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Rap

Chef Ragoo ci presenta il suo “Novecento”



Apro Facebook ed il mio amico virtuale Luca Fortino, che dentro a Gold c’è con tutte le scarpe, mi informa che è uscito il nuovo album di Chef Ragoo, ed anche qui c’è dentro con tutte le scarpe.
Gioco di parole banale, visto che buona parte dei beat sono frutto di un tale che si firma Ugly Shoes.

Il disco è una bomba. Lo ascolto in macchina, in casa, a lavoro. E chi lo sente con me lo apprezza, tanto che la mi figliola, 12 anni quasi, fra un amico di Maria e l’altro mi mette “Le botte e le strade”, cantandola a memoria.

Sentiamo che ci dice Chef Ragoo del suo “Novecento”!

“Novecento”Chef Ragoo su Spotify

Il classico richiamo al rap classico, alla tanto declamata Golden Age del rap, è il riferimento che troviamo spesso nei lavori di artisti giovani e meno giovani agli anni ’90.
A Chef Ragoo non basta un decennio, lui nel suo disco ci porta un secolo intero, il Novecento. Da cosa nasce questa esigenza?

Dal fatto che credo che la mia nevrosi sia una cosa che ha le sue radici nel secolo scorso, dalle guerre mondiali al 1977, delle rivolte studentesche e del punk rock, dalla caduta del socialismo alla caduta della mia fiducia nell’umanità.

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“Novecento”Chef Ragoo (Album cover)

La cover del disco è a mio parere magnifica, mi ricorda le illustrazioni sulle scatole di latta dei biscotti tipiche della mia infanzia, solo che in questo caso quando apriamo la confezione non troviamo niente di dolce. Chi s’è mangiato tutti i biscotti?

I biscotti se li mangia la vita, se li mangia il tempo. D’altra parte se tu avessi ancora quella scatola di latta da vent’anni e ci fossero dentro i biscotti originali dell’epoca tu non li mangeresti. Il tempo rovina un sacco di cose. Tra queste ci sono i biscotti. Per fortuna l’art nouveau non teme il passare del tempo e mantiene la sua bellezza immutata, che sia su una scatola o sulla copertina di un disco rap.

“Le botte e le strade”, ti troviamo in squadra col Danno e I Cani, in un pezzo che incanta per il contrasto fra una melodia apparentemente leggera ed il peso dei contenuti.
Com’è nato questo pezzo?

Allora, Niccolò è mio amico da prima dei Cani, progetto che io ascoltavo dai primi demo registrati in cameretta e trovavo già sorprendenti, è una persona dall’intelligenza sfavillante, un campione assoluto di Ruzzle e anche un tizio simpatico e buffo. Una sera che era a cena da me, dopo l’uscita del primo disco dei Cani, mi ha fatto sentire questa base che non era riuscito ad usare per il suo disco, chiedendomi se per caso mi andasse di usarla.
Io gli ho detto che ok, certo che mi va di usarla, è fichissima, però tu ci canti il ritornello.

E quindi mi sono messo a scrivere, e avevo già messo i pezzi del disco sulla linea direttiva ed unificatrice del Novecento, e mi piaceva l’idea di parlare delle botte dei fasci come se fossero state un videogioco beat em up a scorrimento orizzontale, che poi era davvero così. Camminavi per la strada e se eri una certa tipologia di personaggio sapevi che a un certo punto sarebbe spuntato uno o più fascisti a picchiarti a sangue. Inevitabile come fare a botte in Double Dragon.

Poi quando Simone Danno ha sentito la mia strofa mentre gli facevo ascoltare le bozze del disco per decidere dove avrebbe fatto il featuring si è preso bene per questa, che lo ha riportato fuori dai cancelli del Liceo Giulio Cesare, dove ci siamo incontrati e conosciuti, e ci ha messo una strofa ben calata nel periodo storico che racconta.

Con Suarez ci porti nel mondo nerd che, rispetto al Novecento, oggi è molto rivalutato. Cosa preferisci, fumetti, film horror, cartoni o robot?

I film horror sono il pane quotidiano e sono parte di ciò che ha formato la mia mentalità borderline, il retrogaming e i robottini giocattolo giapponesi anni ’80 sono una passione che non finisce mai. Che poi se il retrogaming ora si può recuperare con vari emulatori e pochi soldi, i robottini sono manate di soldi violentissime, e quindi mi accontento di guardarli in foto.

Mentre Krs One imita la sirena della polizia ti troviamo in una “Ritmocabrio” con Lucci. Uno storytelling in cui vi immergete in storie contrapposte, come costruisci un pezzo del genere?

“Ritmo Cabrio” è stato il primo pezzo che ho scritto per il disco, quello dove ho iniziato a capire dove volessi andare a parare. Avrei voluto fare più storytelling, inizialmente, nelle canzoni che sarebbero andate a comporre il disco, poi le cose si sono evolute in modo diverso, ma questa traccia rimane come esempio della mia idea iniziale.

Quando ho iniziato a scriverla in testa avevo tre cose chiare: il disco si sarebbe dovuto chiamare “Novecento”, il mio sogno di sedicenne capellone di sfrecciare su un’autostrada deserta ascoltando i Metallica in una “Ritmo Cabrio” e il testo di “History Lesson part 2” dei Minutemen; nel quale D-Boon racconta la storia della sua vita in pochissime linee, elencando i musicisti che lo hanno fatto crescere. Ho molto apprezzato che Lucci abbia legato il suo storytelling in modo di fare da controcampo al personaggio della mia prima strofa, è stato un bel regalo.

Se la realtà non è rassicurante, non hai un attimo di tregua nemmeno quando dormi… I tuoi sogni sono veramente inquietanti… chi è che canta la seconda voce del ritornello?!? (Mi sembra The Doc dopo l’incidente….)

Alcuni sono miei sogni, altre mie inquietudini da sveglio, altri sono scuse per parlare d’altro. Per parlare di realtà filtrandola attraverso gli specchi deformanti dei sogni. La seconda voce del ritornello è la mia anima satanista.

Novecento-Chef_Ragoo-goldworld
Chef Ragoo

Con Aban combatti la guerra quotidiana con la realtà, persa in partenza…. se si passa al pezzo successivo il piano b estremo appare come una delle soluzioni possibili. “La fine”, poi, è la fine. Paradossalmente credo che pezzi del genere possano “salvare” gente che veramente è alla canna del gas, facendogli capire che la loro situazione non è così diversa da quella che viviamo tutti lottando ogni giorno. A te cosa ti dà l’energia di alzarti tutte le mattine?

Sono contento che tu abbia notato che questi tre pezzi costituiscono un nodo fondamentale nel percorso del disco, una sorta di mini-trilogia in discesa ripida. Onestamente non so cosa risponderti. Seppur non pervaso da velleità suicide, al momento, non sono esattamente il più motivato degli esseri viventi, quindi l’energia di alzarmi le mattine me la fornisce l’esigenza di pagare le bollette.

Anche io tendo a sperare che pezzi così possano aiutare qualcuno in difficoltà, alcuni pezzi di altri artisti mi hanno aiutato a restare a galla nei momentacci, chissà se anche le mie canzoni hanno questo potere. Spero di sì.

“Tre passi nel delirio”, il titolo rappresenta a pieno quello che troviamo nel pezzo.
Che vi siete detti con Cannas Uomo, Nobridge e Craim per creare questo pezzo?

“Fate quello che vi pare, fate na cosa pazza, fate na cosa horror”

“Scimmiette”. Premio Nobel per la sorpresa. Combo con Brusco, inno al Bioparco e alle scimmie sul riff di ODB. Com’è che è partito questo amore?

La combo con Brusco è la meno sorprendente del disco, visto che abbiamo iniziato a rappare insieme all’epoca delle posse e abbiamo fatto parecchi pezzi insieme, nel corso degli anni. Il Bioparco invece è stato una sorpresa anche per me, quando dodici anni fa ho visto un manifesto che invitava ad abbonarsi per tutto l’anno al prezzo di 35 euro.

Ci sono andato e gli ho detto: è un refuso, vero? Anche perché il biglietto costa una cosa come 15 euro. Eppure non era un refuso, e quindi mi sono abbonato, anche alla luce del fatto che ci abito vicino e che al tempo lavoravo da casa gestendo completamente il mio tempo come mi pareva. Ho conosciuto delle scimmie e ho imparato a volergli bene. Con la sensazione che la cosa sia reciproca. E loro davvero mi hanno dato una mano quando ero in crisi, quindi ho sentito il bisogno di celebrarle.

Con Kento ci parlate della scena, di connessioni fra gente con gli stessi interessi.
Oggi molti contatti nascono online, nel novecento si fermava la gente che si vestiva come noi… nel tuo caso, come nascono le collaborazioni con altri artisti?

Prima di tutto io volevo fortemente che questo disco fosse pieno di amici, in contrasto con la quasi totale assenza di featuring dai miei lavori precedenti.
E appunto, prima di tutto, quelli nei featuring sono amici, persone con cui mi piace lavorare o con cui desideravo lavorare da tanto, persone che stimo come artisti e come esseri umani. Che poi è sempre stato l’unico criterio che ho usato per scegliere con chi collaborare, ma anche per scegliere chi frequentare. 

Chi è che deve dimenticare il tuo nome e quello di Don Diegoh?

Nell’ordine: tu, la polizia, le forze del male, le forze del bene, le forze del forse.
Non dirò chi deve dimenticare il nome di Diegoh, io ho dimenticato il nome di chi doveva dimenticare il mio.

“Sulla Spiaggia” chiude il disco… L’hai scoperto poi se il mondo gira contro di te?

Allora, ne approfitto per dire che il testo di questa canzone è in molte parti una semi-cover di “On The Beach” di Neil Young, puoi confrontarlo frase per frase. In realtà io lo so benissimo che il mondo gira contro di me.  

Per concludere: nel disco troviamo spesso il Paolo capellone di fine anni 80, oggi chi è Chef Ragoo? Si avvicina di più all’uomo con la mano sulla porta d’uscita o al nerd con la passione per le scimmiette?

Una via di mezzo, purtroppo molti dei miei conflitti interiori sono ancora irrisolti, ma per fortuna ho sempre le scimmie e il joypad a portata di mano.


Le tracce “La mia scena” (feat. Kento) e “Novecento” sono presenti in Keep Playin’, la Rap Radio Playlist di Goldworld; seguila per rimanere sempre aggiornato sulle nuove uscite!