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Intervista con Alessio Bertallot

La club culture dalla A alla Z.

Scritto il 26/07/12 da Davide Deiv Agazzi

Alessio Bertallot ne ha fatte davvero troppe perché stia qui ad elencarvele tutte. Diciamo che da sempre ha mostra una certa attitudine punk portando idee nuove in contesti vecchi, cercando l’esperimento, la connessione dove prima non c’era. In particolare ha spesso unito l’amore per la parola come il protorap avant-garde degli Aeroplanitaliani, ad esempio, o le liriche di Montale del progetto “Poesie fuoribordo” col beat della musica, con i bpm che scandivano le metriche delle rime, o l’improvvisazione del jazz.
Spesso e volentieri ha sfogato questa sua voglia di sperimentazione in radio, per 15 anni filati da guastatore di Radio Deejay col celebre programma “B Side” e da quest’anno come vero e proprio infiltrato nelle frequenze nazional popolari di mamma Rai, grazie al suo nuovo concept show Raitunes.
Ho deciso quindi, complice il caldo che dà alla testa, di sottoporre al buon Bertallot una serie di parole, un’intervista in forma di alfabeto che va a toccare diversi aspetti della club culture e del mercato musicale.
Ps. Avevo concesso ad Alessio di mandarmi a fanculo una volta raggiunta la lettera v: fortunatamente non è successo.

Aeroplanitaliani
Ti risponderei “chi lo sa?”, nel senso che il progetto teoricamente è ancora attivo ma di fatto stiamo tutti facendo altre cose troppo impegnative per riuscire a trovare abbastanza tempo da ritrovarci in studio a registrare con una certa frequenza delle cose nuove. La media è un disco ogni dieci anni. Siamo lì-lì, fra poco ne facciamo un altro. (ride)

Bass music
Ecco, questo secondo me è un fondamentale nella musica di oggi nel senso che non è sbagliata come definizione, anche se è omnicomprensiva, ma è vero che il basso, dal punto di vista almeno della musica elettronica, ha invaso il territorio che nella musica rock apparteneva alla chitarra elettrica. Il basso non è più soltanto uno strumento della sezione ritmica ma è diventato elemento narrativo strutturale importante della musica. Questo per quanto riguarda l’elettronica che viene quindi definita bass music anche se per gli inglesi con bass music si intende un territorio abbastanza ben definito ma data la tua domanda invito a considerare quanto sia importante il basso oggi.

Club
Il club mi sembra che stia piuttosto male, per certi aspetti, perché non mi pare un periodo dove ci sia voglia di fare, almeno per quanto riguarda l’Italia, degli allargamenti a territori alternativi e, generalmente parlando, l’ambiente è economicamente malmesso.

Dj
Io continuo ad avere la sensazione che questa parola sia molto moderna. Una parola che definisce un nuovo tipo di musicista, anche se usata a sproposito perché dj vuol dire “disc jockey” quindi il dj è colui che suona i dischi. E più un selector, una che fa una selezione musicale e sceglie cosa è buono e cosa non è buono, almeno dal suo punto di vista. Quindi se vogliamo prendere la definizione di dj in questo senso, è una parola estremamente moderna, perché viviamo in un’epoca in cui c’è un’enorme quantità di possibilità a disposizione e fare da selector, e poi in quella selezione suonare i dischi, è forse uno dei ruoli più importanti. C’è troppa musica in internet per continuare a non filtrarla in qualche modo.

Esperimenti
Sono la linfa di qualsiasi cosa io possa fare e, parlando di me in radio, è un esperimento il tentare di incrociarla con il web e adesso anche con la televisione. Anche all’interno del prodotto radiofonico è importante fare degli esperimenti, ad esempio invitare dei jazzisti ad improvvisare sulla musica elettronica. E’ un esperimento di contaminazione quello.

Futuro
Ti metterei un bel punto di domanda, nel senso che da un lato ci sono indiscutibilmente delle opportunità, con la rivoluzione del web che ha aperto nuovi orizzonti, secondo me. Dall’altro lato viviamo in un clima psicologico, economico e sociale che non fa pensare al futuro come ad un’opportunità, purtroppo, e questo è molto preoccupante. Credo che ci sia bisogno di una nuova partenza in questo paese.

Groove
Il groove è un concetto importantissimo perché è quella cosa che va al di là degli intellettualismi e della cultura o della esperienza musicale e ti fa entrare in comunicazione diretta con la musica. E’ molto meglio farsi guidare dal groove che dalla conoscenza.

Hip Hop
Per certi aspetti ti risponderei come ha fatto Dj Shadow che, nel suo primo disco, ha titolato un pezzo “Why hip hop sucks?” e la risposta è nel campionamento all’interno del brano che dice “it’s the money”.

Iphone
Come si fa senza? (ride) Se lo intendi come marca e non come smartphone direi che Apple ha fatto veramente in modo di determinare la nostra vita. Non è solo il computer o l’Iphone, è la filosofia con la quale Apple ha gestito queste novità, davvero interessanti. Io ho preso l’Iphone perché mi ero rotto le palle di dover impazzire tutte le volte ad interfacciare il telefono con il computer. Apple ha una filosofia diversa, ha capito che il computer è uno strumento quotidiano e quindi deve avere un approccio molto semplice con l’utente e, effettivamente, ha reso molto semplici certe cose. Il Pc ancora non ha capito che non siamo tutti colletti bianchi da ufficio con la pazienza di stare dietro a delle finestre di dialogo che non sono comprensibili, che non sono italiano.

Lato B
E’ la categoria più interessante, mi verrebbe da pensare, e non soltanto per quanto riguarda le forme femminili, perché purtroppo viene imposto un lato A che è standardizzato troppo verso il basso. Quindi rimane sempre più interessante quello che il sistema lascia come resto, e lì trovi le cose più interessanti. Come nei vecchi dischi di una volta, spesso le b-side erano molto più interessanti del singolo che invece aveva obiettivi squisitamente commerciali. Le cose più fighe si trovano sempre andando uno step più in là.

Mp3
Mp3 per certi aspetti meno male che esistono perché hanno avvicinato la musica. Però stanno anche imponendo un’abitudine all’ascolto della musica che è deleterio, cioè ascoltare la musica dalle casse del computer, per esempio. Che fa schifo. La bass music non si capisce dalle casse del computer, perché queste non fanno sentirei bassi. E quindi è uno sbaglio. Sentirai sempre le cose sulle frequenza alte perché nessuno ti ha mai spiegato che certa musica ha determinate frequenze che richiedono un determinato tipo di casse per poter essere sentite. Proporrei una cura obbligatoria per tutti quelli che ascoltano musica in questo modo, tipo andare ad un festival di musica dubstep con gli impianti giusti così che possano scoprire un mondo che non pensavano esistesse.

Nu
Suffisso un po’ troppo abusato, nel senso che delle volte si definisce “nu” qualcosa che non lo è, come il nu-soul o il nu-jazz o il nu-qualsiasicosa. Diciamo che al nu preferirei qualcosa che non abbia solo l’elemento del nuovo ma l’elemento del diventare classico perché la sostanza è lì, nelle cose che rimangono, non nelle cose nuove.

Outsider
La punta della lancia di tutto quello che avviene artisticamente: è sempre il fatto che qualcuno decide di fare con le sue regole che cambia le regole degli altri poi.

Parola
Delle volte ho pensato che la parola fosse un limite, nel senso che cercare di comunicare attraverso le parole è efficace ma fino ad un certo punto. Per non andare troppo nella filosofia, quando io faccio un intervento in radio e “spiego” la musica, magari ottengo un buon risultato però credo che la musica si spieghi meglio nel momento in cui riesci a far un buon accostamento fra due dischi e non devi spiegare nulla.

Qualefuturoperl’industriamusicale?
Io credo sinceramente che il futuro non stia nell’essere proprietari della musica ma nell’avere diritto ad accedere a cataloghi o a selezioni o a programmi preconfezionati. Io pagherei volentieri un abbonamento, per esempio alle tre grandi major, per poter accedere indifferentemente al loro catalogo, a seconda di quello che ho voglia di sentire. Non essere più proprietario della musica ma avere la chiave d’accesso per i grandi cataloghi delle case discografiche o per quella nuova. Io trovo giusto che si paghi la musica ma secondo me l’industria discografica deve inventarsi un sistema nuovo e crearsi dei clienti con un principio diverso, cioè non vendere il disco ma vendere una qualità di dischi. Io sarei anche contento di sostenere un consorzio di piccole etichette indipendenti che si mettono insieme ed hanno un bel catalogo ed io so che da quel catalogo ottengo accesso a della musica sempre aggiornata e sempre buona. Probabilmente i musicisti in questo modo riuscirebbero comunque a guadagnare di più e ad essere magari constestualizzati meglio.

Raitunes
La mia nuova creatura. La parola stessa, dato che evochi la parola, l’ho pensata così perché unisce due simboli, da un lato tunes ed Itunes ovviamente, che nell’immaginario collettivo significa musica nuova o moderna quindi un nuovo approccio alla musica. Dall’altro lato la parola Rai che è una parola quasi ingombrante che pure rappresenta l’istituzionalità e l’idea pazzesca è proprio quella di cercare di conciliare qualche cosa che è “nostro” che è istituzionale, che è classico e che è visto anche con tutti i problemi che può avere un concetto di questo genere e, dall’altro lato, associarlo invece ad un’idea che è estremamente moderna. Raitunes è questa cosa qua, il folle tentativo di rendere contemporaneo qualche cosa che è fondamentale per la nostra società. E che adesso è un po’ vecchio, per certi aspetti.

Siae
Il concetto della Siae è giusto, io credo che sia giusto tutelare i diritti d’autore perché vedo che troppo spesso le idee vengono rubate, anzi, si sono persino inventati il concetto artistico di “appropriation art” in cui si giustifica un po’ tutto. Però la Siae dovrebbe rendersi conto che bisogna stabilire delle regole che abbiano un loro pragmatismo, che tengano conto del mondo. Non si può solo fare della teoria, bisogna anche fare della pratica. Il mondo sta cambiando così in fretta che è difficile stigmatizzarlo in regole che spesso derivano da una visione novecentesca del mondo.

Tempo
Non ce n’è mai abbastanza e non capisco perché. Per quale motivo il tempo dev’essere limitato? Nel senso che, evidentemente, viviamo in un sistema che ci costringe a lavorare tanto, quindi a far diminuire il tempo, perché non riusciamo ad essere più che operai di noi stessi e della nostra attività. Il tempo migliore è quello in cui ti fermi e riesci e veder le cose dall’alto, quindi quello che stai facendo. Se gli impegni sono tali per cui devi continuare ad occupare il tuo tempo facendo una cosa, il tempo si riduce. Il tempo per me significa anche potersi astrarre a contemplarlo.

Underground
Ahah. Underground è diverso dal concetto del lato b: il lato b è quello che già c’è, che quindi è già stato prodotto ed è lì a disposizione. L’underground invece, come dire, devi andare a scavare per scoprirlo. E’ qualcosa che potenzialmente potrebbe venire fuori ma non necessariamente verrà fuori tutte le volte. Per certi aspetti è anche più interessante del lato b, è il seme che aspetta la primavera per germogliare, è un segno carico di opportunità ma non sai mai se germoglierà.

Vinile
Io non sono un appassionato del vinile, a me interessa sostanzialmente avere la buona musica, poi se questa sia in formato fisico o in formato digitale non me ne frega niente. L’importante è la sostanza. C’è da dire che il vinile, probabilmente, diventerà vecchio, o è già diventato vecchio, mentre invece gli altri formati diverranno obsoleti. Il che è peggio perché sarà più facile che nel 2050 si siano conservati dei vinili che ancora riusciremo a sentire piuttosto che i file che abbiamo conservati nei computer. Quelli, probabilmente, saremo costretti a ricomprarli, a trasformarli, ad inseguire un’altra novità tecnologica e quindi li vedo molto più effimeri rispetto al vinile.

Zitti zitti
Il concetto secondo me è ancora potentissimo. Noi siamo andati a Sanremo perché ci venne l’idea di incastonare un silenzio all’interno di un’operazione musical-teatrale in diretta sul palcoscenico di Sanremo. Portare in quel contesto il concetto del silenzio dove tutto è rumore è stata un’idea quasi punk. Un ventenne di adesso dovrebbe fare la stessa cosa nei nuovo luoghi televisivi, che sono più difficili da gestire. Però io mi aspetto un’operazione di questo genere, un giorno, da qualcuno che va ad Xfactor o al Grande Fratello anche se è più difficile perché hanno il controllo dell’editing di quello che si vede, non sei in diretta. Però il concetto di “zitti zitti” cioè portare del significato approfittandosi del sistema è fortissimo e sarebbe da replicare.

Per concludere, cosa suonerai a Chianciano?
“A Chianciano spero di riuscire a fare quello che cerco di fare di solito nei miei dj set, cioè riuscire ad essere molto eclettico cercando di dare un’idea generale di quella che tu hai giustamente definito bass music o groove, anche. Mi piace partire con delle cose che sono legate magari alla house o alla deep house un pochino più eleganti, passare per la bassline, per il dubstep, per la drum&bass, anche per il juke.. cercare di non essere monotematico. Io sono sempre più convinto che il pubblico bisogna educarlo, bisogna fargli sentire della musica diversa da quella che normalmente gli viene proposta. Le situazioni dal vivo sono quelle in cui riesci ad avere un immediato feedback rispetto alle cose che suoni. In genere mi capita di suonare dubstep e drum&bass nella parte finale del set perché non tutti gradiscono questi generi, ma una parte la vuole, e allora quando il pubblico è eterogeneo cerco di fare così in maniera da accontentare un po’ tutti e di dare a tutti la sensazione che la musica è molto più grande di quello che pensano normalmente o di quello che normalmente gli viene proposto in radio o nei club.”

Davide Deiv Agazzi
autore Davide Deiv Agazzi

Giornalista, dj, music lover, soul brother. Lo scribacchino di Gold, imbrattacarte di professione, ama anche la ciccia, il vino rosso ed un altro paio di cose che qui sarebbe meglio non dire. Ha creato Local Heroes e, alla quarta birra, potrebbe anche vantarsene.

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