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Reportage: le verità nascoste dell’Expo 2015



Quando dico che sono stato a Expo, a Milano tutti mi chiedono subito: ma ne vale la pena?

Perché è questo non si capisce dai reportage, dalle foto, dai servizi del telegiornale se è un’inutile baracconata o un’occasione interessante, vale dunque la pena di andare all’Expo?

La prima cosa che mi sento di dire è che è tutto organizzato meravigliosamente bene, dai trasporti alla pulizia, dal personale alla qualità dell’evento Il nostro bel paese ha una manifestazione impeccabile degna e fiera. E lo noti anche dall’entusiasmo con cui le persone lavorano ad Expo.

Detto questo, getto le mie impressioni a caldo, e poi sta a voi trarre le conclusioni, se ne vale la pena o no di visitare Expo 2015.

Cibo. Cibo confezionato per lo più, cibo buono, cibo venduto da tutto il mondo. Tanto cibo italiano, tante, troppi brand. I gelati algida ovunque, non lo voglio il cornetto con il suo refrain “Buon viaggio” che mi ha tartassato tutta l’estate. Expo 2015 a Milano è la Disneyland del cibo. Oppure la Gardaland dell’architettura.

Architettura, a volte è minimale, basica, come la sabbia del Kuwait o lo stand a botte dell’Ungheria, a volte rindondate come il Vietnam o il “cappello” tailandese. Architettura che colpisce, architettura talvolta vuota. Il padiglione Thayland è bellissimo: nel cinema 3D si mostrano le varie attività avviate dal re in 50 anni di governo nel campo dell’agricoltura. Personalmente ignoravo che la Thailandia fosse una monarchia, per dire e dopo aver visitato il padiglione vieni accompagnato da nello shop e credetemi sono in pochi a resistere nel comprare qualcosa di buono. Poi esci e alla tua destra c’è il padiglione dei salumi Beretta e ti domandi il perché.

Che senso hanno i padiglioni di Beretta, Baci Perugina, Tim o i trattori New Holland?

Padiglioni assurdi, padiglioni inutili (uno per tutti quello cinese) e file immense per entrare. Per il padiglione giapponese la fila è di due ore e mezzo e il cartello avverte che l’esibizione dura 50 minuti. Che diamine ci sarà dentro?

Altra domanda che mi pongono spesso è: quanto tempo ci vuole per vedere tutto l’Expo? Secondo me troppo tempo.

Nonostante questo ci sono concerti, spettacoli, balletti… interessanti o meno, Expo è in continua attività.

Alcuni padiglioni sono praticamente dei tourist office o dei ristoranti. Altri delle pure contradizioni. Al padiglione Belgio vendono delle buonissime patatine fritte congelate (non si può avere tutto) con delle salse assurde. Al notevole padiglione degli Emirati Arabi il personale è vestito da sceicco con Rayban neri e baffoni, come nei peggiori film o nel video di Rock the casbah dei Clash. Per il resto tutto il padiglione cerca di informarti come il paese è interessato all’ecologia, le protagoniste del video sono tutte donne, in una nazione dove le donne non possono guidare una macchina, mi sembra una contraddizione!

Nel padiglione svizzero c’è un bel progetto sulla sostenibilità del cibo, in pratica “Ce n’è per tutti?”. Su quattro torri contengono scatoloni di quattro tipologie di cibo (caffè, mele disidratate, sale e bicchieri d’acqua), il cibo è a disposizione di tutti e tutti possono prendere quanto ne vogliano, via via che il cibo diminuisce il piano della torre scende e… si lasciano gli scaffali vuoti. Il cibo non viene rimesso fino al mese successivo, sta alla gente decidere se rinunciare a portarsi via uno scatolone intero o fregarsene di chi verrà dopo a Expo.

Alcuni padiglioni di paesi più poveri o forse meno interessanti (penso allo Yemen presente in Expo e coinvolto in una guerra di cui nessuno praticamente parla) hanno padiglioni piccolissimi, praticamente una stanza, dove vendono delizie locali, o il loro junk food a kmquasizero e poi vasellame e bigiotteria. Ma d’altronde anche il già citato blasonato Belgio oltre ali cioccolatini e biscotti vende gioielli in oro e pietre preziose. Ma il tema non era “nutriamo il mondo”?

Retorica e stupore, ma anche spettacoli e cibo da tutto il mondo, tra finzione e realtà, Expo forse oggi rappresenta una buona metafora della nostra situazione internazionale.