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Dagli archivi segreti di Gold, in occasione del tredicesimo compleanno, sbuca fuori questa intervista inedita realizzata nel 2011, quando – senza nessuna ragione – misi in contatto Zerocalcare con il Colle der fomento. Era appena uscito La profezia dell’armadillo e mi trovavo ad un evento di presentazione del libro, pochi giorni prima del compleanno del…

Il Colle der fomento intervista Zerocalcare

Scritto il 13/09/16 da Omar Rashid

Dagli archivi segreti di Gold, in occasione del tredicesimo compleanno, sbuca fuori questa intervista inedita realizzata nel 2011, quando – senza nessuna ragione – misi in contatto Zerocalcare con il Colle der fomento.

Era appena uscito La profezia dell’armadillo e mi trovavo ad un evento di presentazione del libro, pochi giorni prima del compleanno del Danno, e Craim mi chiese di comprarne una copia con dedica da regalargli.

Vista la reciproca stima che le due entità provavano l’uno per l’altra, mi venne naturale chiedere a Danno di realizzare un’ intervista a Michele Rech aka Zerocalcare, certo che sarebbe stata sicuramente qualcosa di diverso.

Venne fuori un mp3 di due ore diligentemente sbobinato dalla nostra Anya e ci mettemmo in attesa di qualche disegno da allegare all’intervista (che fondamentalmente è più un’amabile chiacchierata tra nerd).

“Purtroppo” da qual giorno gli impegni di Michele aumentarono in maniera impressionante e tra un ritardo e l’altro la cosa finì nel dimenticatoio.

Per anni mi sono ricordato di questa famosa intervista solo in prossimità del Lucca Comics o quando usciva un nuovo libro, aka esattamente nel momento di massimo impegno per Michele, quindi questo preziosissimo documento è rimasto ad impolverarsi di byte nel mio HD.

Dopo cinque anni ti ritrovi a dover ripulire il computer e ti rendi conto che è veramente un peccato avere una roba così figa e non averla condivisa, e così…

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Danno: Prima una domanda così secca proprio: Ti cagano il cazzo le interviste o ti piacciono? A noi Colle, per dirti, dopo un po’ ci rompono i coglioni.

Zerocalcare: A me me cagano il cazzo di base. Proprio che ormai quando mi fanno le solite domande non riesco più a rispondere. Grugnisco, e sì mi hanno un po’ cagato il cazzo… Però è vero che io ho proprio una soglia di tolleranza bassissima per ste cose in generale.

Danno: Ok, allora facciamo così. Quando arrivo ad una domanda… Mi puoi dire tranquillamente “la prossima”, tanto ce ne abbiamo tipo 50 di domande.
All’inizio ti volevamo fare la solita intervista da nerd, personaggio preferito degli Street Fighter o di Star Wars, che te ne avranno fatte mille…

Zerocalcare: A me non la chiedono mai la roba nerd comunque…

Danno: Allora l’ho beccata io l’unica intervista nerd, l’ho vista in video, mi sa che stavi a Lucca, con uno che ti aveva fatto un paio di domande, una sull’universo di Star Wars comprato dalla Disney e tu hai detto mi va bene tutto, basta che non ci sia jar jar binks. Grande… Quoto. Comunque io e Masito ci siamo detti: perché non facciamo un’intervista un po’ più personale, magari incentrata sul tuo rapporto con Roma. Perché secondo me la cosa che esce subito dai tuoi fumetti è che pure se non sei nato a Roma (questo l’ho scoperto ieri notte), però sei “de roma”, cioè proprio ‘na cifra. Se sente.

Zerocalcare: Menomale, guarda…

Danno: Quindi facciamo che la prima domanda è: a che età ti sei trasferito da Arezzo a Roma?

Zerocalcare: Sono nato ad Arezzo, poi sono stato in Francia e poi sono venuto a Roma da molto piccolo. Ho avuto un po’ di passaggi, un po’ di avanti e indietro, ma di queste cose non ne parlo mai. Diciamo che è da quando ho 7 anni che sono a Roma.

Danno: Un bambino… e sei arrivato subito a Rebibbia?

Zerocalcare
: Sì, sono sempre stato a Rebibbia.

Danno: E che tipo di esperienze ti sei vissuto in un quartiere come Rebibbia? Che effetto ti ha fatto? Quando sei arrivato da bambino ti sembrava un bel posto o t’ha un attimo spaesato?

Zerocalcare: In realtà, diciamo che io mi sono trovato subito bene a Rebibbia perché era un quartiere che era pure molto tranquillo… nel senso io sono una persona che si fa i cazzi sua… e Rebibbia secondo me rispecchia proprio sta cosa, è in realtà un quartiere super tranquillo e mi son sempre vissuto in maniera molto buffa il fatto che, che cazzo ne so… ci sta un sacco di gente, magari soprattutto quelli non di Roma o quelli che abitano al centro, che col fatto che Rebbibia è il capolinea della linea della metropolitana e che c’è il carcere, allora pensano che è come se stai a Scampia.

In realtà Rebibbia è un quartiere normalissimo, è una borgata tranquillissima in cui veramente puoi andare in giro di notte senza paranoie… Non c’è niente di che…

Quindi me lo sono sempre vissuto abbastanza bene come quartiere… Ci stava pure una cosa che ha detto Masito prima dell’intervista, sulla presenza del carcere, che magari da ragazzino la percepivo pure poco, la percepivo più come un luogo d’attesa, nel senso che io vedevo la gente che andava là e che aspettava che dovevano uscire, oppure che si andavano a fare i segnali a chi stava dentro… però non è che capivo bene cos’era il carcere. Capivo che era un posto dove la gente aspettava sostanzialmente.

Crescendo invece quella roba là diventa… quando cominci a capire che quello là è il carcere, che tutti i giorni ci passi davanti e pensi che è un posto in cui ci stanno rinchiusi ‘na massa infinita de corpi è una roba che un po’ ti scuote, non ti dico che ti mette ansia, perché non ti mette ansia, però che ti colpisce, mentre da ragazzino magari non lo percepivo bene.

zerocalcare-gold

Danno: Tu hai disegnato pure per l’agenda “Scarceranda”, giusto?

Zerocalcare: Sì

Danno: Quindi in qualche modo poi torna tutto… Ok questa è una domanda sul passato e anche sul presente, cioè: come ti sei mosso, come ti muovi e come ti piace muoverti per Roma?

Usi la macchina, i mezzi, il motorino… Perché Roma è ‘na città difficile secondo me… cioè, a Milano quando ti dicono “è lontano” dopo 10 min sei arrivato e dici “Ah va be’”, come se a Milano forse non esistesse che per arrivare da un posto all’altro della città ci metti più di un’ora.

A Roma se c’è traffico ci metti minimo un’ora per arrivare ovunque…

Come te la vivi?

Zerocalcare: Io non ho mai avuto il motorino, quindi…

Danno: Manco io, siamo tipo gli unici due romani senza… Io non lo so praticamente guidare…

Zerocalcare: Io pure… E comunque quando guidi la macchina il motorino è il tuo nemico, rischi di andare in galera ad ogni incrocio praticamente, per colpa dei motorini…

Comunque io son sempre stato in metropolitana, perché col fatto che sto a Rebibbia ho la metro…
Però la metro a Roma non è la metro di Parigi o di Milano, cioè la metro fa una tratta o l’altra… tutto il resto sta fuori… e quindi in realtà per una vita io sono tornato presto dalle cose, dalle serate, dai concerti…

Danno: Quindi tu non sei affezionato ad un notturno? Io quando andavo al vecchio circolo degli artisti tornavo a casa col 60 notturno… tipo che quando Rino Gaetano dice “conosco le coincidenze del 60 notturno, lo prendo sempre per venire da te…”, io mi ci risentivo tantissimo perché davvero lo prendevo sempre…

Zerocalcare: Eh sì, a me mi lasciava un pezzo prima e poi mi dovevo fare 40 minuti a piedi per arrivare… che a Rebibbia i notturni non ci stavano. Mo adesso ci sta quello che ti fa tutta la linea B, che la segue tutta… Però prima quando ero ragazzino non ci stava il notturno che faceva tutta la linea.

Masito: Confermo, a Rebibbia non c’era il notturno fino a poco tempo fa… Io sono esperto di notturni… Li prendo ancora…


Zerocalcare
: No, io con la macchina per fortuna me li posso risparmiare. Però io da ragazzino, quando il “Villaggio Globale” era ancora un centro sociale, quando andavo al Villaggio Globale la sera, poi me ne dovevo andare prima che chiudesse l’ultima metropolitana quindi non vedevo un cazzo dei concerti praticamente. O avevo qualcuno da cui potevo dormire a casa oppure dovevo tornare prima…

Danno: E ora macchina?

Zerocalcare: Sì

zerocalcare-striscia

Danno: Da qui ho visto sei un cultore, l’italiano tipico che tiene la sua macchina linda e impeccabile… Faremo a breve un clash fra la mia e la tua macchina.

Un giorno X, Masito ci chiamerà e ci dirà “venite tutti e due con la macchina” e farà il giudice di chi sta messo peggio.

Masito: Perché Simone ha una cosa come sei ombrelli in macchina…

Zerocalcare: Io l’ho lasciata a mi’ madre quando son partito un mese fa e l’ho ritrovata completamente pulita… quindi bisognerebbe vedere dopo un po’ di tempo…

Danno: Io ho bottigliette d’acqua che risalgono a 3 anni fa… vabbè…. A questo punto me vien da dire… Quanto pesa Roma? Cioè che segni ti lascia addosso? Nel senso: tu parli come me, io parlo come lui, lui parla come te, te c’hai la macchina così… Sembra che abbiamo fatto tutti le stesse cose pure se fra me e te ce so’ 10 anni di differenza, quindi in qualche modo una generazione… io ero pischello negli anni 90, tu sei stato pischello un po’ in tutto il 2000. Queste similitudini secondo te sono solo una questione che in qualche modo siamo cresciuti negli stessi ambienti? Perché io noto che… ho questa idea: nelle altre città il fighetto è il fighetto, il coatto è il coatto. A Roma anche il pariolino parla come il coatto, dice “Aò sto a flesha! Bella zì! Porcoddue! S’arribbeccamo dopo”… quindi mi chiedo… è Roma che ci da un imprinting? Cioè, esiste un’attitudine “romana”?

Zerocalcare: Secondo me sì, c’è un’appartenenza che è più forte. Ha proprio un senso di appartenenza Roma che ci sta nelle persone che ci abitano, che ci hanno vissuto, che è più forte de un sacco di cose e che secondo me è proprio trasversale alle classi sociali… Poi io ho l’impressione che delle cose su Roma si sono omogeneizzate ulteriormente nel corso degli ultimi anni, non necessariamente in bene. Nel senso che pure (per ditte ‘na cazzata) il crollo del prezzo della cocaina penso che ha proprio omologato e diffuso i consumi e tutta una serie di attitudini che prima magari erano solamente di certe persone, mo so’ de tutti. Lo stadio ad esempio, è un posto in cui ce trovi persone che se mischiano e finisce che si imparano gli stessi codici, gli stessi linguaggi, sia, che so, i figli dei Parioli sia quelli de Torbella. Quindi secondo me è proprio un mischione Roma, che poi chiaro che ognuno ha, a seconda di dove è cresciuto, delle cose diverse, però ci sta un’impronta che invece è proprio quella di tutti, sia nel bene che nel male.

Danno: Sì, ma condivido pure che più siamo andati avanti più si è espansa questa cosa. All’inizio degli anni 90 era più marcata la differenza tra il pariolino, la zecca… il coatto ad esempio negli anni 90 era jeans stretto e bomber ghiaccio con lo scudetto dell’italia…

Zerocalcare: Perchè dal 2000 è arrivato internet e pure i generi musicali. Prima il punk, era solo punk, quello che ascoltava raggae ascoltava solo musica raggae… s’è mischiato tutto, il look, gli stessi generi musicali si sono mischiati quindi poi ad una certa c’è stato il pastone globale per tutti.

Danno: No, è vero, i punkabestia hanno il cappelletto rap new era, però poi hanno la cresta, i piercing da tribaroli, e poi hanno le scarpe bombate da skater, quindi in qualche modo… Questo è vero, un po’ in tutta Italia si stanno uniformando, però secondo me Roma ha qualcosa che se ci cresci te rimane, un po’ un’attitudine, un po’ non lo so… ho sempre avuto l’idea che se a Roma se fai troppo il coglione poi non te la fanno passare. Quando suono a Roma, io per dirti ho sempre il doppio delle paranoie. Quando so che devo suonare a Roma io e lui (Masito) cominciamo a chiamasse ‘na settimana prima a chiedere “come stai?” “come la vedi?”, ci facciamo forza a vicenda dicendo “verrà un sacco di gente…”. Perché? Perché a Roma (sta cosa me l’ha detta uno che non è di Roma), ognuno si pensa avanti all’altro. Sembra come che se tu sei un ingegnere e parli con uno che invece s’occupa di fiori, ma quello di fiori è romano, quello te deve di’ che ne sa un pezzo più di te d’ingegneria. E quindi pure il pubblico, tu canti, però sta lì sotto e appena sfori un attimo parte il “che sta a fa questo…”, pronto subito a dirti qualcosa, come se…

Masito: Come se Roma te ama, però per farti amare devi proprio insistere…

Danno: Vuole essere proprio protagonista…

spilletta-zerocalcare

Masito: se conquisti Roma puoi conquistare tutt’Italia, tutto il resto del mondo… perché il romano è proprio duro secondo me… poi è un parere…

Danno: sì, è un po’ cinico, indifferente… ha così tante cose che secondo me se non gli fai scattare quella scintilla subito, dice “va be’ tanto c’è un’altra cosa lì, un’altra lì… domani c’è quest’altra…”

Zerocalcare: Mi fa strano comunque che proprio voi Colle che… nel senso, secondo me voi non avete mai sgravato un cazzo… cioè, la percezione che uno ha di voi è che siete proprio quelli che non hanno mai sgravato un cazzo, cioè che tu…

Danno: Però, forse questo deriva proprio da questo fatto… nel senso che io sono cresciuto con la paranoia di fare la figura del fesso perché a Roma non te la facevano passare. Ora anche questo te lo fanno passare… per dire, posso parlare del nostro ambiente, nel rap ormai vedi e senti cose che t’assicuro, 15 anni fa la gente sotto al palco avrebbe detto “ma chi è sto cojone… rimannatelo a casa”… Invece adesso è proprio più tranquilla… Anche se Roma col tempo si è intesita, io mi ricordo che 15 anni fa uscivo più tranquillo, adesso sta città mi comunica sempre un po’ l’idea che basta uno sguardo sbagliato e chissà che succede, puoi beccare sempre il matto, sembra che c’è sempre un motivo per litigare…

Masito: C’è troppo ego, a Roma c’è… è bella sta cosa perché chiunque va fuori è un pezzo di Roma e quindi rappresenta per questo, si porta dietro Roma, però c’è troppo ego. Cioè alle volte si incontrano due caratteri, tre caratteri troppo forti e succede il casino… c’è sta cosa… invece fuori noto che stanno più in pace…

Zerocalcare: è vera sta cosa… sta cosa di non fare il cojone, ecc… in realtà anche nei fumetti, in sedicesima proprio, è il motivo per cui poi di tutta una serie di robe non parlo…

Danno: Infatti io ho letto una cosa che tu hai detto, che secondo me è geniale… cioè che te fino ad un certo punto avevi la paranoia… diciamo che tu ti sei fatto conoscere col fumetto sul G8 e poi da lì sei, fra virgolette, “esploso” e ora ti conosce un sacco di gente anche al di fuori del giro dei centri sociali. Però io ho letto che tu dicevi “ero in qualche modo talmente politicizzato che avevo paura di dire nei miei fumetti ‘io però gioco pure a street fighter’, oltre che andare alle manifestazioni ecc”, che è un po’ la stessa paranoia che forse se semo fatti tante volte noi. Noi abbiamo cercato sempre di essere, di proporre non so, il rap in una maniera non dico seria ma almeno dignitosa, di dire “facciamo che il rap non sia solo la musica delle cazzate” e quindi giù seri, hardcore. Poi tante volte ci facciamo la battuta dicendo “certo però noi stiamo in fissa a giocare ai videogiochi, a vedere games of throne…” e ci facciamo le paranoie tipo… ma che ti pare che lo metto in un testo… invece poi quando t’esce la citazione figa ti accorgi che è ‘na bomba, perché un po’ sei riuscito a condividere qualcosa… e quindi ti chiedo quand’è che hai capito come… cioè, c’è stato un momento in cui hai detto “ma vaffanculo vai… non mi basta più fare solo il politicizzato” ? non perché non fosse giusto…

Masito: Ma poi vorrei aggiungere una piccola cosa, si può fare politica pure senza farla, nel senso che tu comunque, secondo me i fumetti tuoi fanno politica sociale… senza dare un parere, ma comunque tra le righe ci sta un tuo parere e ci sta anche… cioè racconti delle cose e poni dei temi alla gente.

Zerocalcare: Pure perché secondo me poi ci sono delle cose che se ne parli in un certo modo ne va solamente con la gente che già la pensa come te e va pure bene per un sacco di cose, non è che va male.

Io pure lo faccio su delle cose però poi diventa pure un po’ limitante se devi solamente parlare con la riserva indiana tua… e quand’è che ho fatto sto passaggio? In realtà sto passaggio a me è venuto che sul fatto che ad un certo punto ho deciso di provare… cioè no, in realtà io sto passaggio ho deciso di farlo quando è morta una mia amica che non c’entrava un cazzo coi compagni.

Che è stata la prima volta che mi sono trovato a perdere una persona che non c’entrava niente con noi e mentre io, che cazzo ne so, non era la prima volta che perdevo una persona che mi era cara, però in qualche modo stando in degli ambienti in cui, se muore una persona, hai già un protocollo di come funziona la cosa: fai il manifesto, fai il concerto, fai la scritta, fai il corteo, fai la cosa, cioè già sapevo come comportarmi e tutto. Quando è morta sta persona qua, invece tutta sta roba era stonata, cioè non c’entravano con lei, non era quel modo di comunicare e quindi mi son trovato che io non so fare niente, non so cantare, non so suonare, e allora volevo fare una cosa che rimanesse per ricordare ed ho provato a cominciare a disegnare delle cose che poi nel corso del tempo sono diventate il libro “la profezia dell’armadillo”.

E là m’è toccato mettere a punto delle cose che mi rappresentavano un po’ più personalmente, cercando di non caricarle di retorica, di ideologia. Insomma, poi il risultato a me é piaciuto, ho visto che poi ha funzionato pure sotto un sacco di punti di vista.

Continua…

Omar Rashid Autore

Omar Rashid
È il gran capo e fondatore di GOLD,‭ ‬scrive di tutto e gestisce‭ ‬il circo dei cervelli di questo splendido progetto.‭

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