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Realtà virtuale, il linguaggio che colma la distanza

Scritto il 5/12/17 da Alessandro Mancini

Un giorno, circa due anni fa, qualcosa attirò la mia attenzione e subito compresi che avrebbe avuto un un ruolo incredibilmente importante, non solo nella mia vita ma nella storia dei media: la Realtà Virtuale.

Subito mi resi conto della potenza di questo mezzo, non ci trovavamo solo di fronte ad una nuova periferica per video game. La realtà virtuale (o VR), è un linguaggio che mette in relazione gli esseri umani a un livello profondo, come non ho mai visto fare ad altre forme e sistemi di comunicazione. Le potenzialità inaspettate della realtà virtuale la rendono quel tramite che permette di passare dall’assimilazione dell’espressione di un autore, frutto della sua esperienza, alla sperimentazione di quel vissuto in prima persona.

Se pensiamo all’origine dei sistemi di comunicazione immaginiamo i nostri antenati raccolti intorno ad un fuoco intenti ad ascoltare una buona storia, come le gesta di una dura giornata di “sopravvivenza” poi tradotte nelle proprie intime sensazioni. Quelle stesse storie ci vengono raccontate attraverso ogni tipo di supporto: dipinti, libri, radio, tv, cinema. Ognuno di questi mezzi però crea una distanza tra la realtà della storia e l’interpretazione che intimamente ognuno, attraverso i propri sensi, prova di quella realtà, mentre, simultaneamente, fa esperienza del mondo in cui è immerso e da cui è circondato. La realtà virtuale colma la distanza. La realtà virtuale vi porta dentro una realtà possibile travalicando le barriere del mezzo stesso e, in qualche caso, il punto di vista che vi offre può essere quello del personaggio principale della storia.

La VR è un nuovo media e in quanto tale deve essere ancora compreso appieno (si pensi oggi alla realtà virtuale come all’anno zero del cinema, quello dei fratelli Lumière), ha infatti regole molto diverse da ogni altro media e dal cinema in particolare.
Concetti come inquadratura e primo piano non hanno lo stesso significato che viene attribuito nei video tradizionali: l’inquadratura diventa il punto dove dirigere l’attenzione e concentrare le emozioni; il primo piano si traduce con il concetto di vicinanza, il soggetto viene catturato dal vostro spazio personale e la vicinanza fisica si trasforma in emozionale.
Il regista di VR si comporta come un coreografo che guida l’attenzione dello spettatore sfruttando l’immagine insieme al suono che è spaziale (binaurale), ovvero un suono proveniente da dietro, girando lo sguardo, lo sentirò davanti.

Ormai sono passati due anni dalla mia prima esperienza VR ma adesso più che mai sono convinto che ci troviamo di fronte ad una vera rivoluzione della comunicazione. È vero, la realtà virtuale è un mezzo tecnologico ma grazie a questa tecnologia proviamo compassione, empatia, sentiamo un legame. Anzi di più, viviamo in prima persona.

Per questo credo che la realtà virtuale possa davvero cambiare il mondo.

Mi rendo conto che parlare di realtà virtuale non sia semplice. Essendo un linguaggio strettamente legato all’esperienza credo che vada vissuta più che parlata.

Chi ha già provato la VR non può che essere d’accordo con me. Chi non l’ha ancora provata deve assolutamente farlo e per farlo deve usare un visore che sia un dispositivo desktop come Oculus Rift e HTC Vive, o mobile come Gear VR e Day Dream, oppure qualsiasi tipo di cardboard; i video 360 visti su uno schermo o vissuti in modo immersivo non sono la stessa cosa.

Chiedetemelo, sarò felice di essere proprio io ad introdurvi a questo nuovo media.