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Design Thinking, essere creativo anche se non lo sei

Scritto il 11/04/19 da Sara Cespuglio

Io sono circondata da creativi di ogni settore: musica, teatro, ingegneria, programmi, strategia aziendale, illustrazione. Io? No.
Ma proprio no.
– Okay, accetto i miei limiti. Ma davvero non potrò mai far parte di quella schiera?

La risposta è nel Design Thinking.

Il Design Thinking è un approccio per la risoluzione di problemi in modo creativo, è un sentiero che mette al centro l’essere umano e lo porta verso l’innovazione. Quale innovazione? Di qualsiasi tipo.
In Italia non è molto diffuso. Ma alcune delle grandi aziende lo hanno già scoperto e lo stanno mettendo in pratica. Ovviamente in Nord America e Nord Europa è molto più diffuso, ci sono meno ostacoli culturali.
Il Design Thinking nasce intorno al 2000 in California con David Kelley di Ideo e Stanford D.School. E’ proprio lui che dice che ci sono tantissime persone al mondo che credono di non essere creative. Lui sostiene che non sia così, crede che tutti siano creativi.
– Anche io, David?

Imparare questo nuovo approccio sblocca la creatività di routine, ovvero sempre, giornalmente, ed è questo che porta alle grandi idee.

Ma come funziona?
I bisogni umani sono al centro di qualsiasi cosa che riguarda il Design Thinking, le costruzioni mentali cambiano forma e si inizia a guardare ai problemi con empatia e collaborazione.
-Ho appena capito perché in Italia ha attecchito poco.

Perché un’idea sia significativa e soprattutto di successo la si guarda attraverso 3 lenti diverse: la desiderabilità ( che risponda ad un bisogno), la fattibilità ( che sia effettivamente possibile da produrre) e la redditività ( che abbia un perché economico).
Sono molte le fasi del Design Thinking, le insegnano in maniera lineare. Ma in realtà il processo mentale attraversa le fasi in modo molto poco lineare.
-Ah, ecco.

Per imparare dovete sperimentarlo. Le abilità e i processi mentali innescati dal Design Thinking aiutano ad affrontare le sfide più grandi e a costruire sicurezza creativa.
Una volta che lo rendi tuo, dice Kelley, chi può sapere quali sono i grandi problemi che potrai risolvere.
-Effettivamente interessante.

Addirittura c’è chi crede che questo approccio sia già superato. No superato, no. Ma solo un approccio alla risoluzione del problema. E quanto più l’approccio è semplice, tanto più lo sarà la soluzione.

Lab Rooms lo definisce Design Doing (vs Design Thinking): tutti cercano di creare soluzioni semplici, usando però i processi più rigidi e complessi. Noi non ci limitiamo a creare semplicemente innovazione, cambiamento o quale che sia la soluzione cercata, ma torniamo proprio alle basi per trovare una soluzione corale, senza usare trucchetti o giochi di prestigio da bambini.
Lab Rooms usa un approccio incentrato al problem solving vecchia scuola: approccio semplice = soluzione semplice.
Confinando la sfida all’interno un processo severamente predeterminato si limitano le opportunità e quei momenti genuini di “AHA!!”. Nessun diagramma da compilare in 10 minuti che sia parte di un workshop può realmente garantire queste opportunità – ma pensiamo che garantire il giusto ambiente per il fluire delle idee, tranquillità, ispirazione e anche divertimento possa rendere quei lampi di genio più frequenti.

-Aha!!

Ti interessa? Parliamone insieme davanti un caffè.

Sara Cespuglio Autore

Sara Cespuglio
Sebbene giovanissima, ha vissuto diverse vite. La presente, è indubbiamente la sua preferita. Tornata nella Gold Family, è felicissima del progetto Lab Rooms.

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