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Candeggina e disastri naturali: il Live Action di Bleach



Nella giornata di oggi, inaspettatamente*, Netflix ha reso disponibile sul suo catalogo internazionale il film live action -con doppiaggio italiano- tratto dal manga Bleach, di Tite Kubo.

Bleach nasce dalla matita del mangaka di Hiroshima nel 2001 e continua fino al 2016, lasciando i fan con l’amaro in bocca per un finale affrettato e scarsamente apprezzato. Ma all’apice della sua serializzazione ha fatto per parecchio tempo parte dei cosiddetti “Big Three” del fumetto del Sol Levante, assieme a Naruto e all’immancabile One Piece.

Per parecchio tempo si era vociferato di un interessamento da parte della Warner Bros, culminato con l’acquisto dei diritti di sfruttamento di un ipotetico live action, opera che si è poi concretizzata nel 2018, con una release spezzettata fra home streaming e sale cinematografiche (prettamente giapponesi e, in alcuni casi, americane).

In Italia, come detto, il film è disponibile solo tramite Netflix da oggi (mentre vi scrivo è il 14 settembre).
Ma com’è alla fine ‘sto live action? Ci troviamo di fronte ad un altro terribile abominio tipo Dragon Ball Evolution o il più recente Death Note?

No, decisamente no. Bleach risulta un prodotto onesto, di qualità sufficientemente elevata da non costringere gli spettatori a bruciare la tv in un rito satanico nella speranza di dimenticare quello che hanno appena visto, perlomeno.

Non soffre del tipico manierismo recitativo proprio di innumerevoli produzioni giapponesi, in particolar modo quelle tratte da manga (tipo gli orribili, inguardabili, agghiaccianti drama che mia moglie mi costringe a guardare). I due protagonisti principali, Ichigo e Rukia (interpretati da Sota Fukushi e Hana Sugisaki, che non ho la minima idea di chi cazzo siano), sono ben rappresentati, con nessuna concessione alla comicità goffa che permea alcuni maldestri tentativi di adattamento dello humour “particolare” che caratterizza i manga, inoltre entrambi hanno anche il cosiddetto physique du role, senza esagerare con muscoli o forme da hentai.

La storia è, per chi come me è un fan del manga, niente più che un aperitivo di ciò che poi avviene con l’arrivo di Kurosaki nella Seireitei della Soul Society**e non brilla certo per pacing, soprattutto all’inizio e nella parte centrale, dopo l’immancabile ma ben gestito training montage.

Ciononostante si lascia piacevolmente guardare, senza annoiare più di tanto, forte anche di alcune ottimamente gestite coreografie per quanto concerne i combattimenti con la Zanpakuto (sarebbero le katana usate dagli Shinigami).

La CGI è…migliorabile per usare un eufemismo, ma non è che pretendessi chissà che, d’altronde col budget dell’intero film credo che i Marvel Studios, al massimo, possano far animare la coda di Rocket Raccoon. Quindi un film godibile, decisamente più adatto ad un pubblico di fan del manga e dell’anime, ma che non esclude a priori di essere apprezzato anche da chi non sa nemmeno come si pronunci Senbonzakura***, un ottimo primo passo nipponico quindi, verso l’eccellenza statunitense nell’arte di adattare su pellicola i fumetti.

E allora perché quell’accenno nel titolo ai disastri naturali? Semplice Click Baiting oppure no? No, ovviamente, mica sono Giggino Di Mayo.

La scena del combattimento finale infatti (ma più in generale tutte le scene che coinvolgono gli scontri devastanti fra shinigami, i quali non possono essere visti dagli esseri umani) mi hanno ricordato le tragiche immagini, recentissime, dell’uragano Jebi che ha colpito il Giappone qualche giorno fa.

L’arcipelago giapponese è da sempre preda delle forze della Natura, fra le più spietate, incomprensibili ed inarrestabili dell’intero Pianeta. Ecco che quindi vedere gente fuggire terrorizzata di fronte a quello che, a loro, sembra solo un ciclone o un terremoto -ma che nell’economia del film viene spiegato tramite scontri sovrannaturali- mi ha parlato di un Paese che, dall’alba dei tempi, deve trovarsi a fronteggiare eventi catastrofici sempre più devastanti e impossibili da sconfiggere, dovendo comunque trovare la forza di rialzarsi dopo ogni ferita e di ricominciare da capo

Sembra quasi una diretta conseguenza che la cultura pop di quel Paese cerchi continuamente, quasi come se fosse un imprinting inconscio, di “giustificare” con la fantasia l’insensatezza degli eventi naturali, che non possono essere mai pienamente compresi dall’Uomo, ma solo accettati con resilienza.

Se poi alle devastazioni provocate da Madre Natura aggiungiamo anche quelle dettate dalla follia dell’Uomo quando assume la forma della guerra… Non a caso l’autore del fumetto è nato ad Hiroshima.

VOTO: 7

*Inaspettatamente per me, che non mi ricordo mai un cazzo.
**scusate, questa recensione sarà piena di nomi di cose o persone che, se non avete letto il manga, vi suoneranno come bestemmie in sardo.
***Ok, adesso sto facendo apposta.