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Cinema

Donne senza uomini



Il cortometraggio noir di Sei Ottavi che parla del corpo femminile

Italia. Anni Sessanta. Una stanza d’albergo, pulita, ben curata, ma modesta. Un uomo ed una donna. Lui, visibilmente più grande di lei, praticamente una ragazzina, probabilmente una prostituta con cui l’uomo pensa di trascorrere alcune ore. Poi, il telefono squilla.

Questo il setting del cortometraggio indipendente dei ragazzi di Sei Ottavi, che hanno aperto la loro campagna di raccolta fondi per la realizzazione del film. Sono un gruppo nutrito di giovani che arrivano dai campi più disparati e che hanno in comune la passione per il cinema.

Con “Donne senza uomini” si propongono di mettere a fuoco il problema della possessione del corpo femminile, e lo fanno calandosi e calando lo spettatore nelle atmosfere fumose ed hard boiled dei film noir della hollywood classica, senza mai dimenticarsi, però, di guardare al presente.

“Donne senza uomini” – cortometraggio indipendente

Ne abbiamo parlato direttamente con loro.

Ciao ragazzi! Ci raccontate come è nata l’idea per il film?

Il punto di partenza è stato il team. Avevamo già lavorato insieme in passato, ma dopo l’ultimo progetto, Marea, nato un po’ per caso e sviluppato nell’arco di pochissimo tempo, abbiamo capito quanto ci piacesse vedere le nostre idee prendere forma sul set.
Il passo successivo è stato decidere di cosa parlare e come farlo: l’idea del noir deriva dalla voglia di sperimentare generi sempre nuovi; quella di trattare la tematica del femminile e della sua auto-affermazione, invece, è stata una scelta assolutamente naturale, nata anche da un evento che ci è successo.

Noi siamo di Brescia, e sulla nostra sponda del lago di Garda abbiamo la Rocca di Malerba, dove si trova una spiaggia famosa per essere una spiaggia nudista; io (Luca Grazioli, ideatore del progetto n.d.r.) e Rosa (Costumista e scenografa n.d.r) ci trovavamo lì un pomeriggio, lei non era totalmente nuda, ma semplicemente in topless. Per la prima volta da quando frequentiamo la spiaggia, sono passati dei vigili in borghese chiedendo i documenti ad alcuni bagnanti e persino a Rosa, con annesso verbale. Lei è una persona molto timida, il solo prendere il sole in topless dimostrava quanto avesse raggiunto una certa tranquillità con il suo corpo, e sentirsi dire che con questo non poteva farci ciò che voleva, in un posto in cui dovrebbe anche essere legale e libero, ha fatto sì che difficilmente si sentirà di nuovo a suo agio con sé stessa per farlo.

Se volessimo trarre delle linee generali da questo evento, sembra quasi ci sia stato un veto maschile verso l’utilizzo di un corpo assolutamente innocuo. È fondamentale per noi che l’attenzione ricada sempre su quanto ogni scelta di vita, se consapevole e presa lontana da costrizioni, sia legittima. Sembrerebbe scontato, ma troppo spesso le donne sono ancora giudicate per qualunque loro decisione, e vogliamo che nel corto si respiri questa sensazione di impotenza che sono costrette a subire. Ogni elemento, dunque, diventa parte di quel racconto, prima tra tutte la scelta di ambientare il noir nel 1965, in un momento cioè che precede la rivoluzione sessuale e ancora caratterizzato da forti tabù e ingiustizie. Nonostante sia passato molto tempo da quell’anno, però, molte cose ancora non sono cambiate.

A proposito di questo, uno degli elementi tipici del cinema noir è la figura della femme fatale, che è per definizione un personaggio tutto sommato negativo; che utilizza il suo corpo e la sua avvenenza per raggiungere i suoi scopi. Potete anticipare come trasformerete questo archetipo?

Il titolo in fase di ideazione del corto era proprio “La femme fatale non esiste”, in quanto è divenuto un archetipo tutto maschile di una donna che “deve” ingannare e sedurre l’uomo; ma non crediamo che sia, in fondo, uno stereotipo fatto e finito. La femme fatale non è altro che una donna che ha compiuto una scelta di vita molto lontana da quella tradizionalmente intesa e socialmente accettata, e lo ha fatto in maniera consapevole. Quindi, per il personaggio della protagonista femminile, abbiamo pensato, anche per avere un plot che fosse più attuale e femminista, ad una prostituta; una ragazza che cosciente delle alternative lavorative (i film di quegli anni, o che ritraggono quegli anni, sono pieni di donne che lavorano come segretarie o dattilografe e sono usate dagli uomini come carne da macello) decide di scegliere il lavoro più “basso”, praticamente autoaffermandosi e definendosi da sola.

E invece per quanto riguarda scenografie, atmosfere e costumi che sono tipici del genere noir e degli anni Sessanta, come le realizzerete? Il set principale della camera d’albergo sarà pre-esistente o costruito da zero?

Rosa, la nostra costumista, ha fatto un eccellente lavoro, trovando moltissimi capi e accessori dell’epoca e affiancandoli ad abiti da lei progettati e realizzati.

Il set è preesistente, anche se subirà importanti modifiche per l’occasione, e vedrà anche in questo caso la presenza di molti pezzi originali reperiti in vario modo.

Donne senza uomini

Nella pagina sono menzionati alcuni festival cinematografici più o meno importanti dove intendete distribuire il corto. Ci raccontate come funziona la vita di un cortometraggio indipendente all’interno del circuito dei festival?

Il cortometraggio è un prodotto controverso: più semplice nella realizzazione dal punto di vista produttivo, ma più complesso a livello narrativo. Raccontare una storia in pochi minuti è molto difficile e richiede un enorme lavoro di sintesi. È necessario arrivare all’essenza. Anche per questo motivo, forse, il corto raramente riesce ad affermarsi come prodotto se non proprio nel contesto dei festival; punti di incontro di produzioni importanti che potrebbero trovare interessante un lavoro del genere ed offrirgli nuove possibilità. Già solo essere candidati ad alcuni dei più importanti, per noi, sarebbe una vittoria.

Parlando della vostra troupe: si nota dalle vostre pagine quanto il vostro gruppo sia fortemente eterogeneo e dislocato un po’ ovunque in Italia. Come si è creato?

Ci siamo trovati poco alla volta: alcuni membri del gruppo si sono conosciuti a scuola, altri, a Lucca, all’Accademia del Cinema, dove si sono uniti Luca, l’ideatore del progetto, Davide, il direttore della fotografia e Giuseppe, che lavora come assistente. Altri ancora li abbiamo cercati per necessità: Domiziana studia al Politecnico di Milano, Camilla è un’ex collega di Rosa. Ci siamo trovati a lavorare bene insieme, così siamo rimasti uniti. Gli attori e le attrici invece sono stati trovati tramite una casting call.

E invece il nome del team, Sei Ottavi, dalla canzone omonima di Rino Gaetano, come è stato scelto?

Non siamo mai stati bravi con i nomi, ma avevamo raggiunto un punto per cui era necessario presentarsi come gruppo riconoscibile a tutti gli effetti. Dopo molti nomi scartati, siamo tornati ad ascoltare Rino, uno dei nostri artisti preferiti. Conoscendo a memoria quasi tutte le sue canzoni, cercavamo quella che potesse aiutarci meglio e Sei Ottavi è caduta a pennello: semplice, ironica, perché scomponibile e istintiva. La canzone è intitolata così perché suonata in 6/8 e per nessun’altra ragione. Ecco allora, nessun significato speciale, solo necessità di autodefinirci.

Prima di chiudere, anticipateci quello che chi ci legge può trovare nella campagna di “Donne senza uomini”.

Assieme alla pagina della campagna crowdfunding abbiamo creato un Milanote pubblico dove si cerca di spiegare, ampliare e caratterizzare il progetto del nostro corto; con l’esplorazione di tutti i suoi aspetti: raccontiamo chi siamo, cos’è un corto, un noir, quali sono i festival interessati, i premi per chi ci vorrà aiutare…

Abbiamo poi un video di presentazione che sottolinea quello che è stata e che è la lavorazione: siamo tutti noi che raccontiamo come verrà sviluppato il progetto dai vari comparti. Tutto costruito attraverso nostri videoselfie in verticale, dove app come Milanote e Meet sono al centro come organi funzionali del lavoro. Il video riproduce lo smart working: anche se siamo un gruppo dislocato a livello territoriale, adesso siamo costretti alla separazione anche dalla situazione attuale.

Qui per sostenere il progetto di Sei Ottavi.

“Donne senza uomini”

Marcello, uomo di spicco nella realtà provinciale dell’Italia anni ’60, è in cerca di compagnia per una serata senza la moglie. Dopo aver scartato diverse prostitute sale in camera con la migliore. Appena entrato riceve una chiamata dal caro amico Vittorio, arrabbiato dopo l’ennesimo litigio con la moglie. Seguono frasi perbeniste alternate a sessiste, in totale contrasto con quanto agito in scena, con le quali Marcello cerca di rassicurare l’amico. Distratto dalla compagnia, Marcello abbandona la cornetta per lasciarsi a un’unione ben poco romantica e qui Vittorio rivela qualcosa che l’amico non sentirà mai.

Sei Ottavi

Sei Ottavi è un gruppo di produzione cinematografica indipendente, potremmo quasi definirlo un collettivo. Il nostro lavoro ha sempre due obiettivi principali: il primo, che potremmo definire interno, è quello di sperimentare il più possibile, di provare e di sbagliare finché ci è consentito farlo; il secondo è quello di raccontare storie.

Intervista ed articolo a cura di Gabriele Ragonesi.