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INTERVISTA A BEER – ”I LOVE LIFE’S, YOU LOVE LIKES”

Scritto il 6/06/19 da Salvatore D'Aco

Prima di iniziare l’intervista e presentarvi Beer, lasciatemi spiegare brevemente cosa rappresenta per me questo artista. Le tag ed i throw up di Beer hanno segnato il mio approccio a questo mondo, ancora oggi, se chiudo gli occhi e penso alla parola ”GRAFFITI” l’immagine che viene fuori è una sua tag argentata sulla saracinesca di un’edicola. Chi vive attivamente il mondo dei graffiti sa di cosa parlo e spero possa percepire le emozioni che ho provato nell’intervistarlo. Grazie per le chiacchierate e per la tua preziosa testimonianza, un abbraccio. 

Come è iniziata la tua passione per i graffiti?

La mia passione nasce fin da bambino, erano i primi anni 90 avevo nemmeno dieci anni e subivo un’attrazione assurda dalle scritte sui muri di qualunque tipo; le rifacevo uguali a casa e per farti capire, girando per la mia città e non conoscendo tutte le vie, usavo le scritte sui muri come primo punto di riferimento per orientarmi, le ricordavo tutte da quelle più ignoranti a quelle politiche, dagli slogan dei gruppi ultras a quelli degli anarchici. Queste ultime due tipologie mi piacevano di più perchè mi trasmettevano più carica ribelle, per quanto un bimbetto ne possa capire a quell’età. Ma è quando ho visto le prime tag che mi è scattata la molla, all’inizio non ne capivo il significato intrinseco, non erano slogan o scritte esplicite dalla comprensione immediata come nei casi che ho descritto prima. Ma capivo che c’era qualcosa dietro che mi affascinava troppo, volevo assolutamente capirne il codice, arrivare a comprenderne il motivo che spingeva delle persone a fare quelle firme veloci e compulsive che vedevo apparire sempre più frequentemente in tutti gli angoli della mia città. Poi crescendo e conoscendo i primi ragazzini che ne sapevano già qualcosa di più di me, prendevo sempre più coscienza dell’esistenza di questo mondo fatto di spray e codici non scritti. Ma dato che si parla degli anni 90 tutto quello che conoscevo veniva dall’esperienza diretta fatta in strada e dallo scambio di informazioni con altri ragazzi di altri quartieri; si andava in posti dove si poteva venire più a contatto con il mondo dei graffiti, posti occupati o capannoni abbandonati dove vedevi le prime murate ecc. beccando magari sul posto i primi writers old school che si facevano le loro murate, non c’era altro modo, non avevo altri canali e venendo da una città di provincia bisognava avere fame di conoscere. Questo è stato il punto di partenza mentale, poi nel 1998 ho fatto i miei primi muri, ma vedevo che non mi soddisfava piu di tanto fare un muro in posti lontani o dove erano in pochi a vederlo, perchè nel frattempo grazie al primo gruppetto di amici che si andava formando m’era scattata la seconda molla…quella dei treni. Li proprio ho capito che era quello che volevo fare, fare un muro non era la stessa cosa, non mi trasmetteva la stessa carica anti-sistema che cercavo…allo stile delle lettere si doveva unire anche l’adrenalina, il sapersi muovere e la velocità di esecuzione. E quel giorno il venerdì 17 dicembre del 1999 ho fatto la mia prima “marmotta“, un classico dell’epoca, l’espresso quello bordeaux e grigio per intenderci. E da li non ho più smesso, sono cambiate tante cose nel corso degli anni, so cambiati i treni, le yard, gli amici, i controlli, i rischi, le responsabilità, le ragazze, i lavori, le città ma la voglia che ho di fare quello che faccio è rimasta la stessa…mi ha aiutato in tanti periodi bui della mia vita, non so davvero che fine avrei fatto senza avere questa passione e questo stile di vita…il mood è sempre uguale e soprattutto il pannello più bello è sempre…il prossimo!

Da cosa nasce la tua tag? Come mai scrivi Beer?

Togliendo i primissimi pannelli, ho sempre scritto BEER. La scelta è stata facile, avendo sempre una birra in mano non c’è voluto molto prima che mi venisse in mente di scriverlo…che poi l’ho scritto sempre in tutte le lingue, dipende dal periodo, ora è un po’ che scrivo Bière ma cambio spesso….lo scorso anno ho fatto pure un sacco di pannelli con l’alfabeto ABCDEF oppure scrivendo i nomi delle crew o una parola che richiama le mie crew come il periodo dei pannelli Living o Emotions o Destroy o Action…..mi piace cambiare e sperimentare tutte le lettere e gli incastri poi oh, magari il giorno che non posso più bermi na birra scriverò Water….ma spero non arrivi mai.

Chi ha influenzato le tue lettere in passato e chi continua tutt’ora a farlo? Cosa ti hanno lasciato i graffiti?

Quando ho iniziato a fare le prime robe le influenze sullo stile delle mie lettere erano influenze “a km zero” cioè, ripeto non avendo altri canali se non l’esperienza personale diretta, non potevo che essere influenzato da ciò che avevo davanti agli occhi in quegli anni e cioè dai graffiti di quelli che poi sono stati i miei amici di crew (e non) per tanti anni. Poi man mano che crescevo vedevo tante altre robe che mi gasavano, tanti stili diversi di writers di altre città che ampliavano la mia visione fino a quel momento limitata. In ogni caso, quel che ho sempre cercato di fare è stato di sviluppare le mie lettere partendo da un semplice (quanto difficile) stampatello per arrivare al punto di distinguersi da tutti gli altri graffiti che vedevo in giro. E’ ovvio che poi aumentando gli amici, i viaggi fuori città ed anche i canali di informazione (ricordo gli Aelle o le prime fanzine che ci passavamo di mano in mano fino a consumarne le pagine) aumentavano anche le possibilità di avere una visione più ampia e meno “schematica” del graffito in sè, arrivando a non aver paura di sperimentare nuove idee e riuscendo ad apprezzare stili molto diversi tra loro, pur mantenendo quell’attitudine e quella mentalità di porsi come obiettivo il distinguersi dagli altri. In parole povere arrivare al punto che qualunque cosa io scriva chi si trovasse davanti un mio pannello possa riconoscere subito il mio stile, perchè inconfondibile con gli altri. Cosa che attualmente grazie all’appiattimento anche culturale ed alla mediocrità che ci propinano con i social media mi riesce difficile trovare tra i ragazzi più giovani. Detto questo ancora oggi ciò che mi più mi affascina è sicuramente la scena newyorkese degli anni 80, non ho dubbi su questo, ma ripeto sono tantissimi i writers che spaccano e tantissimi gli stili che mi piacciono, indipendentemente dagli anni e dai luoghi di provenienza. I graffiti mi hanno hanno dato tanto, sono in debito con loro e lo sarò tutta la vita, perchè me l’hanno salvata, perchè se non avessi avuto questa passione di sicuro avrei conosciuto molto meno della vita, avrei avuto un approccio più banale e conforme su tutto, avrei capito meno di come sono fatte davvero le persone, perchè solo quando ti spartisci i rischi e le ricompense non sono fatte di soldi che capisci com’è fatto chi ti sta affianco. Senza voler fare il filosofo, ma sono sicuro che i graffiti sono stati e sono tuttora la mia palestra di vita oltre che la molla che mi fa vivere e pensare in modo diverso da come mi vorrebbe il sistema, che mi fa andare in tanti posti diversi e conoscere un botto di gente e che mi fa accumulare tante esperienze che poi servono in altri ambiti della vita…l’importante per me è coglierne il significato reale (reale per me) e di incanalare la mia passione su binari positivi che mi spingono a fare sempre meglio e soprattutto, porca troia, ad essere prima Uomo e poi writer, tantevvero che anche grazie ai graffiti ho avuto parecchie disillusioni, ho capito che chi avevo affianco non sempre dava lo stesso valore all’amicizia e che a volte è meglio portarla avanti da solo la mia battaglia personale piuttosto che aver affianco gente opportunista che invece di collezionare emozioni ed esperienze pensa a finire l’album delle private o delle metro o che ti chiede subito di fare quel modello o quell’altro….no no io è altro che cerco. Poi ovvio che pure a me piacerebbe fare tutti i modelli e chiudermi tutti i sistemi del mondo e nel mio piccolo cerco di fare più cose possibili ma prima di tutto c’è il lato UMANO. Sembra facile capirlo ma non lo è. E credo che dopo 20 anni nel gioco posso dire umilmente la mia a riguardo.

 

Le tue lettere sono ben impresse nella mente di ogni writer in Italia, ne sono certo, sei consapevole di essere un punto di riferimento per molti? Come la vivi?
La cosa che colpisce di più oltre le tue lettere sono le colorazioni, fai veramente degli accostamenti pazzeschi, che con le lettere danno vita a vere e proprie bombe, quanto è importante la colorazione nei tuoi pezzi per te? Da cosa parti per realizzarli?

Mah, secondo me sei stato fin troppo buono. Non ho mai pensato di essere un punto di riferimento riguardo allo stile, se poi lo sono diventato mi può far piacere ma non mi cambia niente, in realtà preferisco che si dica che BEER è una brava persona che si mette a disposizione degli amici e che è uno di cui ci si può fidare piuttosto che si dica che BEER spacca a fare i pannelli. Se poi è davvero così e me lo si fa notare mi fa molto piacere, non lo metto in dubbio, ma ripeto è altro quel che cerco. Riguardo alle colorazioni, non saprei, cerco sempre di cambiare e di fare accostamenti che prima non concepivo nemmeno, molte volte i colori capita che li faccio scegliere ad altri amici, così giusto per provare a fare belle robe con quel che si ha a disposizione e in base a quanto tempo puoi stare in yard. Spero di fare ancora tante tante cose diverse perchè non mi sento assolutamente “arrivato”.

Quando parlavamo di ricerca di uno stile hai risposto che ultimamente è raro trovare qualche ragazzo che si distingue dal mare di graffiti che internet ci propone ogni giorno. Quindi la domanda sorge spontanea, cosa ne pensi dei social? Credi siano un’arma a doppio taglio? Da una parte permettono di ampliare ancora di più il concetto di graffito, un pannello che gira su treno non viene visto solo nelle stazioni ma anche su Instagram, da un numero maggiore di persone.

Credo che la risposta l’hai già data tu, ovviamente è un‘arma a doppio taglio, ma può anche essere una svolta simpatica se la si usa in un certo modo. All’inizio mi sono tenuto lontano da questo mondo (calcola che non ho nemmeno lo smartphone) perchè mi stava sul cazzo il modo in cui veniva usato instagram dai ragazzi più giovani. Alla fine per me fare un pannello e postare 10 foto dello stesso è una cosa da toy, una cosa anche abbastanza squallida perchè così cosa vuoi dimostrare? Oppure alcuni che si fanno i selfie con passamontagna ecc. tutti seri e super hardcore e poi la foto affianco a volto scoperto, cioè dai…C’è modo e modo insomma. Io per quel che mi riguarda mi sono aperto verso questo per me nuovo modo di interagire ma usandolo solo come “contorno”, di certo per me non cambierebbe nulla se non ci fossero i social media…certa gente invece penso non ce la farebbe a vivere senza. Quel che cerco di trasmettere ai ragazzi piu giovani è che le cose importanti sono quelle che impari e vivi per strada e in yard e non i followers o i like alla foto….concludo citando un mio pannello abbastanza recente I LOVE LIFE’S YOU LOVE LIKES….

 

Mi piacerebbe concludere con una domanda più intima ed introspettiva, se ripensi al Beer di anni fa, cosa è cambiato? C’è qualcosa che ti manca del passato?

Eh…bella domanda..Io nei rimorsi e nell’autocritica pesante ci sguazzo, ma questo fa parte della sfera privata. Per quanto riguarda il mondo dei graffiti non ho rimpianti. Nel senso che rifarei tutto quel che ho fatto perchè m’ha dato la possibilità di vivere esperienze che è difficile vivere in altri ambiti. Ma non sono mai stato uno che vive solo di pane e graffiti, ho avuto anche altri interessi come lo stadio ed infatti sono molti i valori che accomunano le due Culture. Però a pensarci meglio sai cosa ti dico? Un rimpianto ce l’ho, quello di aver accettato di far entrare nella mia vita gente che non dava lo stesso valore e lo stesso peso a cose che per me sono sacre. Non entro nei particolari ma di sicuro avrei voluto essere fin da subito meno “buono” e più cinico nei rapporti con gli altri perchè se te ne accorgi dopo anni e anni la delusione è forte. Solo questo.

BEER : Saluto e abbraccio forte i miei amici di sempre, uno per uno tutti i ragazzi delle mie crews LIFES e DIASUHT (con voi tutta la vita) e un doveroso saluto di amicizia e di rispetto (in ordine sparso) per i tanti amici conosciuti nel corso degli anni….Horny, Danc, Levis, Polxer, Pick, Cook, Koka, 2Mad, Kombo, Refuse, Cozm, Norma, Rasta, Sparo, Secs, Pluto (Stay strong) e tutti i ZSE, EYS, U.GEE, OTDS, VIMOALL, STU, MOBS, ML’S, HDP, FOS, BFS e tutti quelli che in questo momento dimentico di scrivere ma con i quali ho condiviso tanti bei momenti… ci si vede per strada… o in yard!  

Un ringraziamento ed un saluto speciale alle mie uniche vere fans: Mammà & nonna Rosa. 

Salvatore D'Aco Autore

Salvatore D'Aco
Creatore del progetto Behind The Writer, una raccolta di testimonianze con lo scopo di far conoscere al mondo l'universo che si cela dietro un semplice "scarabocchio su muro".

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