiamo di fronte. A volte chiamiamo fratelli persone che frequentiamo, con le quali condividiamo esperienze, ma che non conosciamo affatto. La superficialità nei rapporti è la causa principale di delusione, per questo noi continuiamo a non indossare troppe maschere, sperando di incontrare tanti volti.

“Anthem”, a ribadire i concetti di poco fa! Qui si abbandonano i suoni più musicali dei ritornelli cantati lasciando il ritornello alla voce di Kaos scratchata da DJ Argento. Hit underground, hardcore puro! Un outro perfetto, dove l’energia che ha regnato nei brani precedenti si trasforma in elettricità, manda tutto in cortocircuito e genera il blackout durante un’eclissi totale di sole. Un outro, appunto, a prepararci per quello che ci attende là fuori. Appunto, che c’è là fuori?

Temiamo ci sia la disillusione. Non crediamo più che certe cose possano accadere, che ci sia meritocrazia, che il talento e il duro lavoro paghino. Gli sconvolgimenti sociali ai quali siamo sottoposti ci hanno costretto alla precarietà e anche la musica non punta più all’eterno, ma all’immediato. All’effimero che dura quanto un respiro. Ci stiamo convincendo che tutto sia qui e ora, che si debba sempre pensare al momento. Il consumo è la parola chiave. Non c’è progettualità, ma occasione per ottenere il massimo col minimo. Da questa prospettiva nasce il nostro dissenso per ciò che il rap è diventato. Anch’esso schiacciato e compresso nella logica del mercato, dell’offerta e della domanda, diventando strumento di resa e non di lotta.

Molti dei brani dell’album hanno titoli in inglese, nonostante i testi siano tutti in italiano. È stata una scelta studiata o la penna ha scritto naturalmente quei titoli?

Sono riferimenti ad altri artisti, a dischi che abbiamo ascoltato durante la scrittura, film e libri che ci hanno ispirato. È confluito tutto nell’amalgama del progetto, ogni cosa presente ha contribuito a creare ciò che siamo oggi. I titoli sono stati la didascalia più efficace per ciascun brano.

A parte DJ Argento, nell’album troviamo solo voi senza nemmeno un featuring. Perché questa scelta?

Abbiamo voluto far quadrato intorno a noi per poter esprimere completamente ciò che sentiamo. Le collaborazioni devono essere un valore aggiunto e non nascere solo dalla stima verso altri artisti e per evitare di perdere il fuoco di ogni singolo pezzo, abbiamo deciso di lavorare da soli. Ci conosciamo da tantissimi anni, ma solo adesso abbiamo maturato l’idea di lavorare ad un progetto interamente nostro, pertanto volevamo che ci rappresentasse davvero.

Un’ultima domanda: cosa rappresenta l’hip hop oggi per i Nonverserrorist?

L’Hip Hop è la Cultura che ci alimenta, ci ispira, ci dà una direzione non solo nell’arte ma nella vita di ogni giorno. Le scelte che compiamo sono naturalmente veicolate attraverso i suoi valori. Per questo quando approcciamo alla scrittura lo facciamo tenendo a mente che tutto questo è più grande di noi, va oltre l’obiettivo personale e sopravvive a noi. Non conoscere ciò che l’Hip Hop ha contribuito a creare, non provare nemmeno a capire cosa sia, ma sfruttare alcuni dei suoi linguaggi per fini personali e non collettivi equivale a distruggerne il valore. Per questo molte delle espressioni che vengono assimilate ad essa non la rappresentano affatto, perché frutto di una scelta superficiale, se non addirittura maliziosa e venale.

Tuttavia l’Hip Hop è sempre vivo, non soccombe a tutto questo, ma si rafforza e prende forma nell’impegno di chi lo vive e ne rispetta la grandezza. L’Hip Hop è nelle opere di grandi artisti e di ragazzi sconosciuti di provincia, nell’attivismo locale ed in quello su scala mondiale, nei teatri più prestigiosi come sotto i portici delle nostre città. Non si tratta di ciò che possiamo fare in senso assoluto, ma dello spirito che muove le nostre scelte.

Per ascoltare “Destinesia” in digitale: Clicca qui

NB: State connessi che giovedì prossimo 24/05 sarà fuori anche il video di “Anthem”!

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Mirko Psaiko Monti Autore

Mirko Psaiko Monti
Geometra. Mi trovi a Gallicano, Lucca, a casa con moglie e bimba. Oppure in catasto. Psaiko è l'alter ego hiphoppas che scrive e disegna di tutto.

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