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Intervista a Daniele Luttazzi – La quarta necessità



Come può un bambino buono trasformarsi in un mostro sociale? Quale evento, nella sua vita, può rompergli per sempre l’ossatura morale? E che ruolo hanno, in tutto questo, l’indifferenza e il degrado altrui? La quarta necessità attraversa l’intera vicenda umana del protagonista, Walter Farolfi, e la sua progressiva corruzione spirituale, narrando, in toni grotteschi e con uno stile parodistico di alta scuola, quel misto di inevitabilità e di sopraffazione che costituisce buona parte dell’atavica corruzione nazionale. Un romanzo di formazione sui generis, dunque, sullo sfondo di un Paese vivo, esagerato, conturbante, ripreso durante le molte scosse della sua storia recente, dallo scandalo Casati Stampa alla nascita di un capo BR all’oscura ascesa economica e politica di Silvio B.

Open publication – Free publishingMore massimo giacon

Ciao Daniele. Ho letto il tuo fumetto tutto di un fiato e l’ho apprezzato veramente tanto. Come è nato il progetto?

Un anno e mezzo fa mi stavo interrogando sul carattere italiano, che tanta parte ha nel generare i guai del Paese, storici e attuali. È ovvio infatti che il berlusconismo ne è solo il risultato. E così mi è venuta in mente la storia di Farolfi, un italiano medio che nasce innocente, attraversa una serie di circostanze, e diventa un mostro sociale.

Quanto c’è di autobiografico nella vita di Walter?

Proprio nulla, direi.

La scelta di Massimo Giacon è azzeccatissima, ma se non sbaglio anche tu sei un illustratore. Cosa ti ha portato a scegliere lui piuttosto che lavorare in modo autonomo?

Massimo è molto più bravo di me.

Teatro, televisione, libri, musica e ora anche un fumetto. Quale sarà il tuo prossimo passo?

Semplicemente quello che riuscirò a fare in un Paese, il nostro, in cui tutto è sorvegliato, in cui chi è al potere non vuole essere disturbato, e in cui chi subisce soprusi preferisce essere imbonito piuttosto che ribellarsi.

Il tuo sito è stato chiuso per far spazio a twitter. È una situazione provvisoria o hai deciso puntare solo sui nuovi media?

E’ stata una scelta forzata dalla chiusura del server, che comportava di colpo il trasferimento impossibile di dieci anni di blog. Credo che i social network, usati come surrogato della socializzazione, siano una perdita di tempo. Mi limito a segnalare novità che mi riguardano. Twitter è più che sufficiente.

Sembra che finalmente il Berlusconismo sia sul viale del tramonto. Che ne pensi della situazione attuale?

Oh, il berlusconismo non è sul viale del tramonto, purtroppo.

Quando ti rivedremo in televisione?

Spero presto, ma non dipende da me. Il contesto però dev’essere giusto. Cerco di tenermi alla larga, ad esempio, dai palchi identitari. Un palco identitario garantisce all’artista un pubblico enorme, preconfezionato. In cambio, la libertà dell’artista è già interpretata dal contesto. Una libertà del genere si riduce a propaganda. Se poi è un giornalista a restarne affascinato, finirà per dare le notizie in modo da non perdere quel pubblico che gli dà tanta energia. Si chiama conformismo. Perfetto per il marketing. Montanelli diceva: ”Un giornalista non è niente senza il suo pubblico.” La differenza è tutta qui: un artista è un artista anche senza pubblico.

Le accuse di plagio che ti sono state mosse sono state per me l’esempio calzante del lato oscuro della rete. Mi spiego meglio: il rumore creato da chi ti attaccava è stato più forte e più ascoltato di ciò che dicevi. La cosa che mi ha colpito è stata la veemenza con la quale la gente si accaniva. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

La sensazione di essere fortunato ad avere avversari così incompetenti. (Ride). Il successo della diffamazione ai miei danni è stato garantito soprattutto da un fatto: come il primitivo, fidandosi dei suoi occhi, crede che sia il sole a girare intorno alla terra; così la gente, intuitivamente, pensa che il significato di una frase sia nella frase. E se uno mostra un video dove si paragonano due frasi simili prese da testi diversi, la gente, fidandosi dei suoi occhi, crederà che le due frasi siano la stessa frase. E quindi che si tratti di plagio.

Ecco perché l’ignorante riesce a fare danni; ecco perchè Terenzio, per difendersi da chi lo accusava di plagio, diceva: “Non c’è persona più ingiusta dell’ignorante”. All’ignorante mancano i fondamentali. Non sa dove guardare, quello che guarda non lo vede, quello che vede non lo sa interpretare, quello che interpreta non lo sa giudicare.

L’ignorante crede che il senso di una frase sia solo nella frase. Un’idiozia come quella di credere che due scatole, siccome sono uguali, hanno di conseguenza lo stesso contenuto.

Grazie mille per la tua disponibilità. A presto!

A presto!