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Non è passato molto tempo, ma il ritorno di Claver Gold negli studi di registrazione è sempre atteso. Il 24 sarà fuori il nuovo lavoro Lupo di Hokkaido con Kintsugi, ovviamente per Glory Hole Records, di cui qui ed ora vi abbiamo offerto un pezzo in esclusiva per Gold XL: La tana del Lupo. Se…

La tana del lupo, il secondo estratto di Lupo di Hokkaido

Scritto il 22/05/19 da Filippo Colivicchi

Non è passato molto tempo, ma il ritorno di Claver Gold negli studi di registrazione è sempre atteso. Il 24 sarà fuori il nuovo lavoro Lupo di Hokkaido con Kintsugi, ovviamente per Glory Hole Records, di cui qui ed ora vi abbiamo offerto un pezzo in esclusiva per Gold XL: La tana del Lupo.

Se Requiem è stato un album dalla vocazione intima, ascoltando la metafora del lupo giapponese si percepisce un certo cambio di direzione. In questo disco, infatti, i testi non muovono verso l’interno dell’autore, bensì vengono verso il fuori, verso gli altri. Il concept dell’opera, infatti, è la metafora del Lupo di Hokkaido (animale ormai dichiarato estinto) che rappresenta un Hip Hop italiano ritenuto morente dall’MC.

Tra melodie e parole catapultate nelle nostre cuffie direttamente dall’Estremo Oriente, con atmosfere cariche di estasi e tensione, Claver Gold si pone l’obiettivo di difendere la specie e ci porta direttamente ne “La tana del Lupo”. Ecco cosa ci siamo detti:

E’ trascorso un anno e mezzo da Requiem. Può sembrare poco tempo, ma gli artisti vanno più veloce del normale, infatti in questo disco l’atmosfera che si respira è diversa, come lo è in parte il tuo rap. Sbaglio a dire che si percepisce una sorta di cambiamento in te e a chiederti come questo disco lo rappresenti?

“Non sbagli, c’è stato sicuramente un piccolo cambiamento a livello musicale e di vita.
Per me Requiem rappresenta la chiusura di un cerchio, il disco che sognavo di fare da anni, un disco rap vero e proprio, pieno di collaborazioni con artisti che stimo e con un sound molto street. Questo disco, il Lupo di Hokkaido, è come se fosse un proseguo di Melograno, quindi siamo totalmente su un altro stile, altri testi e un altro modo di fare rap. Da qui inizia un altro percorso per me.”

Uno dei tratti di personalità del disco è il concept basato sulla cultura giapponese, uno dei tuoi maggiori riferimenti. È una cultura diversa dalla nostra, con principi e filosofia propri. Un’altra espressione è la calligrafia, non a caso quella del disco è di Luca Barcellona. Cosa hai interiorizzato dell’incontro con il pensiero orientale e come ti è servito nella tua crescita personale?

“Beh il mio nome Daycol, viene proprio dal Giappone, sono sempre stato appassionato di cultura giapponese, dai miti, al modo di comportarsi, le leggende… Intraprendere questo viaggio mi ha arricchito sia culturalmente, tramite letture, film, documentari etc, ma anche a livello personale. Sono un’altra persona, molto più calma e rilassata rispetto a prima, sono entrato in un altro mondo.”

Lupo di Hokkaido è un disco che si vuole porre a protezione dell’Hip Hop, che tu dici in via d’estinzione. Ci sono tratti molto polemici verso la scena, definita morta e lobotomizzata. Alcuni potrebbero contestarti che ormai da circa un anno a questa parte si sia avuto un vero e proprio rinascimento del rap underground, con una crescita in numero e qualità delle pubblicazioni. Qual è il tuo punto di vista?

“Io non ho visto assolutamente una rinascita del Hip Hop underground, anzi…
c’è stata una demolizione totale dei canoni, a tal punto da non poter più parlare di Hip Hop, ma a dover parlare soltanto di Rap. L’Hip Hop per come lo conosciamo noi della “vecchia” si sta estinguendo, da qui deriva appunto la metafora con il lupo di Hokkaido.”

Tu fai parte dei Poeti Estinti e con loro siete al centro della bassissima vicenda con Il Messaggero per il concerto alla Sapienza. Ti chiedo un commento sulla questione.

“Sì, è una battaglia che non mi sento di combattere come ho già detto a Fastcut, è una questione mediatica che non mi riguarda, di cui non mi sento parte nonostante sia all’interno di entrambi i dischi di Valerio. C’è molta confusione a livello mediatico, tutti vogliono un pezzettino di gloria, una fetta della torta, ma a me sta bene così, ho già la mia cena. Spesso i giornalisti scrivono senza saper bene l’argomento trattato, senza conoscere minimamente il tema, non tutti sanno fare il proprio lavoro, come nel rap.”

Conseguentemente, qual è la tua visione sulla attuale situazione culturale e politica? Si dice spesso di prendere parte, ma quali sono le parti in gioco ora?

“Io sono storicamente di sinistra e rimango tale, anche se una sinistra attualmente non esiste. Mi sento inadeguato in questo momento storico, non c’è più quel movimento dei centri sociali da dove vengo, come è scomparso il rap posse. Non sono mai stato attivamente schierato, ma come ideali rimango un “compagno”.”

Un commento finale da qui all’uscita dell’album …

“Questo disco si distacca totalmente dal lavoro precedente, nasce da nuovi stimoli, nuove idee e nuovi suoni, ringrazio tutti quelli che mi hanno dato una mano nel realizzarlo è stato bello fare questo viaggio insieme. Non vedo l’ora di farlo ascoltare alle persone che mi seguono.”

Che ve lo dico a fare!

Filippo Colivicchi Autore

Filippo Colivicchi
Studente, scrittore e Gold man. In cammino verso me stesso since 1997. Nel tempo libero faccio lobbying nella scena rap italiana con interviste, articoli e mosse segrete. Nel tempo ancora più libero lavoro alla pubblicazione di un libro di poesia e cerco di porre le basi per un cambiamento del mondo in chiave internazionalista e solidarista. -Sotto un unico cielo-

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