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MR. WANY – “IL NOSTRO GESTO RACCONTA LA BELLEZZA EFFIMERA”

Scritto il 19/07/19 da Salvatore D'Aco

Gold mi regala ogni volta emozioni uniche, questa volta ho avuto il piacere di intervistare una colonna portante del Writing in Italia: Mr Wany!

Quando hai avuto il tuo primo contatto con il mondo dei Graffiti?

Comincio a dipingere nell’estate del 1990, dopo che alcuni amici mi fanno vedere il film “Wild Style”, una pellicola che inizia con Lee Quinones, ovvero il protagonista del film, che si cala giù da un muro sul quale c’è scritto “Graffiti 1990”. Quel muro venne dipinto negli anni ’80 ma rimane per me un simbolo del mio esordio e soprattutto un bel ricordo, quando ripenso al mio inizio ho questa immagine in testa. Questo muro è stato così importante che ho deciso di realizzare un tributo ed esporlo in una delle mie ultime mostre a Firenze presso “Street Levels Gallery” chiamata Ephemeral Beauty.

Ho iniziato all’età di 12 anni e la mia prima tag è stata “Hooligan”, nome che fa capire la violenza della compagnia che frequentavo quando ho iniziato a dipingere sui muri, Brindisi era un luogo pieno di delinquenza negli anni ’90 ed i graffiti erano l’attività illegale, meno illegale che si potesse trovare. Nel tempo ho trasformato la mia tag in “Wan- Yell ” che con il tempo è diventata “Wany” per renderla più corta e quando scrivevo illegalmente scrivevo “Ueni”, lasciando la tag Wany per i lavori legali. Successivamente, quando ho iniziato a fare anche i treni ho scelto la tag “Ues” per una questione di velocità. La tag “Ues” l’ho utilizzata per 15 anni e Wany era una tag che utilizzavo per le illustrazioni che mi hanno caratterizzato nei primi anni 90. “Wan – Yell” è un nome indiano che significa “Urlo Pallido” perchè la mia prima crew si chiamava “Red Skins Brigade”, ero molto chiaro di carnagione e “Urlo” perchè ero un ragazzetto molto introverso e riuscivo ad urlare solo grazie alla pittura praticamente. 

Chi ha influenzato le tue lettere inizialmente? Chi le influenza tutt’ora?

All’inizio c’era la presunzione di non dover assolutamente copiare da nessuno, poi ad un certo punto capisci che nel 90% dei casi nel writing non s’inventa più nulla da decenni. Negli anni le influenze sono state diverse, molte arrivano da i miei compagni di crew o da i miei amici, credo che sia normale influenzarsi un po’ a vicenda. Ultimamente ad esenpio ho ricevuto una dedica su un libro di “Swet”, un writer svedese, dove mi ringrazia per l’ispirazione. Ne sono super lusingato. Per me lui è un vero King e sicuramente anche lui è da sempre stato un grande ispirazione per me, come lettere e come attitudine. Negli ultimi anni sto riguardando  moltissime subway inedite di NYC degli anni ’70-’80 (viva il web), e sto iniziando una mia ricerca sulle radici del wild style e molto altro. Anche la mia mostra Ephemeral Beauty è una parte di questo studio che sto portando avanti.

Cosa ti hanno lasciato i graffiti? Hanno arricchito la tua vita?

Ormai i graffiti fanno parte di me da quasi 30 anni ma, più che i graffiti, ciò che mi dà ancora tantissimo è la cultura Hip Hop, la pittura, l’arte…

Hai iniziato da subito a fare anche puppets? Da cosa sei partito per crearli?

Io ho iniziato facendo lettere ma in realtà la mia seconda crew “FDS” ovvero “Figli della Strada” era formata da persone che già facevano lettere e mi chiamarono per curare la parte degli sfondi, puppets ecc… Io ho iniziato a disegnare da piccolino guardando i cartoni animati giapponesi di Gō Nagai, per esempio Goldrake o Mazinga ho iniziato a disegnare volendo disegnare i robot, quelli del cortile sapevano che sapevo disegnare e mi hanno portato a dipingere. Disegnavo tantissimo e credo di aver raggiunto già nei primi anni ’90 un mio stile e di aver influenzato la gente del mio quartiere, della mia città e poi grazie ai viaggi, alle fanzine e i magazine che pubblicavano le mie prime cose anche un po’ più di gente in giro per l’Italia. 

Da Brindisi ad oggi… Cosa è successo?

Dopo Brindisi mi trasferisco a Roma dove studio alla scuola internazionale di Comics, nel 2000 mi trasferisco a Bologna, dove dal 2000 al 2007 circa lavoro come direttore artistico della “Dynamic Italia” (adesso Dynit) ovvero una casa di Cartoon Giapponesi in Italia, nel tempo libero collaborato con diversi Brand internazionali, come  Nike, Adidas, Timberland, Jeep, Fiat, CocaCola, Sprite e tanti altri… nel 2007 una grossa galleria mi propone un contratto e mi sposto a Milano, da quel giorno lavoro come artista contemporaneo a tempo pieno, fondo il mio studio che si chiama “The Amazing Art” ho lo studio in provincia di Milano, in un capannone dove realizzo le mie opere su tela. Tra le varie mostre in gallerie ci sono diverse mostre museali, per esempio il PAC di Milano, Museo della Scienza della Tecnica ed altri musei in giro per l’Italia. Ho partecipato due volte alla Biennale di Venezia ed ho dipinto facciate di Musei in giro per il mondo. Tra le mie mostre personali, oltre alla già citata “Ephemeral Beauty”, merita una menzione speciale anche “Semiotic of B-boying” che praticamente è uno studio/performance sui segni che la Break Dance lascia sul pavimento. 

Qual è il tuo rapporto con i social network adesso?

Il social che utilizzo di più è senza dubbio Instagram (mi trovate come @mrwanys) ma ultimamente, soprattutto durante il mio ultimo viaggio in Giappone ho voluto usare con parsimonia il cell. E tentare di godermi più i momenti reali senza il pensiero di volerlo rivedere in un secondo momento o di doverlo per forza condividerlo con tutti.  I Social Network sono utili ma non indispensabili, di tanto in tanto bisogna rendersene conto e rallentare, questo modo di vivere la realtà ci allontana dalle vere sensazioni della vita. 

Salvatore D'Aco Autore

Salvatore D'Aco
Ideatore del progetto "Behind The Writer": una raccolta di testimonianze con lo scopo di far conoscere al mondo l'universo che si cela dietro una semplice tag.

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