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ERA DAVVERO UNA SPADA DI HATTORI HANZO
ARTS

Alicè: “Disegnare è il mio modo di stare al mondo”



L’arte di Alice Pasquini

Alicè, nome d’arte di Alice Pasquini, è un’artista contemporanea di origini romane classe 1980. Una personalità versatile e poliedrica, pittrice, illustratrice, scenografa, direttore artistico, ha conquistato il pubblico di tutto il mondo, dipingendo sui muri delle principali metropoli.
Inizia negli anni 2000 e da allora non si è più fermata raggiungendo grandi traguardi.

Attraverso la sua arte, con colori vivaci, racconta emozioni, stati d’animo e storie principalmente appartenenti all’universo femminile. Universo in cui le donne sono assolutamente lontane dagli stereotipi e dai luoghi comuni intrinsechi di ignoranza che ci propinano i mass media e la televisione.

In continuo movimento, ci racconta del suo mondo e di come ha vissuto questo momento delicato in cui la pandemia ha cambiato lo stile di vita di un’artista che lavora viaggiando.

Quando hai capito che volevi fare questo nella vita?

È stato un processo nel tempo, ero adolescente e all’epoca si riteneva che i graffiti imbrattassero le città… Non era assolutamente una prospettiva lavorativa ma fin da piccola dentro di me avevo chiaro il mio destino: volevo fare la pittrice! Pensa che all’età di tre anni, lo dicevo alla mia mamma!
Guardavo le diverse figure lavorative come il dottore, il panettiere, il vigile e per me l’artista era un lavoro come un altro.

Scoccati gli anni ’90, attraverso la cultura Hip Hop, mi sono avvicinata all’arte urbana e nel 2000, grazie ai social, sono cambiate molte cose; le persone mi hanno spinta, supportata e sono stata accolta da gallerie ed istituzioni. Così è iniziato il percorso che mi ha portata in giro per il mondo a dipingere più di mille muri.

“All’età di tre anni volevo fare l’artista!”

Alice Pasquini
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Sao Paolo (Brasile) 2019 (Foto di Alice Pasquini)

Ci racconti le sensazioni che hai provato la prima volta che hai dipinto su un muro?

A scuola il mio professore di arte continuava a ripeterci che l’Arte era morta, e pian piano lo stimolo che avevo nel voler lavorare in questo campo si affievolì.
Poi un giorno, mi ritrovai a dipingere fuori da un’associazione politica, avevo 17 anni.

Dipingevo con i pennelli, gli spray ancora non erano destinati a qualcosa di artistico ma in circolazione si trovavano solo quelli che utilizzavano i carrozzieri! Ricordo che in quel momento dentro di me è come se si fosse riaccesa la scintilla e lo stimolo di riprendere di nuovo in mano il mio sogno si fece sentire fortissimo.

Le tue opere sono esposte su superfici urbane, gallerie e musei. Tra tutte le location che ospitano i tuoi lavori, in quale ti senti nel tuo habitat naturale?

Diciamo che ogni luogo è una scoperta e mi dona un’emozione diversa. Il lavoro in strada è completamente diverso da quello per le istituzioni, quello nelle gallerie e nei musei.

Nei musei c’è molta intimità, ma è per strada che ho imparato a superare alcuni limiti, sia fisici che tecnici.
I miei lavori spesso nascono da un incontro durante un viaggio… la contestualizzazione del muro per me è fondamentale.

“L’intimità delle gallerie e dei musei. Gli insegnamenti della strada”

Alice Pasquini
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“Nothing Lost” solo exhibition – Madrid (Spagna) 2017 (Foto di Alice Pasquini)

Sei una delle poche esponenti femminili per quanto riguarda il mondo dell’arte urbana. Che tipo di rapporto c’è tra “uomo – donna” in questo settore? E tra donne ci si sostiene o c’è competizione?

Bisognerebbe chiederlo a loro! Essendo una delle prime, destavo curiosità, portavo uno stile, una poetica e un segno diversi. All’epoca il mondo dei graffiti era destinato principalmente agli uomini, sai, dipingere di notte, andare in posti pericolosi…

Quando lavoravo sul braccio meccanico, mi è capitato spesso di sentirmi dire “Come hai fatto a fare tutto da sola?” E questo, purtroppo, succede un po’ in tutti gli ambiti.
Per quanto riguarda il mondo femminile, eravamo davvero pochissime, ora ci conosciamo tutte e tra noi c’è supporto.

Quello che è decisamente fuori luogo, deriva dall’idea che la società ha delle donne. Puntualmente si classifica l’arte in base a chi la fa: “Street art al femminile” o “Street art in rosa”.
Le artiste sono sempre presentate come una minoranza, si mette in luce il fatto che magari ad un festival di soli uomini, c’è un’unica donna… è insopportabile!

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Collaborazione con 20th Century Fox Italy per promuovere “The Shape of Water” (La Forma dell’Acqua) 2017 (Foto: Alice Pasquini)

“Riqualificare il territorio attraverso l’arte.”

Alice pasquini

Dal 2016 sei direttore artistico di CVTÀ, un importante festival che si svolge in Molise, esattamente a Civitacampomarano. Raccontaci di più.

Tutto è nato da un’incredibile coincidenza.
Ero a New York. Un giorno, controllando la mail, notai che mi scrisse la segretaria della Proloco di Civitacampomarano “Vincenzo Cuoco” dopo avermi vista su un servizio di Sky Arte.
Espresse il desiderio di volermi a tutti i costi per riqualificare il territorio, e fin qui tutto ok.

La coincidenza assurda è che mio nonno era di Civitacampomarano ed è come se lui, in un certo modo, mi volesse riportare alle radici. Dopo aver girato il mondo, l’idea di tornare alle origini era emozionante, non tornavo in quelle zone da quando ero piccola.
Civitacampomarano era un paese quasi disabitato, denso di anziani e privo di giovani, ma aveva un fascino particolare, commovente, un posto pieno di suggestioni.

Iniziai a dipingere in un angolo abbandonato del paese e da quell’intervento, pubblicizzandolo, iniziarono ad arrivare turisti incuriositi. Così pian piano grazie all’avvento del turismo, iniziarono ad aprire piccole attività commerciali, strutture ricettive, ed il festival CVTÀ è diventato nel tempo un punto focale ed importante della comunità di Civitacampomarano.

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“Cvtà Street Fest”Civitacampomarano (Molise) (Foto di Alessia Di Risio)

In questo momento un po’ particolare ti sei fermata o sei riuscita a portare avanti altri progetti ?

Questo momento per me è stato un cambio di realtà, dopo 15 anni in viaggio, fermarsi non è stato semplice.
Ho rallentato il mio lavoro soltanto durante il primo lockdown, quando dipingo sono sola su un braccio meccanico e indosso sempre la maschera per proteggermi dalle vernici; non ho perso tempo e sono riuscita comunque a portare avanti altri progetti tra cui l’uscita del mio libro “Crossroads” – Dicembre 2019.
Ho anche avuto tempo di tornare in studio, cosa che non riuscivo mai a fare stando sempre in giro e questo ha permesso la nascita di nuovi progetti e collaborazioni.


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Alicè

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