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La matrice persa di Caino in mostra a Firenze



Oggi Gold torna a parlare dell’artista Massimo Miai, fiorentino, classe 1981, grafico, illustratore e tatuatore al Gentes Scriptae Tattoo Studio di Firenze. Da sabato 16 marzo e per un mese, dalle ore 18,30, presenterà nella libreria indipendente Black Spring la sua mostra personale dal titolo La matrice persa di Caino “. Le tecniche usate per la realizzazione delle opere sono quelle della linoleografia  e dei timbri. La linoleografia era particolarmente cara ad artisti come Matisse,  Kandinskij e Picasso, e si basa sull’incisione di una lastra di linoleum, la matrice, dalla quale poi si stampano immagini e grafiche su carta, cartone o stoffa. La matrice in linoleum, lavorata e modellata finemente con gli scalpelli,  viene inchiostrata ed utilizzata per stampare. Questa  particolare tipologia di incisione a rilievo viene utilizzata in campo artistico dagli inizi del ‘900 e, come spiega l’autore, “La linoleografia crea un “ideale” legame con il tatuaggio dato che viene fatta una matrice di stampa così come gli acetati nel tatuaggio,da qui la parte del titolo “LA MATRICE”. Il titolo segue con “PERSA”, dove con la singola parola, ho voluto denunciare il cambiamento nel mondo del tatuaggio. “DI CAINO”, perchè rappresentante dei tatuati come primo uomo ad essere marchiato, ma anche per i temi trattati nell’esposizione  come la religione cristiana e la Divina Commedia (anche un omaggio ad un libro del 1985 “The sign upon Caino”).

Gli stencils acetati per il tatuaggio a cui fa riferimento Massimo Miai  si possono incontrare già tra il popolo del Borneo che anticamente usava un blocco di legno intagliato per creare degli stampini in rilievo, inchiostrati leggermente e usati per trasferire l’immagine del tatuaggio sulla pelle. Nel diciannovesimo secolo i tatuatori che utilizzavano questi stencil erano numerosi. Dalla metà del 1800 l’industria chimica  perfezionò l’utilizzo della plastica e alla fine del secolo gli stencils in cellulosa o celluloide (plastica) erano presenti in quasi tutti i negozi di tatuaggi del mondo industrializzato.

La maggior parte dei negozi di quell’epoca aveva armadi stracolmi di stencil di plastica per tutti i flash appesi sul muro. Gli stencil in acetato non erano facili da tagliare, necessitavano di un lungo lavoro manuale ma offrivano un modo semplice per i tatuatori di scambiarsi i disegni. Questo è il modo in cui i disegni sono stati diffusi in tutto il mondo prima dell’uso di riviste, convention e internet. Nell’ultimo secolo, gli stencils di plastica hanno regnato sovrani nella maggior parte dei negozi di tattoos di tutto il mondo. La tecnologia degli anni ’80 ha trovato un modo per superare le carenze di trasferimento delle immagini: le macchine thermofax, che copiano istantaneamente la maggior parte dei progetti su carta.

La difficoltà della tecnica usata da Massimo Miai va di pari passo ai temi scelti per le sue opere. Si potranno ammirare  delle litografie raffiguranti i tatuaggi dei detenuti del carcere di Favignana, descritti nel libro del padre della criminologia moderna Cesare Lombroso, che cercava un collegamento tra tatuaggio e reato commesso; le opere direttamente collegate alla classica iconografia religiosa, come la crocifissione e i simboli della passione, dove l’artista inserisce un verso della Divina Commedia di Dante Alighieri e i miti e le leggende della tradizione cristiana. 

Ecco la spiegazione che l’autore ci ha fornito di alcune delle opere esposte:

“LORETO”,misure : 25×35

Omaggio al tatuaggio “della Santa casa di Loreto”. La leggenda narra che nel 1290 la grotta della vergine Maria fu portata in salvo dalle barbare invasioni, da due angeli che in volo la spostarono a Loreto. Intorno alla grotta fu eretta l’attuale basilica che divenne meta di grande pellegrinaggio. Fuori dalla basilica vi erano delle botteghe di calzolai iniziarono a “marchiare” con dei simboli religiosi i pellegrini. Il tatuaggio veniva effettuato con un punteruolo usato per forare la pelle, il disegno era ricavato da dei piccoli timbri di legno inzuppati e applicati sulla pelle. Ancora oggi nel museo della basilica sono visionabili gli stampini di legno.

“TATUAGGI ITALIANI”, misure : 25×35

Prende spunto dalle vecchie fotografie in bianco e nero, classici nel mondo del tatuaggio, dove i soggetti tatuati, spesso appartenenti ad un ceto sociale proletario o appartenenti a sottoculture artistiche come circensi, marinai, carcerati, prostitute, artisti,tatuatori etc posavano fermi in pose classiche e plastiche. Il manifesto “tatuaggio italiano” vuole affermare una tipologia di tatuaggio esistente nel nostro paese ma mai    approfondito come scuola di pensiero stilistico e di formazione nell’impostazione del disegno.

“UN TEMPO”, misure : 70×50

Potrebbe essere il manifesto dell’esposizione, essendo concepito come una grande tavole pronta per essere tatuata, il tema é quello del tramite tra cielo e terra e del confine tra bene e male. La scritta nella pergamena recita un passo di un testo chiamato “ecclesiaste” che si trova nella Bibbia,  “Un tempo per nascere e uno per morire”,ovvero l’inizio e la fine. Tutto quello che succede nel frattempo é rappresentato dalla “rock of ages” (classico soggetto del tatuaggio tradizionale) la donna aggrappata ad uno scoglio a forma di croce mentre la nave sta naufragando, simbolo di quanto la fede possa essere l’unica salvezza per rimanere lucidi davanti alle tentazioni che la vita riserva, come recita la preghiera del padre nostro “ e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male”.La barba del demonio diventa il fuoco che alimenta un pentolone pieno di anime. Dio é rappresentato da un bel teschio sorridente.

 

 

Luogo e data esposizione:

Black Spring indipendent bookshop

Via di Camaldoli 10r,

(San Frediano), Firenze.

16 Marzo dalle 18.30 alle 22.00