Scopri l'universo
espanso di Gold
Gold enterprise
Goldworld Logo
ENJOY APOCALYPSE
ARTS

GOLDSERIES: LE MIGLIORI SERIE TV DEL 2015



Abbracciando da pochi giorni un 2016 pieno di sorprese in campo seriale, con produzioni attese e innovazioni interessanti, salutiamo un 2015 televisivamente soddisfacente: in generale in questa classifica sono presenti serie tv diverse fra loro nelle questioni affrontate e nella struttura, oltre che nella loro storia: alcune, infatti, hanno ripreso da dove avevano iniziato, altre hanno mantenuto lo stesso stile cambiando ambienti e argomentazioni, mentre altre ancora sono alla prima esperienza; fra quelle più acclamate che hanno visto sorgere, nell’anno appena concluso, la propria prima stagione, poche hanno toppato, e poche sono state geniali e visionarie; molte, anche fra i seguiti, hanno continuato in linea con la propria qualità, mentre alcune hanno eliminato il dolce ricordo del proprio passato in poche puntate, peccando di poca intraprendenza creativa.

io

Nella nuovissima classifica delle migliori serie del 2015, che quest’anno coincide con il primo appuntamento della rubrica GOLDSERIES, sono presenti le produzioni che dal nostro punto di vista meritano di essere viste a tutti i costi, indipendentemente dai gusti di genere: ecco i capolavori seriali dell’anno 2015 secondo GOLD:   

10) Le regole del delitto perfetto (Stagione 1)

Una serie con le sfumature più varie, complessa in termini di messa in scena, con attori non eccelsi – tranne la protagonista Viola Davis, che interpreta egregiamente i panni della cinica avvocatessa Annalise Keating – ma in generale con un suo perché: una storia accattivante, risoluzioni poco banali, una sceneggiatura adatta ad un pubblico variopinto confermano il valore della vincitrice del Golden Globe per la migliore serie drammatica del 2007 “Grey’s Anatomy”; Shonda Rhimes sa come acchiappare il pubblico e “How to get Away with Murder” ne è la prova.

9) The Leftovers (Stagione 2)

Dal creatore di “Lost” non potevamo aspettarci niente di meno; la prima stagione di “The Leftovers” è  stata senza dubbio “un’incolla spettatori”, un po’ meno efficace della celebre serie tv dello scorso decennio – che si è dimostrata una delle droghe più potenti degli ultimi 20 anni – ma con un’estetica propria e affascinante, nonostante un ritmo narrativo davvero poco incalzante. “The Leftovers – Seconda Stagione”, invece, risulta accattivante quanto la prima, ma molto meno noiosa: il confine fra il giusto e sbagliato, fra realtà e sogno, presenti, tra l’altro, nelle innumerevoli pagine della sceneggiatura Lostiana, viene raccontato in modo sempre molto sorprendente ma, stavolta, con un ritmo più adatto all’ampio pubblico odierno rispetto alla lentissima prima stagione. Dagli errori si impara.

(leggi anche: “GOLDSERIES: The Leftovers, fanta-serie troppo misteriosa“)

8) Fortitude (Stagione 1)

Un delizioso noir glaciale ambientato ai confini del mondo. Gli incontaminati paesaggi artici fanno da cornice e protagonista allo stesso tempo di questo giallo seriale britannico dalle differenti sfumature. Una storia che seduce, terrorizza e lascia basiti allo stesso tempo; un mistero preistorico fitto e complesso fa da trama ad un’interessante rete di caratteri ognuno con una propria storia. Una lentezza narrativa creata sulle forme dell’ambientazione che aumenta i propri ritmi prepotentemente nell’ultima fase. Il finale poi, lascia aperta la possibilità di un sequel quasi obbligato che noi non ci faremo mancare.

(leggi anche: “GOLDSERIES: Le Serie di Ghiaccio”)

7) The Knick (Stagione 2)

La prima stagione di questa splendida produzione l’anno scorso era finita sul podio; quest’anno giustifico la settima posizione per una decisa perdita di carisma di colui il quale ha reso questa serie favolosa: John Thackery, il medico visionario del prestigioso ospedale di New York nei primissimi del ‘900 interpretato da un’incredibile Clive Owen ha perso le caratteristiche che l’hanno reso tale: non ha più la carica adrenalinica e il cinismo che l’hanno contraddistinto nella prima stagione, per forza di cose si è ammosciato rendendo la serie una splendida nave senza un degno capitano. Tuttavia il tocco Soderberghiano, accompagnato dall’incredibile colonna sonora, ha mantenuto una qualità che poche produzioni possono vantare.

(Leggi anche: “GOLDSERIES: The Knick Season 2”)

6) Narcos (Stagione I)

Il prodotto innovativo che racconta la vita del narcotrafficante più famoso di sempre, ha guadagnato un posto in classifica principalmente per due ragioni: la sua anima sudamericana e il tocco documentaristico, oltre alla ovvia qualità generale della serie. Immagini di repertorio, accompagnate da un’estetica grezza – o meglio una particolare eleganza – fanno da sfondo a questa splendida rappresentazione romanzata di un mito criminale. In più, il ritmo accattivante e la progressione martellante dei fatti rendono questa miniserie una delle serie più belle del 2015.

5) Deutschland 83 (Stagione 1)

La pubblicizzatissima produzione tedesco-statunitense ambientata nella Germania divisa del 1983 si presenta come una serie piena di risvolti positivi, dati principalmente dall’innovativo argomento in campo seriale come la Guerra Fredda europea in versione spy e dall’evidente intreccio fra storia, politica e questioni sociali controversi dell’epoca. E’ coinvolgente, a tratti comica ma con alcune pecche nella sceneggiatura e nella messa in scena. Potenzialmente poteva essere presente fra le serie sul podio, ma il finale lascia un mix di fame e amaro in bocca. Peccato.

4) Game of Thrones (Stagione V)

Una delle serie tv più discusse dei nostri tempi riconferma la posizione dell’anno scorso. Non bisogna mai abbassare la guardia con “Game of Thrones”, perché niente è mai come te l’aspetti. Dopo un’inizio meno scoppiettante degli altri, i numerosi capovolgimenti di fatti e di posizioni hanno mantenuto la più famosa produzione HBO di sempre il cult seriale che è. Il finale poi, che non sto qui a spoilerare (semmai esistesse qualcuno che ancora ne fosse all’oscuro), conferma il cinismo tutto marketing dell’autore. Chapeau.

(Leggi anche: “GOLDSERIES: Bentornato Trono di Spade”)

3) The Last Panthers (Stagione 1)

La miniserie di produzione anglo-francese, ambientata fra Francia, Inghilterra e Balcani, ricca di flashback e riferimenti storici molto vicini geograficamente e storicamente al nostro paese, è un delicato noir che coinvolge intrecci criminali, la guerra che ha devastato la Jugoslavia a metà degli anni ‘90 e trame drammatiche e – in qualche modo – familiari. La cupa serie tv che ha dimostrato in sole sei puntate di non aver paura di osare, è tratta dall’idea del giornalista francese Jérôme Pierrat e si basa su una storia realmente accaduta. “The Last Panthers” è la prova che il mondo seriale del vecchio continente affianca sempre più spesso gli States nel dettare le regole di qualità e innovazione nel campo televisivo.

2) Fargo (Stagione 2)

L’anno scorso era in seconda posizione, quest’anno anche, nonostante sia il sequel antologico di una prima stagione che si rifaceva ad un film premiato con una statuetta d’oro. Il motivo è molto semplice: i fratelli Cohen spaccano! L’atmosfera noir accompagnata da una sceneggiatura comedy e splatter allo stesso tempo e i caratteri tipici della scrittura dei produttori, non smette di stupire. Quello che vediamo sono sempre paesaggi candidi e apparentemente tranquilli, vite noiose che si frantumano davanti ad una serie di eventi che si aggomitolano portando alla consumazione incontrollata di una tragedia che si consuma in modo tanto curioso quanto disastroso. E’ la storia di un gruppo di persone che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, che si sviluppa brutalmente fra personaggi bizzarri e non preparati.

1) Mr. Robot (Stagione 1)

“Mr. Robot” è  la scoperta dell’anno, un mix di pazzia, droghe e codici informatici che fanno da sfondo alla voglia di cambiare le cose, cose che tutti noi conosciamo ma davanti alle quali ci troviamo impotenti; “Mr. Robot” è un’affresco del marciume che ha invaso il mercato pluri-azionario di oggi e conseguentemente la democrazia di cui tanto ci vantiamo; “Mr. Robot” parla del mondo che viviamo, un mondo in cui l’intimità si getta a capofitto nel web con l’illusione di una libertà che in realtà tende a schiavizzare le nostre menti. La serie è la rappresentazione dell’ingiustizia sociale che avanza divorando sempre più gente debole e impotente. “Mr. Robot” rappresenta la speranza, anche se distruttiva, di un mondo diverso, diventando la vera serie rivoluzionaria del 2015. Da non Perdere.

(Leggi anche: “GOLDSERIES: Mr. Robot è già un venerabile Cyber-Cult”)