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MUSIC

Blanco | Il grido dell’anima



Blanco e Michelangelo sono a tutti gli effetti la grande rivelazione di questo 2021. In ascesa esponenziale dal primo passo fatto, si trovano ora in cima alla vetta, sotto l’attenzione interessata e stupita di tutto il mondo musicale.

Forse ad oggi nessun artista italiano ha sfondato in tempi così brevi e quindi vale la pena scendere insieme in profondità per comprendere i connotati di un simile salto. Parlerò del viaggio di Riccardo senza mai dimenticare che Michelangelo a tutti gli effetti è il Virgilio che lo ha guidato a liberare il sé profondo per far emergere Blanco. Il tappeto sonoro di Michelangelo ha i connotati di uno scenario orchestrale che gli ha dato modo di lavorare sulla linea di confine tra tutti i generi musicali.

Radiografia di una Stella

Ogni pezzo di Blanco e Michelangelo, ogni singola traccia è la radiografia di una stella che esplode in tutta la sua libertà d’espressione. Una libertà che può esistere solo dopo un periodo di prigionia.

“Ho toccato il fondale senza mai respirare, strillando in labiale mentre andavo giù.
Fanculo questo dolore, la gente non lo capisce, riposano in pace pregando Gesù”

Brano “Mezz’ora di Sole” – Album “Blu Celeste”
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Nonostante la sua poetica sveli fino a un certo punto, seguendo la potenza emotiva che carica ogni parola si può dedurre che Blanco si sia liberato da un grosso peso. Un macigno nello stomaco che potrebbe averlo portato in passato al limite del delirio, dove la linea di confine tra il vivere e il morire si prende gioco di noi in un vortice pericoloso. La grande forza di Blanco è quella di non rinnegare quel delirio, ma di utilizzarlo a livello creativo sfondando i limiti su diversi fronti.

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Blanco

Blu Celeste

“Blu Celeste” arriva per sconvolgere, rovesciare vecchi piani, far tremare le fondamenta del tempio. La fotta che spinge all’estremo ogni sfumatura di questo viaggio nasce nell’intreccio e nell’abbraccio di rabbia e passione, odio e amore, gioia e dolore. Ogni testo racconta il vero, ma oltre il limite di ciò che potrebbe apparire consueto.

Blanco scardina le porte e lancia i sassi alle finestre, per urlare al mondo di uscire allo scoperto. Ci chiede di correre come pazzi spogliati di tutto con la sola consapevolezza che ciò che esiste va vissuto fino a morirci dentro. Racconta il suo vivere, il suo incontro con il mondo esterno. Lo fa portandoci nella sua fucina interna dove tutto è un’offerta all’impossibile e all’assurdo.

“Vorrei avere i tuoi occhi per vedere chi sono davvero, vorrei che chiudessi gli occhi per sentire chi sono davvero”

Brano “Ladro di Fiori” – Album “Blu Celeste”

Il Cuore

A noi che siamo in ascolto, affida il compito di dare un senso al delirio vissuto, a quel dolore che lo ha gettato nel fango. Le sue parole d’amore per chi lascia entrare e accoglie la sua trasfigurazione raggiungono un romanticismo spiazzante. Ed è così che il simbolo in ombra da cui è partito il flusso, diventa un sole che bacia la terra fertile.

Blanco canta un inno alla vita vera, libera da coperture, maschere e paraocchi. Il viaggio non ha una meta ma un impulso selvaggio a lasciarsi andare a braccia aperte nella follia creativa. La musica di Blanco è una Medicina che trasmuta e porta a distruggere la vecchia forma, il contenitore, la protezione per lasciare emergere l’energia pura del nucleo.

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La Voce

Dal sussurro ruvido, alle parole spezzate dal respiro e a quelle che si ritirano in gola, fino ad arrivare al canto liberato in un grido di rabbia e di amore, Blanco ci propone un modo completamente innovativo e bizzarro di sperimentare il canto.

Oltre a non esserci regole, pare ci sia un’unica indicazione: lasciare che la voce sia la cartina torna-sole dell’anima e dell’emozione che lei vive. I repentini cambiamenti emotivi trasudano in ogni pezzo, in ogni strofa o ritornello, fino a distinguersi nella parola stessa.

Pur essendoci validi esempi di un lavoro vocale che sta prendendo questa direzione da qualche anno in Italia, grazie a diversi artisti, Blanco riesce ad andare oltre anche in questo ambito. Crea qualcosa che non può essere identificato come uno stile, unico, ma pur sempre uno stile.
Blanco fuoriesce la sua emozione pura lasciando che la voce sia un cavallo selvaggio da cavalcare con audacia e libertà.

Probabilmente quello che abbiamo sentito potrebbe essere un qualcosa che non ritroveremo più. Perché l’unica certezza che mi sento di esprimere è che Blanco non sarà mai lo stesso, ma donerà al mondo la radiografia spietata e sublime del suo viaggio evolutivo. Siamo solo all’inizio e Blanco e Michelangelo hanno già fatto la storia.

Brescia è fiera e onorata di averti cresciuto.