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-attenzione, potrebbe contenere tracce di spoiler, bucce di arachidi e crostacei- Ed eccomi qui, a recensire l’ultima fatica dei Marvel Studios arrivata al cinema questa settimana in Italia. “Thor Ragnarok” del neozelandese pazzo Taika Wak…Wain…Wiki…COMECAZZOSICHIAMA ha, al momento in cui vi scrivo, decisamente convinto la critica americana che lo ha finora premiato con recensioni a…

Thor RagnaLOL vs la Risatefobia

Scritto il 29/10/17 da Matteo Cabiola

-attenzione, potrebbe contenere tracce di spoiler, bucce di arachidi e crostacei-

Ed eccomi qui, a recensire l’ultima fatica dei Marvel Studios arrivata al cinema questa settimana in Italia.

“Thor Ragnarok” del neozelandese pazzo Taika Wak…Wain…Wiki…COMECAZZOSICHIAMA ha, al momento in cui vi scrivo, decisamente convinto la critica americana che lo ha finora premiato con recensioni a dir poco entusiastiche, mentre nel Bel(?) Paese sembra aver diviso addetti al settore e, soprattutto, fan ad ogni latitudine.

Probabilmente a causa di una gravissima e sottovalutata piaga sociale che da anni imperversa nel mondo del “silver screen”.

Ma andiamo con ordine: come ho trovato io il terzo capitolo delle avventure del Dio (eheheh) del Tuono? In parole povere (ed un filo volgari): è una cazzo di bomba atomica.

Per un figlio degli anni 80 come me, vedere sullo schermo una pellicola come quella dedicata al figlio di Odino che ho assaporato al cinema la sera scorsa è stato a dir poco catartico.

Un film divertentissimo, con un impianto visivo ibridato con quello dei Guardiani della Galassia (cosa che è stata criticata dai soliti fenomeni, dimentichi del fatto che il MCU è un universo condiviso e che, se Thor va a zonzo per i pianeti della stessa galassia che Star-Lord, Rocket&co. proteggono, è palese che il feeling visivo sarà il medesimo, o quantomeno che abbia lo stesso sapore) e una colonna sonora di grande impatto senza essere invasiva, il cui gioiello della corona è la azzeccatissima, come si sottolineerà in seguito, “Immigrant Song” dei divini Led Zeppelin.

Un film che, dopo due tentativi andati parzialmente a vuoto -di cui il secondo, diciamocelo, è abbastanza una merda-, finalmente trova una dimensione per l’eroe alieno (alieno…ALIENO…non norvegese! Capito teste di cazzo che si lamentano per i personaggi neri?) ispirato alle antiche leggende norrene.

Niente Shakespeare, niente Trono di Spade, ma un solido immaginario action con accenni deliziosi di swashbuckling scanzonato, un approccio divertito e divertente da parte di un regista che, come Gunn coi Guardiani, se ne sbatte le palle dell’idea che gli altri hanno di come un film su Thor dovrebbe essere fatto e, semplicemente, fa il suo mestiere donandoci LA SUA visione dell’eroe.

Con buona pace di quelli che sostengono che la Marvel sia un Reich con a capo Feige.

Hemsworth è in eccellente forma, mette in mostra per tutto il film il suo inaspettato lato comico, con dei tempi naturali eccellenti ed un’ottima chimica sia con la sorprendente Tessa Thompson che con un Tom Hiddleston magari non al meglio ma comunque mai fuori luogo; per non parlare della gioia di questo vecchio lupo da sala cinematografica nel vedere un mostro sacro come Anthony Hopkins prodursi in una esilarante imitazione di Loki in una scena abbastanza “inceptionistica”. Anche Mark Ruffalo, nella sua doppia veste, è perfetto. Su Jeff Goldblum nemmeno mi pronuncio visto che, se non mi sbaglio, dovrebbe esserci da qualche parte nei trattati ONU una postilla che vieta di criticarlo. Non che ce ne sia bisogno del resto. Cate Blanchette è già una dea di suo, ammantata nei panni di Hela è un qualcosa che va oltre l’umana comprensione (ed è decisamente più potente ed incisiva come Villain rispetto a quanto mi aspettassi).

Insomma, il film è bello e si permette anche una già accennata deriva politica che ha un impatto emotivo decisamente inaspettato: mostrandoci la millenaria storia che accomuna quasi tutti i grandi imperi costruiti sul sangue e sulle violenze, con le menzogne di un volto benevolo che arrivano a cancellare e sostituire ciò che è venuto prima per relegarlo nelle fondamenta e nel dimenticatoio (ma la merda viene sempre a galla Ciccio Odino).

Fa specie anche vedere gli Asgardiani ritratti come poveri immigrati (appunto, vedi Led Zeppelin) disperati ed in fuga da un regime sanguinario. Gli stessi Asgardiani che per millenni sono stati un fulgido esempio di civiltà e di potente ricchezza. Perchè il cetriolo può arrivare da qualsiasi direzione ed infilarsi in qualsiasi culo, ed allora è un attimo trasformare il “noi” in un “loro”.

E allora, al netto di tutto ciò, come mai ad un sacco di gente questo film non è piaciuto (per usare un eufemismo)? Per la orrenda piaga di cui parlavo all’inizio: la paura di divertirsi al cinema.*

Da un po’ di tempo a questa parte (errhhmm…Nolan…coff coff) nel mondo dei blockbuster d’intrattenimento imperversa questo morbo subdolo, una mutazione genetica del senso di colpa cattolico e una blasfema fusione con l’insostenibile pessimismo nichilista millennial che, in questi tempi di crisi, imbratta a sproposito le produzioni artistiche sia hollywoodiane che non.

Nei film “mainstream”, quelli d’intrattenimento, è tutto un continuo invocare -da parte dei fan ma non solo- più “epicità”, più “gravitas”, più “serietà”. Quasi come se fosse un reato, o un peccato mortale, divertirsi mentre si guarda una pellicola. Quasi come se non si riuscisse più a capire che, spessissimo, lo humor AGGIUNGE peso e significato ad una vicenda umana, proprio perchè scherzare su tutto (anche le cose più drammatiche) è esattamente ciò che umani ci rende. E allora via a lamentarsi sui social se un regista si permette di fare un film pressochè comico su di un tizio che se ne va in giro vestito come un pirla e vola appeso ad un martello.

Non fraintendetemi eh, come ho già detto altre volte, da fanatico appassionato di fumetti so perfettamente che i supereroi -come altri infiniti personaggi della nona arte- sono veicoli perfetti per trasportare concetti alti che vadano oltre il classico “volo e risolvo la situazione a pugni”, ma non sempre è lecito aspettarsi una profondità degna del Bardo in tutte le loro iterazioni.
Ridere è bello, divertirsi è indispensabile.

Che magari domani vi svegliate e l’unica gravitas che percepite è quella dei tre metri di terra che vi ricoprono.

*ci sarebbe un’altra piaga: quella dei nerd che si vergognano di loro stessi e delle loro passioni e quindi pretendono che le opere massmediali che ritraggono i loro personaggi preferiti siano abbastanza “serie” da non dover arrossire con l’amico ultras quando gli dicono cosa hanno visto al cinema la sera prima.

Ma di sta gente non mi va nemmeno di parlare.

VOTO 8/10

Matteo Cabiola Autore

Matteo Cabiola
Detto prosaicamente Teo, 30 something che si vanta di sapere un sacco di cose sui fumetti e sul cinema, di avere mille passioni ed hobbies ma che in realtà è interessato solo alle tette. Dal vivo è più grasso.

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