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Palio di San Jacopo, un evento unico!



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Rione Monticello 2013 - Foto di Cassai da www.paliodisanjacopo.it

25 luglio. Una data che probabilmente a molti non dice nulla. Una giornata estiva, come tante, ma non per tutti. Non per chi, come me, vive a Gallicano, alle porte della Garfagnana, in provincia di Lucca. Per noi di Gallicano il 25 di luglio è la festa del Patrono, San Jacopo, al quale è intitolata la chiesa che domina su tutto il paese, ma non è una festa patronale qualsiasi. A Gallicano, il 25 luglio, c’è il Palio.

Un evento unico nel suo genere, che coinvolge buona parte dei Gallicanesi per tutto l’anno e che ha il suo culmine proprio il 25 luglio, quando a notte inoltrata viene decretato il vincitore. Ma andiamo con ordine, vi spiego meglio di cosa si tratta.

Sicuramente chi non ha mai sentito parlare del Palio di San Jacopo di Gallicano si starà già immaginando una classica festa paesana, capace di coinvolgere emotivamente i soli partecipanti. Non sto qui a narrare il come ed il quando sia nata questa manifestazione, di questo potete tranquillamente leggere sul sito ufficiale dell’evento www.paliodisanjacopo.it, ma voglio provare a trasmettere il clima che si respira qui nelle calde giornate di Luglio.

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Rione Borgo Antico 2013 - Foto di Saisi da www.paliodisanjacopo.it

L’evento è così strutturato: tre rioni, Monticello, Bufali e Borgo Antico, schierano i propri migliori atleti in diverse competizioni, fra le quali la staffetta il 24 luglio, per aggiudicarsi il Palio sportivo. Gli stessi tre rioni si confrontano poi nella sfilata dei carri di cartapesta, che avviene in due serate, il 25 luglio e solitamente il sabato precedente, al termine del quale viene assegnato il cencio al vincitore.
Il Palio è considerato uno degli eventi di maggiore importanza in provincia di Lucca. Cosa c’è di diverso da altri eventi? La gente.

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Rione Bufali 2013 - Foto di Bacci da www.paliodisanjacopo.it

La gente del Palio è gente del Palio tutto l’anno, lavora dal 27 luglio fino al 25 luglio dell’anno successivo perché lo spettacolo vada avanti (il 26 no, il 26 il vincitore festeggia e gli altri incassano il colpo!). La gente del Palio è fatta così: amici tutto l’anno, ma a luglio ognuno per sé e per il suo rione, e non è raro che ciò accada anche fra marito e moglie. La gente del Palio è quella che dai primi mesi dell’anno la sera non la becchi più in giro, perché è al capannone a lavorare la cartapesta, a fare le prove delle sfilate, a cucire i costumi, ad allenarsi. Gente che per vivere fa l’operaio, il negoziante, il professionista, il muratore, e che il 25 è in piazza con un costume di mille colori, truccata come un folletto a ballare dietro un carro e salutando il pubblico, che tanto non ti riconosce nessuno conciato così, ma lo fai uguale, tutti gli anni. Gente che non è necessariamente di Gallicano, ma che ci mette la passione lo stesso. Gente spontanea, che non si tira indietro dallo sfottersi l’un l’altro, che la notte fra il 23 e il 24 luglio va a scrivere con la vernice sull’asfalto del viadotto (parte del circuito della staffetta e della sfilata) per incitare il proprio rione e per “coglionare” gli altri 2, che il 25 sotto al palco il piazza intona cori anche abbastanza coloriti (é fargli un complimento, ma diciamo così!) agli avversari e, perché no, al presentatore che parlando disturba il canto. Artisti inconsapevoli dell’arte che creano, dalle opere in cartapesta, sempre più curate e rifinite, ai costumi, molto elaborati e ricercati, e perché no anche alle stesse scritte sul viadotto, dove puoi trovare perle di satira o disegni più elaborati, come il bufalo gigante di qualche anno fa o gli stencil dello scorso anno. E così via passando ancora per le coreografie e per il cencio stesso, anche se qui un po’ più di consapevolezza c’è, va riconosciuto.

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Il Bufalo gigante sul viadotto - foto tratta da www.danielesaisi.it

Insomma, uno spettacolo che vale la pena di essere visto. Anzi, che vale la pena di essere vissuto. Perché se lo vieni a vedere una volta, ci ritorni.