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Il Flow della mia vita: da Charlie Parker a Jaylib



Erano gli anni di Charlie Parker, della sua settima diminuita e non solo. Erano gli anni in cui Parker, durante i primi mesi del suo soggiorno a Los Angeles, era costretto, causa dipendenza da eroina, a rivolgersi a “Moose the Mooche”. Charlie iniziò addirittura a cedergli i suoi diritti editoriali a saldo o anticipo di qualche grammo di droga. Dove c’era Parker c’era l’eroina. Ma soprattutto c’era tutto il resto: “Bird è volato così in alto da stravolgere la storia del Jazz e non solo.

Erano gli anni di Nina Simone, di Max Roach, della sua batteria, delle sue sonorità. Erano gli anni di tanti che non erano mai troppi, ma Roach fu uno dei primi ad accorgersi dell’importanza, della peculiarità, che il Rap e la cultura Hip Hop avrebbero avuto nei decenni a venire. Erano gli anni di troppe persone che non citerò.

Max Roach

Passano gli anni e arrivano quelli in cui ero piccola io, in cui quelli che erano stati racconti, diventavano per me storie palpabili di amicizia, di alienazione, di differenze sociali enormi.

Iniziavo a sentir parlare di Notorious Big e di Tupac. Iniziavo a sentire storie di bande rivali, di pistole; mi venivano raccontate, le ascoltavo o le leggevo con gli occhi sgranati di una ragazzina nata in provincia. Principessa, viziata e con solo tanto amore intorno.

Iniziavo a capire però che le sonorità di Big, mi piacevano più di quelle di Tupac. E volevo capirne di più. E fu così che iniziò tutto: erano gli anni in cui “conobbi” in primis GrandMaster Flash, e subito dopo: i Wu Tang Clan, e mi chiedevo perché alcuni di quei testi facessero talmente schifo ma li amavo comunque. Erano gli anni di Redman, di Scaramanga! Di Krs One, di Pharoahe Monch, Cappadonna, Ghostface Killah, di DJ Premier, Guru e i Gang Starr! Degli M.O.P., Erykah Badu, Lauryn Hill, Big Pun, RZA, Declaime, Jeru the Damaja, Queen Latifah, Mos Def, Common, Afu-Ra, Fugees, Evidence, Busta Rhymes (prima del declino), Diamond D, i Dilated Peoples, Murs, Nas, D’Angelo nell’RnB. Ed in avanti: The Alchemist, di The Game, ma quanti ancora.

Erykah Badu

Erano gli anni in cui dicevo: “Il rap italiano fa cagare, perché non è rap, perché i nostri rapper pensano di scimmiottare gli americani invece di far propria una cultura, sentirla. Sentirla e non farla”. Che cucciola che ero.

Sì, perché erano gli anni in cui non avevo ancora scoperto, ma avrei presto rimediato, i Sangue Misto, Deda, Neffa, Gruff. Quindi Kaos One, Gopher D, DJ Lugi, i Colle der Fomento, e nel loro meraviglioso disagio tutta la rimanente scena romana. Mi sono invece sempre tenuta lontana da quella milanese. Non so perché. E purtroppo è così anche ora.

Ho iniziato a frequentare le Jam e ad essere definita Fly Girl. Ma io mi sentivo molto Girl, e poco Fly. Non facevo graffiti, non rappavo, non ballavo la breakdance, non facevo un cazzo. Però sì: avevo un grandissimo gusto musicale. Cristo se l’avevo. Cristo se lo ho. Conoscevo ogni album, ogni pezzo, ogni tutto. E questo lo devo anche a Mc Tony Polo, rapper enorme, che mi ha fatto conoscere i lati più belli di questa cultura.

Erano gli anni in cui con Tony si andava ad ascoltare gli ultimi beat da DJ Testa, produttore eccelso con un flow e dei testi validissimi. Erano gli anni in cui conobbi il rap di Lorenzo Brigante.

Erano gli anni delle feste, ed ero così spaesata. Non bevevo, non fumavo, e alcune volte mi sentivo in estremo disagio. Ma passava subito perché avevo la mia musica. Erano gli anni di 8 Mile e della moda a ciel sereno delle “battle” e di conseguenza del “2theBeat”.

Il Livello 57 (a Bologna ovviamente), era per me un luogo misterioso: c’era così tanto rumore. Vedevo queste persone girovagare. Alcune ubriache, altre euforiche, ed un odore di erba e fumo copriva tutto l’ambiente. A me non importava nulla: tossivo, mi prendevo gli spintoni ed ascoltavo.

Ricordo di una sera bellissima in cui Moddi (Luca), fece un freestyle notevolissimo. C’è un video che circola. Uno di quelli ufficiali del 2theBeat. La mia testolina sta lì: con una visierina della Broke e gli occhi sgranati. Era un 2 maggio mi pare, la sera della prima canna della mia vita. Una delle poche, perché per me fumare è un incubo. Non mi è mai piaciuto, non mi piace: la mia ansia estrema fa andare tutto in tachicardia. In ogni caso quella sera mi sentivo così cool. Mi sentivo come Christiane F la sera del concerto di Bowie, ma al posto dell’eroina avevo due tiri di spinello. Nemmeno aspirati.

Erano gli anni in cui organizzai la prima vera festa dell’arte a Lamezia Terme solo a tema Hip Hop ed invitai Kaos, Moddi e DJ Trix.

Erano gli anni dei “Ritmi Vitali” a Palmi, ed è lì che ascoltai per la prima volta Mirko Miro. E quella manifestazione meriterebbe un articolo a parte, di tante pagine.

Erano gli anni in cui a Bologna ho visto i concerti più belli. Erano gli anni in cui sentivo scratchare DJ Tayone, mentre a Lamezia mi nutrivo di DJ Namek.

Erano gli anni del: “Cristo quanto è bella Bologna“. Erano gli anni di Krs One a Ostia Lido.

Ma soprattutto erano gli anni in cui il mio gusto musicale aveva raggiunto l’eccellenza: Pete Rock, Madlib, Quasimoto, J Dilla, 9th Wonder: le sonorità elettroniche di alcune produzioni, mi facevano vibrare e mi fanno vibrare il cuore.

Jaylib – Cover “Champion Sound” (2003)

Erano gli anni di un videoclip con Jimmy Spinelli (Rischio) ed i ragazzi di Undervilla. Che non dimenticherò mai. Erano quegli anni.

E per concludere, dove la conclusione è sempre un nuovo inizio: erano gli stessi anni in cui conobbi Paolo del Kemp! Dell’Hip Hop Kemp , precisamente. Ricordi il Myspace, Paolo? Ragazzi: ma che cosa straordinaria è l’Hip Hop Kemp? Il cuore trema. Ragazzo splendido, mi ha coinvolto in questa disarmante realtà che è Gold. E lo ringrazio.

Ma ora tocca a voi! Aiutatemi a completare la lista, con tutto ciò che ho tralasciato. Quali erano i vostri anni? Quali sono? Qual è il vostro Flow?