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I SIMPSON L’HANNO GIÀ FATTO
Rap

I KeePalata ci presentano “Siamo qui”



È uscito un disco e “Siamo qui” con i KeePalata a.k.a. la creme dell’Hip Hop calabrese. Brigante, Cario M, DonGocò e Libberà sotto questo marchio ci regalano musica di quella che piace a chi di solito legge queste pagine, lasciamo che siano loro a presentarsi!

Iniziamo con le presentazioni. Siete da tempo nel gioco e oggi vi troviamo uniti sotto il nome KeePalata.
Come hanno fatto le vostre strade ad incontrarsi per cominciare questo viaggio insieme?

Ciao e grazie intanto per l’interesse.
Possiamo dire che più che di un incontro sulle strade, nel nostro caso, si tratta di un incontro che ha fatto nascere le nostre strade.

Ci conosciamo e collaboriamo dal giorno zero di ognuno di noi. Avendo stili e modalità di lavoro molto diverse metterci insieme tutti e quattro non è mai stato semplice, “grazie” alla pandemia siamo riusciti a stare insieme il tempo necessario a dar vita a “Siamo qui”.

Non faccio mai questa domanda perché mi ricorda quelle di Pippo Baudo ai giovani di Sanremo; ma nel vostro caso non posso non soddisfare la mia curiosità: qual è il significato del nome KeePalata?

In dialetto diciamo “Chi palata” quando sentiamo qualche cosa di potente.
Ci è sempre piaciuto mischiare dialetto e inglese, e il “Keep” è un tributo al “Keep it real” dell’Hip Hop oltre un riferimento al “mantenere” le cose, che con “alata” ci dava l’idea di “mantenere in volo”.
Quindi la spontaneità e l’autenticità.

KeePalata-Siamo_Qui-Album_Vinile-goldworld

Il disco inizia con “Bounce”, un pezzo da club ma non proprio rilassato. Ma la tipa del tipo è così un mostro?

Si la tipa ti assicuriamo che è davvero orrenda. Ma non è un fatto estetico, è brutta dentro!
Come avrai potuto intuire dal disco ci interessa poco dell’aspetto estetico se vuoto; è l’espressione che ci fa apparire qualcuna bella o brutta.
E nel caso specifico la “tipa” è degna del “tipo” con cui si accompagna. Come un albero di Natale di plastica, ci puoi mettere tutte le lucine che vuoi, ma resta finto. 

In molti brani, come “Goblin”, “Coltrain” e “Ring the alarm”, sfoggiate le vostre tecniche migliori, mantenendo l’assonanza delle rime per molte barre e con metriche serrate. Come si scrive un testo del genere a sedici mani?

Avendo l’intenzione e il bisogno di stare insieme. Riuscendo ad essere nello stesso spazio malgrado le distanze.
È per noi la dimostrazione che le distanze sono nella nostra testa. Abbiamo scritto insieme, eravamo tutti lì, in diversi modi, sia connessi in rete sia connessi senza intermediari tecnologici.

Siamo riusciti a trovare una connessione profonda. Siamo contenti che lo hai notato, per noi è prezioso. Puoi chiamarla con il nome che preferisci: spirituale, quantica, sinestesica, telepatica, casuale… non importa; il fatto è che il potere della mente umana è meraviglioso, e questo disco per noi ne è conferma.

“Siamo Qui”KeePalata (Link Spotify)

Uroboro” descrive un po’ la società dei nostri giorni, che ci vede come automi guidati da chi sta ai comandi. Anche nel brano “Generazione” nienteindolce (come avrebbe detto qualche guaglione anni addietro).
Siamo messi così male?

No, non così male dai …ma anche peggio!
Sai è sempre tutto molto relativo, sono letture di una realtà. È vero che ci sono parti della nostra generazione che per alcuni aspetti sono andate a male, ma sono parti di noi anche quelle. Dall’altra parte ci sono grandi risvegli, consapevoli; e a volte queste parti più “nobili” sono proprio stimolate dal doversi differenziare dalle parti “andate a male”.

In “Generazione” c’è un germe di speranza per noi molto importante, anche se una parte della mia generazione non mi rispecchia, il mio futuro “non è in banca” ma nelle relazioni con l’altra parte.

Si arriva alla title track, “Siamo qui”, che oltre ad essere una bomba di brano è anche una bomba di video!
A chi è venuto in mente l’utilizzo dei pupazzi?

Intanto stiamo attenti con tutte queste bombe che potremmo saltare in aria… Anche questo è stato un incontro di “puntuali coincidenze” spaziotemporali.

Avevamo bisogno di rinnovare la “rappresentazione di noi” per il video. Sentivamo di esserci, essere presenti ma in forme diverse dal nostro consueto. Per rappresentare questo ci siamo affidati a Elisa Di Cristofaro che è una vera artista della rappresentazione con il suo teatro corporeo e puppets. Eravamo rimasti affascinati dalla poetica di un lavoro fatto in quei giorni con DonGocò e Libberà e l’abbiamo voluta anche per il nostro progetto.

Nello stesso periodo Aldebaran Records ci ha messo in contatto con Massimo Bod per le animazioni digitali. Potevamo scegliere “con chi” lavorare ma abbiamo preferito trovare “il come”, coniugando entrambi i contributi. 

Nel disco ci sono alcuni brani solisti, se così vogliamo chiamarli, nei quali emergono le vostre singole personalità. Sono nati lavorando al progetto o erano pezzi che avevate già scritto?

Sono tutti brani che abbiamo definito insieme. Alcune idee c’erano, ma non avevano trovato il modo di realizzarsi fino a quando, lavorando insieme, siamo riusciti a farli nascere. Questa è per noi una dimostrazione di profonda collaborazione e di come lo spazio della collaborazione è un’incubatrice anche per la realizzazione personale.

KeePalata-Siamo_Qui-Album Cover-goldworld
“Siamo Qui”KeePalata Album Cover

Libberà, ma quanto mi ti sei divertito in “Bitch”?

Libberà

Divertito tanto, si, come al solito. Ma è stato anche difficile trattare argomenti con massima semplicità e soprattutto riuscire a condirli aggiungendo un filo di ironia. 

In “GangStop” troviamo Dongocò con Jobu dagli USA, un valore aggiunto al pezzo.
Com’è nata questa collaborazione?

DonGocò

Jobu, oltre che un MC, è uno spoken word performer eccezionale. Ci siamo conosciuti a Roma perché era interessato al progetto di musica improvvisata “Play the Ritmo” di cui faccio parte.

Abbiamo fatto qualche session di improvvisazione e siamo entrati in estrema sintonia. Da qui, quando è nata “GangStop” (lui poi è proprio del Bronx quindi chi meglio di lui) l’idea di coinvolgerlo malgrado fosse ormai rientrato in USA. Ma voleva essere un pezzo “CalaBronx” e con lui lo è al 100%.

A Brigante piace darci consigli e lo fa a modo suo: in “Mutamento” ci consiglia di cambiare noi stessi per cambiare il mondo; in “Ossigeno” di prendere un po’ di tempo per riflettere sulle nostre azioni ma anche di non sprecare un solo attimo.
Secondo te quale è il modo migliore di mettere in pratica questi consigli?

In “Mutamento” il mio intento non è di dare consigli agli altri; è un pezzo introspettivo, sono propositi di crescita per me stesso. In ogni caso, come anche in “Ossigeno”, quando scrivo non intendo esprimere messaggi didascalici ma suggestioni che possano lasciare spazio all’interpretazione di chi ascolterà il brano. 

Cario M, oltre a rappare ti cimenti anche nel canto, come in “Orizzonti”.
Quale espressione trovi più congeniale alle tue corde?

Cario M

In realtà non faccio una distinzione tra le due cose in termini di preferenza. Il rap è il mio linguaggio da sempre, e lo trovo il mio naturale canale espressivo; mentre il canto supporta l’armonia della traccia, dando valore al ritmo e alla composizione.

KeePalata-Siamo_Qui-Vinile-Aldebaran_Records-goldworld
“Siamo Qui”KeePalata (Disponibile su Aldebaran Records Link)

Lost & Looser” o “l’Host & l’User”, quale è la lettura giusta?

Quale ti piace di più? Sono due letture parallele del brano.
La doppia valenza, la manipolazione semantica in cui amiamo sguazzare, perché la forma ha sempre una relazione con il contenuto, e ci piace evidenziarla, su diversi livelli.

Volevamo dar forma a questo sentimento di perdita, in un sistema sociale e culturale che sembra aver perso l’interesse per i contenuti, distratto dall’estrema attenzione alla forma (neanche più estetica ma retorica). Un po’ come la tipa di “Bounce”.

Il rapporto contenuto/contenitore è il fil rouge del brano.
Da: “ogni segreto custodito nella sua custodia” e “se avessi ragione cadrei nel giusto” per poi andare verso la fuga dal contenitore, “il sistema”; che etichetta e separa tra vincitori e perdenti: “anche se fossi adatto al sistema non sarei un user”, “fuggire con un click cancella file exit”.

Per chiudere con la sintesi estrema: “se mostrano i denti” (forza fisica, contenitore) “io mostro l’identità” (forza interiore, contenuto). Quindi un host che definisce perdente l’user, ma l’user è consapevole che aver perso alcune cose non vuol dire essere fallito. 

Il disco si chiude con una bonus track: “Know My Name”, una perla che stilisticamente si lega bene al resto dell’album; pur trattandosi di un brano cantato strutturalmente diverso dagli altri.
Come lo definireste?

Il pezzo è il risultato di un flusso emotivo che ha guidato un’intera notte di riflessioni a distanza fra i componenti del gruppo. Non era previsto all’interno dell’album ma non potevamo escluderlo. 

Il viaggio di KeePalata si conclude con “Siamo qui” o è destinato a proseguire?

KeePalata è un lievito madre. Dopo 20 anni di collaborazioni “Siamo Qui” è solo una tappa.
Una tappa importante ma non certo un arrivo. Speriamo di non arrivare mai, ma di continuare questo viaggio fantastico che abbiamo la fortuna di fare con la musica, sia nei lavori insieme che nei nostri progetti solisti troverete sempre l’effetto lievitante del lievito madre.


Le tracce “Goblin” e “Mutamento” sono presenti in Keep Playin’, la Rap Radio Playlist di Goldworld!
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