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Writing

Graffiti Writing in Italy 1989 – 2021: La nuova edizione del libro di Alessandro Mininno



“II gioco è semplice e le regole sono poche: scegliere un nome e scriverlo con stile originale, spesso, ovunque e comunque.” Iniziava così “Graffiti Writing: Origini, Significati, Tecniche e Protagonisti in Italia”, libro di Alessandro Mininno e Sara Allevi, uscito originariamente nel 2008; che recentemente è stato ristampato in una nuova e aggiornata edizione: “Graffiti Writing in Italy 1989 – 2021”.

Nel 2008 avevo dodici anni e quel libro mi è stato regalato da una persona a me molto cara.
Avevo già incontrato il Writing e in qualche modo quelle scritte mi avevano già stregato e incuriosito.
Quel libro però mi ha spiegato tutto, mi ha fatto conoscere la Storia del Writing e dei primi Writer, Statunitensi, Europei e Italiani. Mi ha fatto conoscere i nomi, gli stili, le forme, i colori e il glossario (Link) di questa disciplina così criptica e controversa, facendomi perdere al suo interno.

Ho sfogliato, letto e studiato talmente tante volte quelle pagine che credo di ricordare ancora a memoria buona parte delle descrizioni delle fotografie presenti nella vecchia edizione del libro (di cui trovate alcuni estratti a questo link). Per fare un paragone, credo che sia stato per me quello che è stato Aelle per molti writer delle generazioni precedenti la mia. Ho perso la mia copia di quel libro un po’ di tempo fa (sapete quelle cose che si prestano e poi boh); e proprio per questo motivo, quando è stata data la notizia di una nuova edizione del libro, sono stato super felice.

“Graffiti Writing: Origini, Significati, Tecniche e Protagonisti in Italia”; Alessandro Mininno – Mondadori 2008
“Graffiti Writing: Origini, Significati, Tecniche e Protagonisti in Italia”

Come potete ben capire sono molto legato alla prima edizione del libro, e di conseguenza avevo delle aspettative altissime per quanto riguardava la nuova edizione. Aspettative che si sono moltiplicate esponenzialmente quando ho visto le foto che presentavano il libro nel nuovo formato. Appena è stato possibile ho quindi preordinato il libro e quando mi è arrivato l’ho letto in pochissime ore. Che dire, le mie aspettative non sono solo state soddisfatte, ma sono state ampiamente superate.

Proprio per tutti questi motivi ho scritto subito ad Alessandro Mininno, con il quale ho piacevolmente scambiato qualche parola riguardo a “Graffiti Writing in Italy 1989 – 2021”; qui di seguito trovate tutto!

Ciao Alessandro!
Già dalle anteprime presentate qualche mese fa si poteva capire quale sarebbe stato il formato della nuova edizione del libro. Una super impaginazione a cura di bruno, con meno spazio fisico e importanza alle foto e più attenzione ai testi, con un’importante traduzione in inglese al loro fianco.

La vecchia versione differiva in questo, sicuramente erano altri tempi, con altri canoni estetici e culturali; ma nonostante questo cambiamento credo che la nuova edizione si confermi un prodotto capace di parlare contemporaneamente di Writing ai Writer e a chi non ne sa nulla, facendosi capire da entrambe le parti.

“Graffiti Writing in Italy 1989-2021” è un libro nuovo, che si rivolge a un pubblico diverso: racconta il Writing in modo divulgativo e cerca di spiegare le specificità del caso italiano a un pubblico internazionale.
È sicuramente un prodotto meno pop rispetto al capitolo del 2008: è pensato come un lavoro di reference, portatile, leggero e comodo da leggere.

Come mai avete scelto di dare una nuova veste a questo progetto? Mi ricordo della vecchia pagina Facebook (Link), e di quando tempo fa hai pubblicato su Medium alcuni estratti della vecchia edizione (Link). C’era da tempo il desiderio di lavorare a una nuova versione del libro?

Da dieci anni le persone mi chiedono se ho ancora copie di Graffiti Writing. Non ne ho e Mondadori non è mai stata intenzionata a ristampare il libro del 2008. Quindi ho iniziato a pubblicare qualche capitolo online: in realtà avevo l’intenzione di pubblicarlo tutto.

Poi ho capito che, 13 anni dopo, era arrivato il momento di una nuova edizione. A questo giro ho deciso di fare le cose che piacevano a me (anche grazie al supporto di Gummy Industries). Ho scelto un piccolo editore di altissima qualità, bruno (basato a Venezia ma con una rete distributiva internazionale).
Sono specializzati nella produzione editoriale per l’arte e, insieme, abbiamo deciso di progettare un libro elegante, con alcuni accorgimenti visivi ed editoriali che lo rendessero unico. Alcune pagine, per esempio, sono stampate in nero e argento: è un riferimento, abbastanza ovvio, al bombing.

Ho tolto la maggior parte delle Hall of Fame, perché quello che veramente caratterizza il Writing in Italia è la scena del Trainbombing. L’editore mi ha convinto a rinnovare la selezione di immagini, quasi completamente. È un progetto nuovo ed è molto più adulto, sotto tanti aspetti.

Da persona che documenta il fenomeno del Writing da tempo, secondo te quali sono le cose che sono cambiate maggiormente rispetto al 2008? Partendo dalla scena Writing arrivando al suo pubblico, dai diversi media che abbiamo oggi a disposizione e tutto quello che ci gravita attorno.

Devo dire che il Writing è uguale a sé stesso da quarant’anni: questo è molto rassicurante.

L’unico vero cambiamento negli ultimi 13 anni è stato Instagram che, non a caso, ha meritato un capitolo a sé, nel quale ho voluto parlare di questo tema con un Bencher (ho scelto @graffiti_milano) e uno dei miei writer preferiti: Gon.

Instagram è molto potente, perché aumenta a dismisura le possibilità di contatti ed è un modo efficace di documentare il fenomeno. Purtroppo rappresenta anche un grosso problema di sicurezza e sembra che molti Writer, sia giovani che maturi, non abbiano ancora colto quanto è rischioso usarlo.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo i primi periodi della pandemia, il Writing è stato investito nuovamente da un’ondata di energia; sia dal punto di vista “documentaristico”, con moltissime nuove pubblicazioni, digitali e non, sia sul lato attivo; un notevole numero di writer sono tornati in azione negli ultimi due anni. Come mai tutto questo è successo proprio in questo momento secondo te?

Il lockdown ha fatto aprire e riorganizzare gli archivi a molti writer che, come tutti, hanno passato un anno in pantofole davanti al computer. Abbiamo avuto più tempo per guardare le vecchie fotografie, per organizzarle, per cercare materiali nuovi. E penso che a molti sia anche venuta una voglia fortissima di tornare a uscire.

Il Writing è un fenomeno ormai istituzionalizzato e storicizzato in tutto il mondo: ha generato un mercato di appassionati, di collezionisti e di ex writer che sono interessati e curiosi su ogni prodotto editoriale che esce (e sono diventati abbastanza adulti per potersi permettere di comprarlo, anche). Parallelamente, molti writer hanno capito che possono sfruttare questo mercato e produrre contenuti molto specifici, pensati per gli altri Writer: penso a gente come Good Guy Boris o Rap Uvtpk, che pubblicano qualcosa di nuovo ogni due mesi. 

Stai cominciando a presentare il libro in giro per l’Italia, quale ti sembra sia il feedback del pubblico, e quale tipo di pubblico viene a questi eventi? Qual’è il tipo di persone che viene alla presentazione di un libro del genere e come viene accolto questo tema dal pubblico? Noti differenze rispetto a quando hai presentato la vecchia edizione?

Libro diverso, presentazioni diverse e pubblico diverso.

Dieci anni fa pensavo prima di tutto ai Writer. Quest’edizione non è pensata per chi fa i pannelli. Anche perché, ci tengo a dirlo, “Graffiti Writing in Italy 1989-2021” non è una storia del fenomeno: è una fotografia, parziale e limitata, di trent’anni di fenomeno. Non ha pretese di completezza o di totale rappresentatività: è frutto di una selezione editoriale severa e dei miei gusti (a volte, per esempio, non abbiamo potuto mettere i treni di alcuni Writer importanti perché non avevano risoluzione sufficiente o perché le fotografie erano scadenti).

Stiamo cercando di presentare il libro davanti a un pubblico eterogeneo, perché è interessante fare così. L’abbiamo presentato a una fiera sull’editoria, per esempio, parlando con un critico d’arte (Davide Giannella) e uno storico del collezionismo (Guido Guerzoni). L’abbiamo presentato in agenzia (Gummy fa comunicazione digital) davanti a un pubblico eterogeneo e lo presenteremo in Triennale a Milano.

Questo ci permette di parlare di Writing a chi non ne sa nulla, con un taglio particolare. Alle presentazioni vengono molti ragazzi giovanissimi, che si approcciano per la prima volta al fenomeno, e molti adulti. Rispetto a dieci anni fa, mi accorgo che ormai tutti conoscono il fenomeno, nessuno più si scandalizza per le tag e tutti vogliono capire e approfondire degli aspetti particolari. Per esempio, la conservazione dei graffiti (è giusto restaurare i pezzi vecchi?) o la documentazione del fenomeno.

All’interno della nuova edizione sono presenti circa 200 Writer, molti estratti di interviste e più di 300 fotografie; alcuni di questi elementi sono in comune con la vecchia edizione, molti atre invece sono nuovi. Come è stato realizzare la nuova selezione di materiale e abbinarlo a quello già presente nel vecchio archivio?

Prima di tutto abbiamo iniziato a scavare e a rimettere in ordine il materiale che avevo collezionato dalla fine degli anni Novanta a oggi (tra l’altro, ho trovato delle vecchie interviste interessanti, le ho pubblicate qui).

Poi, con Sara Allevi (avevamo già lavorato insieme nel 2008) abbiamo sentito un discreto numero di persone e gli abbiamo chiesto delle fotografie nuove. Infine, abbiamo aperto la richiesta di materiali su Instagram, dall’account del libro. Il materiale che ci è arrivato era eccezionale ed è stato molto difficile fare una selezione. Le fotografie nuove, degli ultimi anni, hanno una qualità pazzesca. Parallelamente sono emersi molti archivi dal passato. Probabilmente abbiamo pubblicato il 2% del materiale che abbiamo ricevuto.

Abbiamo coinvolto anche diversi fotografi come Alex Fakso, Giulio Piscitelli, Alessandro Zuek Simonetti e molti altri, che avevano materiale importante per documentare il fenomeno. Come sempre quando si lavora sul Writing (è un argomento sempre vivo e in continua evoluzione, in cui emerge documentazione nuova ogni giorno) la sensazione è quella di aver solo grattato la superficie e che ci sia la possibilità di fare molto altro, nei prossimi anni.

Dove possiamo possiamo trovare una copia del libro?

Lo trovate a Milano da THE CLOISTER, a Bologna da TheGraffitiBench, a Forlì da marmo libreria, a Venezia da bruno (ovviamente), a Torino da Libreria Asino D’Oro, a Napoli da Homeboys, a Parigi da Le Grand Jeu e a Berlino da Motto.

Online sul sito di bruno e sul sito di Clash Paint.

Ringrazio Alessandro per la disponibilità e per questa chiacchierata, lo ringrazio anche perché ancora una volta, oggi come 13 anni fa, il suo libro mi ha insegnato qualcosa sul Writing; e le regole con cui esordiva la sua prima opera “scegliere un nome e scriverlo con stile originale, spesso, ovunque e comunque.” sono ancora le mie regole di riferimento per questa disciplina.

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Graffiti Writing in Italy 1989 – 2021

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