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KANYE 2020
Rap

Per Coen ne vale ancora la pena



“Vale la Pena” è il nome dell’ultima fatica musicale di Coen, il disco (Link Spotify) è stato pubblicato il 26 Dicembre 2020 per Mo’ Fire Mvmnt ed è stato mixato e masterizzato da Dj Over all’Under Studio di Parma.

Il disco è composto da 8 brani e da due “skit”. Otto tracce in cui Coen, nelle vesti di narratore protagonista, si racconta agli ascoltatori; e due “skit” composti da alcuni messaggi vocali che il rapper ha ricevuto da colleghi, compagni ed amici.

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“Vale La Pena” – Coen

Tracklist

  • “Introduzione” (Prod. Rahstrada)
  • “Vale La Pena” (Prod. Coen)
  • “Solo Sull’Assolo” (Prod. Rahstrada)
  • “Skit” (Trais, Don Plemo, Dj Over, Don Diegoh, Gringo Loco, Asso, Rashid e Kento)
  • “Scrivo Ancora” ( feat. Dj T-Robb) (Prod. Zesta)
  • “Prossima Fermata” (Prod. Dave Gringo)
  • “Skit” (Moder, Dank, Crazy Kid, Santiegaz e Dhap)
  • “Dedalo” (Prod. Don Plemo)
  • “Lettera Alla Musica” ( feat. Crazy Kid) (Prod. Rahstrada)
  • “Fine” (Prod. Rahstrada)

“Vale la Pena” è il terzo disco di Coen, un progetto che esce a distanza di 2 anni dal suo ultimo album “Freccia Rossa”. Il disco, pubblicato a fine 2020, arriva in un momento ancora particolare per tutti, e, a mio avviso, rappresenta una sorta di sfogo espresso da Coen.
Nelle 8 tracce che compongono il disco infatti il rapper performa e si racconta agli ascoltatori, esponendo il proprio punto di vista e raccontando le sue esperienze in una maniera che risulta talmente naturale da essere palpabile.
Si vede che Coen vive il rap in maniera differente rispetto a molti rapper, investito ancora dalla forza della Cultura Hip Hop nella sua totalità.

Il disco è un “Un viaggio, dentro il viaggio, dentro i viaggi” metaforico all’interno del mondo Coen. “Vale la Pena” è un titolo che sintetizza perfettamente il messaggio che il rapper, di origini fiorentine, ma parmigiano d’adozione da qualche anno, vuole trasmettere a chi ascolta.
Un viaggio abbastanza introspettivo, raccontato tramite storytelling composti da barre e metriche vecchia maniera; accompagnate da un sound davvero interessante e coinvolgente fornitogli dai vari producers che hanno partecipato al progetto.

Vale la pena continuare a portare avanti un certo tipo di approccio alla società ed alla musica, vale ancora la pena farlo, lo ha sempre fatto. Questo è quello che mi trasmettono le parole di Coen con questo progetto. Nelle tracce, la fatica, il fantomatico struggle, che Coen ha fatto come MC e che continua a fare in questa direzione è palpabile; rappresentando per lui, forse, uno dei modi, se non l’unico, per liberarsi realmente da alcuni pesi, per sfogarsi.

Il disco necessita sicuramente un bel po’ di ascolti, e sicuramente di un certo gusto per un certo tipo di Hip Hop, per essere compreso ed apprezzato pieno. Ma forse è giusto che sia così, dal momento che qui l’impronta della cultura è davvero evidente.

Ho colto l’occasione per scambiare qualche chiacchiera con Coen, che conosco da qualche anno, riguardo a questo suo ultimo disco, ma non solo.


Ciao man, “Vale la pena” è fuori da un paio di mesi ormai. Ad oggi, a posteriori, cosa ti soddisfa maggiormente di questo disco?

<< Bella man! Cosa mi soddisfa maggiormente?
Mi soddisfa l’idea che ci sia gente, come te, che cerca di capirlo e comprenderlo, non lasciandoselo alle spalle dopo un ascolto… All’intero del disco c’è tanto, forse troppo di me.
Paranoie, pensieri… E sapere che dopo mesi c’è ancora gente che lo ascolta e si immedesima per me è già più di una grande soddisfazione. >>

Ho l’impressione che questo disco sia nato perché dovevi realmente farlo, che ti mancava farlo, come manca un bisogno primario. Qual è stata la cosa più “liberatoria” di questo disco?

<< Penso che la maggior parte di noi abbia bisogno di esprimersi e raccontarsi in tutti i modi possibili, tramite qualsiasi forma d’arte, ognuno ha il suo. Sono più di dieci anni che continuo a scrivere e ad esprimermi, e sono sempre dell’idea che per scrivere e raccontare devi vivere e vivere di esperienze, e che ogni cosa abbia il suo tempo.
La cosa più liberatoria sicuramente è stata il vivermi la fine di un percorso; e poter condividere questa mia esperienza con chiunque voglia salire su questo treno e farsi un viaggio con me. >>

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Coen (foto di Andrea Calistri)

Come è stato tornare a lavorare ad un album dopo circa 2 anni e pubblicarlo in un momento storico così difficile?

<< È un periodo difficile, purtroppo la situazione non ci permette di poter costruire situazioni o di poter presentare il proprio lavoro dal vivo; togliendoci l’opportunità di premiarci e divertirci per il tempo dedicato ai progetto conclusi. Ma questo disco l’ho voluto fare uscire lo stesso.
Perché avevo bisogno di raccontarmi e perché penso che in un periodo come questo appunto, tutti abbiano più bisogno di musica e magari di sentirsi più leggeri; per non sentirsi soli ma parte di un qualcosa.
Il tempo per presentarlo a giro ci sarà. >>

Negli ultimi anni è cambiato molto di quello che gravita intorno alla musica rap, come la pubblicazione, basta pensare alla rivoluzione dei portali streaming, la promozione e lo stesso pubblico.
Come ti sei trovato e ti trovi in queste nuove dinamiche?

<< Bella domanda… Parto col dirti che sono sempre stato fuori dalle attenzioni per le pubblicazioni e le loro varie dinamiche.
Sono cresciuto quando le pubblicazioni c’erano, ma le dinamiche di promozione erano gli open mic e le jam.
Ho sempre cercato di fare musica come mi pareva, con i tempi che volevo; senza stare troppo a pensare all’industria musicale o a ciò che possa girarci intorno. Non me ne è mai fregato un cazzo.

Ho sempre cercato di fare musica come quella che mi sono sempre ascoltato “sospesa nel tempo”.
Dove non ci sono limiti né scadenze per ascoltarla, e, sopratutto, dove la musica non invecchia ma rimane giovane.
Oggi siamo tutti attenti a quanto ci metti a fare uscire musica ed a quante pubblicazioni e post fai; perché come artista altrimenti scompari, come se fossi fumo, se non alimenti quel tipo ti fuoco.
Tutto triste, molto triste.
Io mi trovo, come sempre, fuori da questi giri, dove la gente a cui piace l’Hip Hop sa. Voglio citare mio fratello Willie chiudendo il discorso,
“Io resto nessuno, tu conquisti masse, a me basta cambiarne uno.” >>

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Willie DBZ, Tornado (Esercito Ribelle), Asso e Coen (foto di Andrea Calistri)

Chi ti conosce sa quanto tu sia innamorato dell’Hip Hop, in tutte le sue forme. Oltre a rappare scrivi anche il tuo nome, ed in passato hai organizzato moltissime jam ed eventi in ogni tipo di posto.
Oggi hai un negozio di streetwear in un altra città, nel quale appena è possibile organizzi eventi, dj set, sketching session e molto altro.
Cosa ti ha convinto, e continua a farlo, sul fatto che ne valga ancora la pena?

<< Per me ne è sempre valsa la pena.
Sono cresciuto con l’Hip Hop, sono cresciuto con le lettere ed i colori, con il puzzo di certi tipi di locali e dei binari della stazione. Fa parte di me.
Ho conosciuto persone veramente straordinarie, esempi di vita, persone che ho ammirato a tal punto da voler essere, magari, come loro un giorno.

Ho subìto anche dei grandissimi colpi in questi anni.
Ma grazie alla musica ed alle persone che gravitano intorno ad essa è stato tutto più semplice. Penso che l’Hip Hop sia la cosa più bella che una persona possa incontrare; ma, alcune volte, alcune persone che sono all’interno della cultura fanno schifo e la rovinano.
“Il mondo è un bel posto, e vale la pena di lottare per esso. Condivido la seconda parte”. >>


La traccia “Scrivo Ancora” ( feat. Dj T-Robb) è stata presente in Keep Playin’, la Rap Radio Playlist di Goldworld.