GOLD

Gold Case Study: Iniziare con un adesivo

Scritto il 9/09/19 da David Lewin

LO STICKERING E LA NASCITA DI GOLD

Quando si parla di guerriglia markting viene spesso portata come esempio la tecnica di appiccicare adesivi in giro per la città per ottenere una grande visibilità a fronte di una bassa spesa economica.

Il primo contatto di Omar Rashid con il mondo della comunicazione “illegale” (trascurando il suo background da writer che lo spinse a cominciare a comunicare in quel modo) è avvenuto nel 2003 con la creazione del brand Gold, nato dalla fusione ed elaborazione delle sue numerose esperienze. Dopo un anno di permanenza a New York, lavorando presso l’azienda di “abbigliamento skate” Zoo York, Omar si è trovato costretto a tornare in Italia per la scadenza del visto e, segnato da quell’ambiente super stimolante, ha deciso di ricrearlo in Italia, a Firenze, dove una realtà simile non esisteva.

Uno dei primi passi per promuovere il progetto Gold fu l’utilizzo degli stickers (che, come il graffito, vanno a popolare e colorare gli spazi urbani) . Le strade e la cartellonista ai tempi erano piuttosto neutre e il brand giallo-nero si è fatto rapidamente notare, a Firenze e nei dintorni, grazie ad una massiccia copertura di adesivi, distribuiti da un’ altrettanta massiccia crew di giovani writer.

In america la situazione era, come detto, molto diversa. La cultura hip hop aveva dato voce a una parte della popolazione bisognosa di esprimersi e piena di risorse. L’aspetto visivo è da sempre parte fondamentale di questa cultura (tanto che il writing è una delle quattro discipline dell’hip hop) e lo sviluppo di nuove tecniche, nuovi stili e nuovi posti nei quali esprimersi hanno segnato indelebilmente il paesaggio mondiale.


Ph. Mirko Pincelli

Le metropolitane, le facciate dei palazzi, cartelli stradali, ponti, muri. Tutto può fare da sfondo per opere sfacciate, dominanti e illegali. In questo contesto lo sticker si afferma in breve tempo come uno degli elementi chiave. Non era solo utilizzato per la promozione degli artisti, ma come vero e proprio biglietto da visita. Skater, dj, rapper e writer cominciano piano piano e poi sempre di più a riempire gli spazi delle metropoli con i loro adesivi. Maglietta e adesivo erano una sorta di starter kit per i giovani desiderosi di farsi conoscere nell’ambiente urbano.

Da allora la pratica di marchiare il territorio con i propri adesivi non è cambiata. In diversi ambienti (musica e streetwear in primis) lo sticker è oggi un elemento quasi obbligatorio e imprescindibile per dare voce al proprio brand. Ciò ha però reso lo sticker un mezzo decisamente meno “guerrigliero”. E’ stato infatti l’effetto sorpresa a rappresentare la forza di questo genere di comunicazione, il suo essere non convenzionale, particolare e inconsueto.

Per questo lo stickering fu un ottimo punto di partenza e si rivelò l’operazione di viral marketing perfetta da svolgere mentre si attendeva l’apertura del primo negozio Gold (che aprì nel settembre 2003). Facebook ancora non esisteva e internet era un luogo dove andare a cercare qualcosa di specifico. La notizia si trovava ancora in strada e quello era il campo di battaglia dove dare sfogo alla creatività per far parlare di sé.

Durante un’edizione di Pitti Immagine uno storico negozio fiorentino pretese addirittura la rimozione degli stickers Gold dalla “sua” strada.

Il nome Gold venne proposto da Bees mentre il logo fu realizzato da Smart (due storici writers fiorentini). Era un nome che doveva funzionare nelle due lingue di riferimento per la cultura street: l’inglese e il giapponese.

Ed è così, con un semplice adesivo, che l’avventura di Gold è cominciata.

David Lewin Autore

David Lewin
Nato e cresciuto a Firenze con il pallone tra i piedi e il suono di New York in testa.

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