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Cinema VR

Una settimana ai VR Days di Rotterdam



A fine novembre sono stato a Rotterdam con Margherita, o meglio Margherita era a Rotterdam come artista selezionata ai VR Days e io ne ho approfittato per vivere questo evento dall’interno.

Lei ha partecipato al Creator Labs, dove in quattro giorni ha portato avanti il suo progetto “Landi’s Cube” iniziato ad Amsterdam con Cinedans qualche tempo fa.

È stata anche l’occasione perfetta, dato che era presente anche mio cognato Giovanni, per ribadire che per la famiglia Landi-Rashid la realtà virtuale it’s a family affair.


Riguardo al suo (bellissimo) progetto, direi che il video è più che esaustivo, io mi limiterò a raccontare cosa è stato il resto dell’evento.

Premetto che i VR Days offrono una panoramica a trecentosessanta gradi sullo stato dell’arte della Mixed Reality, ma oltre ad uno sguardo rapido sugli aspetti più ludici, didattici o sanitari, mi sono concentrato principalmente sul testare nuovi visori e a vedere prevalentemente contenuti 3DOF narrativi.

Devo dire che rispetto a qualche tempo fa il livello si è alzato e ogni prodotto che ho visionato era di altissima qualità e, dove la tecnica per qualche motivo era carente, il tutto veniva compensato dal contenuto emotivo.

Tra tutti i film che ho visto, quello che mi ha colpito più di tutti, oltre ovviamente al contenuto spaziale di Felix & Paul, girato nella ISS della NASA, è “This is not a Ceremony” di Colin Van Loon, una sorta di viaggio mistico-onirico nei ricordi dei nativi americani del Canada.


Mi ha colpito soprattutto per il modo in cui ha mixato le immagini, creando un’effetto talvolta spaesate, che si sposa perfettamente con l’idea di sogno e ricordo che vuole raccontare.
Ventitré minuti che volano, come dovrebbe sempre essere.

Molto belle anche le esperienze 6DOF che sono riuscito a fare (purtroppo la fruibilità di questo tipi di prodotti rimane un grosso problema), su tutte Darkening di Ondrej Moravec, un film in VR sulla depressione in cui è centrale l’utilizzo della voce.

Tra le performance che utilizzano la XR come mezzo ma in cui il pubblico può assistere in modo tradizionale, molto interessanti per motivi diversi (la prima più per l’universo narrativo costruito intorno, la seconda per le potenzialità che ha mostrato) Dazzle di Ruth Gibson e Bruno Martelli e Cosmogony di Gilles Jobin.

Ho assistito a diversi panel, alcuni incoraggianti, altri purtroppo sconfortanti per l’Italia, ma ciò che emerge chiaramente è che questo business, per ora molto focalizzato sugli addetti ai lavori, farà parte del nostro futuro, forse l’unica incognita è capire il quando, ma per gli investimenti che ci gravitano intorno, non credo che passerà troppo tempo.

Riguardo ai visori, premesso che a me interessa prevalentemente (se non quasi esclusivamente) l’aspetto video, sono rimasto davvero impressionato dai Pico 4 e dai prodotti Pimax.
Terribile invece il rapporto qualità-prezzo degli Oculus Pro.

È stata una settimana pazzesca, ho incontrato un sacco di persone che mi hanno fatto sentire meno solo e non vedo l’ora che arrivi il prossimo novembre per tornarci di nuovo, magari per assistere ad una performance creata con il Landi’s Cube.