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Kiki- Consegne a domicilio, dal maestro Miyazaki



Lo scorso 24 Aprile è uscito nelle sale cinematografiche italiane il film d’animazione Kiki- Consegne a domicilio, opera del grande maestro Hayao Miyazaki in realtà risalente al 1989, e che per problemi di doppiaggio è arrivato al grande pubblico, qui, solo adesso. Questo capolavoro di sincera poesia narrativa, racconta il passaggio all’età adulta di una piccola streghetta di 13 anni, che nel proprio percorso di apprendistato, viene accompagnata dal fidato gattino nero Jiji alla scoperta di una nuova città (creata sulla base dei modelli di Lisbona e Stoccolma per lo più).

La piccola protagonista cerca di inserirsi nel tessuto cittadino svolgendo commissioni a cavallo della sua scopa di saggina, venendo a contatto con persone ed esperienze che l’aiuteranno a crescere e a mettersi in gioco al di là del suo sangue di strega. L’incontro con la proprietaria del panificio per cui lavorerà, quello con un giovane amico con il quale condivide lo “spirito aereo”, e l’illuminante amicizia con una giovane pittrice che deciderà di volerla come modella per un quadro, saranno gli eventi fondanti attorno ai quali si impernieranno le sue vicende.

Kiki si tratta di un’opera considerata minore fra quelle prodotte dal re dell’animazione giapponese, ma in esso si trovano racchiusi tanti dei motivi tematici che hanno fatto dello Studio Ghibli, e dei suoi racconti, un nome di successo. Basata sull’omonimo romanzo di Eiko Kadono, dell’1985, la storia si incentra su una periodo di iniziazione e sui rivolgimenti che un giovane spirito deve affrontare per avere successo nella propria crescita. Il cambiamento in generale, elemento basilare per lo sviluppo emotivo ed intellettivo di ogni individuo nell’esistenza, è all’origine dell’acquisizione di fiducia in sè stessi e nel mondo che ci circonda, lezione che Kiki imparerà a rischio di perdere i propri poteri.

L’attenzione per le piccole cose, la bellezza autentica delle relazioni umane, e l’amore per il contesto pacifico e innocente della natura (a partire dal gatto-aiutante, per passare dal bosco in cui Kiki precipita a causa della forza del vento, ad arrivare al paesaggio della cittadina di mare che la accoglie come seconda casa), fanno parte dello stile caratteristico di Miyazaki e in gran parte anche della cultura giapponese, che predilige un'”estetica haiku” dell’esistenza, fatta di gesti delicati e pensati con cura. La stessa traduzione dei dialoghi, questa volta molto simile ai testi originali, lascia riflettere su una garbata interpretazione del mondo da parte di questo popolo come qualcosa di fondamentale per l’armonia reciproca nelle vite di ognuno.

Al fine di assaporare meglio questa sensazione lasciatevi qualche minuto di tempo per godere delle immagini del trailer e magari, in settimana, condurre il bambino che convive dentro di voi al cinema per regalargli un paio di ore di serenità e bellezza reale. E’ venuta l’ora per tutti di fermarci un attimo a pensare a ciò che conta veramente, perché non impararlo con e grazie e Kiki?