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Ho usato questa battuta molte volte, direi che è quasi diventata uno dei miei marchi di fabbrica. Le reazioni che ottengo variano sempre in base al “pubblico” davanti al quale la faccio: volti divertiti, spiazzati, curiosi, sdegnati. È ovviamente un’iperbole, purtroppo qualcosa l’ho imparato anche a scuola. Nei fumetti però ho trovato quella sensazione di…

Tutto ciò che so l’ho imparato dai fumetti

Scritto il 15/05/17 da Matteo Cabiola

Ho usato questa battuta molte volte, direi che è quasi diventata uno dei miei marchi di fabbrica.
Le reazioni che ottengo variano sempre in base al “pubblico” davanti al quale la faccio: volti divertiti, spiazzati, curiosi, sdegnati.

È ovviamente un’iperbole, purtroppo qualcosa l’ho imparato anche a scuola. Nei fumetti però ho trovato quella sensazione di curiosità e voglia di scoperta che spesso l’istruzione standard non è in grado di darti

Dai vocaboli ricercati spesso utilizzati dai paperi (soprattutto zio Paperone) nelle storie di Topolino, fino alle prime infarinature di scienze applicate presenti nelle avventure dell’Uomo Ragno, dalla seconda metà degli anni 80 fino ad oggi ho dovuto spesso ringraziare Walt Disney, Stan Lee & Co. per tutte le belle figure fatte durante una moltitudine di discorsi con amici e sconosciuti, molto più spesso di quanto abbia dovuto ringraziare il mio liceo, o l’università.

In questa serie di articoli, che spero si riveli lunga, condividerò con voi, sperando che la memoria non mi tradisca, frammenti di memoria legata a questo argomento.

Per evitare minestroni magari proverò anche a dividerli in macrocategorie, come:
-lessico/grammatica
-scienze
-storia
-cultura pop estesa
-Fig…ehm,Universo femminile.

Partendo proprio dai Paperi e dal loro linguaggio fine e ricercato, che dai primissimi anni delle elementari mi ha spesso regalato parole entrate a far parte del mio vocabolario personale, ma mi ha altrettanto spesso fatto additare come uno stramboide dai miei coetanei non lettori.

Vedete, uscirsene a 8 anni con esclamazioni del calibro di “me tapino” o “gaglioffo” oppure scrivere in un temino che “il Gatto e la Volpe avevano turlupinato Pinocchio” faceva alzare ben più di un sopracciglio.

Ai docenti, che si chiedevano come potesse essere che un bimbo di quell’età conoscesse determinati vocaboli e ai miei compagni che, soprattutto alle medie, sfruttavano la cosa per sfottermi nei modi più disparati.

Ma non mi è mai importato granché degli sfottò, provavo molto più piacere nell’apprendere nuovi lemmi di quanto dispiacere provocassero quelle prese in giro a base di “ehi vocabolario ambulante” o “secchione di merda” tanto per citare le meno volgari.

Ho di recente letto un articolo, se non sbaglio pubblicato addirittura dal sito internet dell’enciclopedia Treccani, che esponeva al pubblico ludibrio la desolante situazione dei giovani italiani in ambito grammatical lessicale, elencando una serie di parole che risulterebbero sconosciute al grande pubblico.

E non pensate su tratti di parole arcaiche o arzigogolate (eheheh), ma di termini di uso semi comune come: esoso, taccagno, intabarrato.. E così via.

Ecco, forse di fronte a tanta pochezza nelle mani delle future generazioni viene da chiedersi se non si possa fare qualcosa a riguardo.

Forse è meglio sopportare qualche presa in giro in più da ragazzini ma poi, una volta arrivati all’età adulta, sapere di cosa ti sta accusando qualcuno che ti apostrofa con: “dannato plutocrate ostentatore di sicumera”.

Non che mi sia mai capitato, eh.

Quack!

Matteo Cabiola Autore

Matteo Cabiola
Detto prosaicamente Teo, 30 something che si vanta di sapere un sacco di cose sui fumetti e sul cinema, di avere mille passioni ed hobbies ma che in realtà è interessato solo alle tette. Dal vivo è più grasso.

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