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Chi mi conosce lo sa. Non sono una persona a cui piace stare sotto i riflettori, né tantomeno uno che vuol dire alla gente cosa fare, sebbene abbia le mie idee, i miei valori e le mie convinzioni. Mi è stato proposto di continuare a fare ciò che faccio, ma su scala più ampia, candidandomi…

Mi sono candidato

Scritto il 2/02/18 da Omar Rashid

Chi mi conosce lo sa.

Non sono una persona a cui piace stare sotto i riflettori, né tantomeno uno che vuol dire alla gente cosa fare, sebbene abbia le mie idee, i miei valori e le mie convinzioni.

Mi è stato proposto di continuare a fare ciò che faccio, ma su scala più ampia, candidandomi alle prossime politiche da indipendente (ripeto, da indipendente) con la Lista Insieme e dopo tantissimi dubbi e altrettante resistenze (la mia prima risposta è stata “ma siete sicuri?”) alla fine ho accettato.

Non ho nessuna voglia di chiedere o convincere nessuno (non l’ho mai fatto neanche quando il mio lavoro consisteva nel dover vendere i miei prodotti) perché penso che i fatti siano molto più importanti delle parole e personalmente mi ritengo una persona più pragmatica che teorica.

Ci tengo a sottolineare la stima nei confronti delle persone che mi hanno offerto questa opportunità e dato che ho deciso di espormi, mi sento in dovere di scrivere le motivazioni che mi hanno spinto ad accettare e ciò che vorrei fare.

Appartengo alla generazione che ogni mattina si alza con l’incertezza di conquistarsi un briciolo di certezze. Per l’oggi e, soprattutto, per il futuro.

Tuttavia, a modo mio, mi ritengo fortunato perché ho avuto in sorte di nascere in una famiglia che mi ha fatto crescere in una visione cosmopolita e, quindi, priva di pregiudizi e steccati discriminatori.

Sono nato in Iraq, ma vivo in Italia dall’età di quattro mesi: grazie ai miei genitori prima, e al percorso personale di studio, lavoro e relazioni poi, ho avuto l’opportunità, anzi direi il privilegio, di entrare in contatto con la cultura e le visioni di donne e uomini provenienti da oltre cento Paesi del mondo.

Per questo non fatico per niente ad immedesimarmi nella convinzione che l’unica razza che si può evocare è quella umana. Che le differenze etniche, culturali, religiose rappresentano la ricchezza di ogni incontro e non la minaccia che alimenta la paura, da sempre strumento di ricatto e manipolazione per realizzare le condizioni del dominio e del potere.

Personalmente penso di essere l’esempio vivente dell’integrazione e dell’insensatezza dei confini (come ho avuto modo di affrontare nel documentario No Borders), in quanto nonostante le mie origini mi ritengo un Fiorentino Doc con la passione per il lampredotto e la Fiorentina (quella viola e quella con l’osso).

Mio padre (laico di famiglia islamica, attualmente Segretario Generale della Scuola Fiorentina di Alta Formazione per il Dialogo Interreligioso e Interculturale che aprirà a primavera) e mia madre (di fede cattolica) mi hanno lasciato la libertà di scegliere il mio percorso spirituale che paradossalmente è ricaduto su una terza via, il buddismo, che mi ha insegnato l’importanza dell’assumersi la responsabilità.

Proprio per questo motivo, di fronte all’opportunità di prendersi una responsabilità così grossa ed importante, non me la sono sentita di tirarmi indietro.

Amo la libertà in tutte le sue forme e credo nella condivisione delle esperienze che sprigionano creatività e desiderio di un futuro migliore del tempo che viviamo, ferito e umiliato da un’idea di politica associata solo alla smania di potere che alimenta e aggrava le diseguaglianze violentando quotidianamente i principi elementari della giustizia e delle pari opportunità attraverso le forme della corruzione, del clientelismo e dell’iniquità sociale.

Anche per questi motivi ho sperimentato, nel corso degli anni, esaltanti forme di associazionismo generazionale nel comune obiettivo di creare nuove occasioni di lavoro e di virtuosa contaminazione creativa, realizzando a Firenze una delle prime esperienze di co-working con Multiverso, un circolo musicale con il Logic e molte iniziative che promuovano la subcultura underground con Gold e con il documentario Street Opera.

Straordinarie occasioni che mi hanno consentito di incrociare le visioni di tante intelligenze e competenze, dall’arte nelle sue varie forme alle nuove tecnologie, dalle ultime frontiere del design e dell’architettura alla difesa delle grandi tradizioni italiane nell’eccellenza della moda e dell’enogastronomia.

E così mi sono rafforzato nella convinzione centrale costruita nel corso della vita: ovvero che le sfide aperte oggi, come ieri, dall’avvento della nuova rivoluzione industriale, o meglio tecnologica, nota ormai come economia 4.0 e delle sue incerte prospettive occupazionali e sociali, si vincono non attraverso l’isolamento narcisista di una realtà virtuale (tema a me molto caro), ma con la forza dello stare insieme in una realtà sostanziale fatta di condivisione e obiettivi comuni.

Ecco perché considero la parola Insieme la chiave di interpretazione della nostra contemporaneità. Ecco perché mi riconosco nelle idee e nei programmi della lista che al significato di quella parola vuole e deve dare un contenuto capace di dare forza al percorso politico che intende intraprendere. E del quale vorrei far parte.

Tante altre idee mi passano per la testa e per il cuore, spero di non tradire la fiducia che penso essermi conquistato negli anni, ma d’altra parte nutro ancora una speranza per la nostra generazione, bistrattata da anni di politiche miopi e/o fuori dalla realtà.

Non garantisco soluzioni, ma sono sicuro che saprò rappresentare il punto di vista della giovane creatività italiana indipendente, un tempo un fiore all’occhiello, oramai solo una nota a margine

Ci provo!

Omar Rashid Autore

Omar Rashid
È il gran capo e fondatore di GOLD,‭ ‬scrive di tutto e gestisce‭ ‬il circo dei cervelli di questo splendido progetto.‭