NEWS

Proclamato lunedì il vincitore del concorso internazionale. Opinioni sparse sul risultato finale.

Il brand di Firenze

Scritto il 12/03/14 da Omar Rashid

Premesso che indire un concorso su Zooppa per stabilire quale sarà il logo di Firenze è una cosa vergognosa, sinceramente sono rimasto molto perplesso dalla scelta della commissione che ieri ha fregiato Firenze di un brand, per renderlo “all’avanguardia” come New York, Parigi o Amsterdam.

Il logo che è stato scelto a me non piace, per nulla, ma non volevo limitarmi alla sterile lamentela e ieri mattina ho iniziato a stressare i miei contatti Facebook per avere un po’ di opinioni a caldo.

La domanda era “che ne pensi del nuovo brand di Firenze?”.

Questo è ciò che è venuto fuori:

Andrej Kuhajda Designer e realizzatore del logo Gold

«Così a colpo d’occhio mi piace il concetto di internalizzazione anche se la forma grafica non mi entusiasma, primo perché la parola Firenze passa in secondo piano e viene persa nella confusione. Secondo perché andando eventualmente a restringerne la dimensione non credo che il logo reggerebbe, ma al contrario verrebbe totalmente perso.»

Gianluca Lisi Esperto di Archetypal Branding

«Premetto che sono di parte perché ho anche io partecipato al concorso. Però credo di potere dire che obiettivamente non vedo né storia, né arte nella proposta vincente. Non vedo eredità.
Vedo internazionalità. Sento un po’ di freddo.
Non percepisco guardando il logo vincente niente di quell’atmosfera che sento quando sono a Firenze.
Neppure all’aeroporto.»

Alessandro Colombo Direttore dello IED di Firenze

«Il nuovo brand di Firenze è esclusivo e non inclusivo, da anni in città crescono i turisti orientali, brasiliani e di lingua araba e la struttura su cui è costruito è quindi limitata e limitante.
A livello tecnico è poco riproducibile in piccole dimensioni.
A livello personale penso che non sia efficace per l’uso che dovrebbe avere e non vedo l’appeal che sia di supporto ad una campagna commerciale.»

Marco “Goran” Romano Illustratore

«Ok, apprezzo il tentativo (banale) di rendere, attraverso le diverse lingue, l’apertura di Firenze verso le altre culture e gli altri popoli.
Trovo però che il risultato finale sia più il frutto di un designer della domenica più che di un professionista del settore.
Manca totalmente il legame con la città, con i suoi simboli e con la sua storia.
Manca l’identità.»

Troy Nachtigall Designer

«In un momento in cui giovani designer provenienti da Firenze stanno creando un incredibile design generativo di loghi è un vero peccato che la giuria abbia selezionato qualcosa di così noioso e vecchio.
È strano che Trieste capisca il talento di Firenze meglio di Firenze.»

Guido Martini Designer

A mio avviso, indipendentemente dalle numerose e svariate opinioni in merito al valore estetico, all’originalità, all’efficacia o ad altri parametri direttamente legati al nuovo logo di Firenze, questa esperienza (come altre, ahimè, precedentemente) dovrebbe farci riflettere sul modo in cui è stato promosso e gestito un delicato argomento come la creazione di un marchio identificativo di una realtà come la città di Firenze.

Da tutto questo ne traspare una profonda miopia, una grande ignoranza e una scarsa attenzione da parte delle nostre amministrazioni nel concepire e comprendere il valore, la complessità e l’ampiezza del lavoro che sta dietro alla creazione di un logo e alla costruzione di un brand.

Le colpe naturalmente non stanno in chi ha partecipato a un processo come quello messo in piedi per il contest del logo di Firenze, inviando le proprie proposte (per professionali o amatoriali che fossero), quanto al fatto che sia stato scelto, da chi aveva la possibilità di farlo, da chi ne aveva la responsabilità, di ricorrere a questo sistema e a questi metodi per gestire su un progetto come questo.

Peccato, davvero peccato per aver bruciato una splendida occasione di ricorrere a professionisti (che nel nostro paese non mancano) per creare qualcosa che avesse davvero un valore e che fosse creato, proposto e gestito con professionalità e rispetto.

Christian Deligia Designer

«Non voglio entrare nel merito della scelta finale; qualsiasi scelta sarebbe stata sbagliata, perché il problema sta all’origine, nella scelta di assegnare la progettazione di un brand importante come quello di Firenze a un concorso aperto a tutti, senza una selezione iniziale basata sulla professionalità e sulla competenza, e attraverso un brief generico e senza alcun contatto diretto con chi commissiona il lavoro.
La creazione di un brand è qualcosa di molto più complesso di un semplice “mi piace” messo su un’immagine che per alcuni può sembrare “carina”.»

Francesco “Paura” Curci Designer e rapper

«Credo che sia funzionale a livello internazionale.
Credo che la finalità che si sono posti sia quella.
Anche se risulta più vicino ad una tabella informativa che ad un marchio.
Visivamente poi non mi sembra qualcosa che possa essere memorizzato in modo particolare o possa suggestionare particolarmente.
Forse, per una città d’arte come Firenze, qualcosa di più poetico ed evocativo sarebbe stato più appropriato.»

Clet Abraham Artista

«È stato selezionato il lavoro di un grafico abituato alle collaborazioni con il Comune. Ne viene un risultato molto istituzionale, troppo complesso e senza impatto visivo ne pathos.
Questo dimostra quanto le istituzioni siano chiuse su se stesse, lontane dalle realtà lavorative e moderne, un po’ come lo era la chiesa, solo che oggi la chiesa si sta muovendo.»

Lucamaleonte Artista

«Ho sempre pensato che creare un logo sia lil lavoro più difficile per un creativo/grafico/artista, perché è necessario essere allo stesso tempo sintetici ed efficaci, dire il più possibile con meno segni possibili.
In questo caso ogni segno grafico è stato annullato, trasformando il logo in una didascalia, in una maglietta per turisti, annullando così quel gusto estetico e quei rimandi culturali che la storia della città, nei secoli passati, ci ha saputo insegnare.
Penso che questo sia il chiaro segno dei tempi che stiamo vivendo, in preda ad un appiattimento culturale che sta diventando la norma, in grado di comprendere solo ciò che rimane in superficie e non stimola affatto al ragionamento, alla ricerca di modalità di lettura altre e alte.»

Lucio “Basik” Bolognesi Artista

“Se non altro è meno hipster del logo di Bologna che si crea col generatore via web.»

Aurelio D’Amico Illustratore

«È un logo semplice e solitamente, a me, le cose semplici piacciono perché se sai fare la sintesi di un’idea ottieni un prodotto intelligente, è a questo che serve il brainstorming no?
Nel caso del nuovo logo di Firenze, invece, non vedo ne’ genialità ne’ eleganza.
Vedo l’ennesima grafica minimal hipster di cui nessuno aveva bisogno ed è un peccato.
A sto punto era più carino il logo del gelato festival!
E comunque è il secondo logo in cui Firenze toppa.»

Gabba Rapper

«Ammetto di partire un pò prevenuto in quanto già l’idea di un nuovo logo di per se non mi entusiasmava.
Il risultato finale è comunque discutibile.
Trovo il nuovo logo freddo e poco identificativo, magari più adatto ad una maglietta “souvenir” che a raffigurare Firenze del mondo.
Avrei preferito un visual o quantomeno uno stile più rinascimentale almeno nel font, ma voglio sperare che all’estero continuino a visualizzare Firenze come un giglio rosso su fondo bianco.»

Nuri Rashid Fashion designer

«Che bruttezza!! Ma è il logo vincente?!
Quando è che lo rifanno il concorso?»

Jacopo Mele Digital life coach

«Ma ci sta scritto RENZI?
E poi mica è un logo…
È una segnaletica per turisti»

Simone Massoni Visual designer

«Brand? Quale brand?»

Nicolò Dante Grafico

«Posso dire che ho visto di peggio. Quello di Praga per esempio.»

Diana Di Nuzzo Giornalista

«Per ragioni MATEMATICHE è fisicamente impossibile che su 5000 progetti abbia vinto un uomo di Firenze che ha lavorato già in passato con il comune per molto tempo, è una questione di calcolo delle probabilità, è IMPOSSIBILE!»

Luca Fortino Benpensante e ottimista

«Penso che abbiamo perso 2 occasioni: la prima è che come creativi potevamo mettere su un team che avrebbe avuto come obbiettivo creare qualcosa di moderno e innovativo.
Nonostante fosse discutibile l’idea del concorso gratis, secondo me c’è stato un errore a snobbare questa cosa.
La seconda è che dovevamo tempestare i “giudici” con disegni di cazzi giganti»

Dj Craim Deejay nella sera del suo compleanno

«Io cefed sdffmcvxs acmcr gvx
asdnm,sfddfas esrtgfdvz dfgsdfg dasddas
asdars ewr fsdf ggh fg asdasdh»

Anya Mastro di chiavi

«Ma quindi il nuovo logo di Firenze è il risultato dell’ultimo gioco della Settimana Enigmistica?»

Alessandro Gori Negromante Bo-Frost

«Personalmente avrei preferito un logo in cui la nostra bella Firenze fosse scritta col font della Simmenthal, tranne una siringa al posto della I, un linfonodo come puntino e Stefano Masciarelli piegato che fa la zeta.»

Spl33n Troll

«Questa cosa di dover affibbiare un logo, un simbolo a tutto, a mio avviso sta prendendo un po’ troppo piede.
È come quando si tenta di categorizzare un genere musicale con un nome apposta, rischiando di perderne sfumature e contaminazioni.

Il risultato è che poi chi produce un certo tipo di musica non si sente più rappresentato dal nome del genere che gli è stato affibbiato, magari perchè produce un prodotto diverso, a volte di poco, ma a volte di molto.
C’è proprio bisogno di categorizzare un genere musicale?

C’è proprio bisogno di apporre un simbolo ad una delle città più belle del mondo? A che pro?

Potrei dilungarmi sul lato estetico del logo, ma non sono un esteta, a me piace girare in tuta nel weekend.
Ma così come io non posso esprimere giudizi su un simbolo che rappresenta una città intera, come potrebbe farlo qualcun altro?
Chi mi dice che il gusto estetico di chi ha deciso sia migliore del mio? O peggiore?
Insomma, ce n’era davvero bisogno?»


Logo di Giacomo Triggiano

Chef Ragoo Rapper

«Il brand sarebbe quel cubetto?
Però questo vizio di rubare e andare a far le gare con una creatività rubata non ce lo leveremo mai»

Daniele Pedari Viveur

«Un wordplay degno di Pacciani.
A sto punto potevano mette una poesia sua.»

Mr. Gulag Rapper di strada/Maitre Chocolatier

«Io c’avrei scritto pure Flow Renzi.»

Mortecattiva Opinionista, poeta, scultore e pilota di catamarano

«A me piace.
Cioè è li, dice “Firenze”, lo vedo bene sulle brochures dei cosi turistici.
Ovvio non lo sventoli tipo bandiera battendoti il petto però non penso fosse quello lo scopo.
Io lo approvo.
Quasi meglio del logo Magic Italy.»

Maxim Pirsky Designer

«It is not Florence.»

Omar Rashid Autore

Omar Rashid
È il gran capo e fondatore di GOLD,‭ ‬scrive di tutto e gestisce‭ ‬il circo dei cervelli di questo splendido progetto.‭