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Loro cancellano ma noi riscriviamo da capo

Scritto il 14/03/19 da Matteo Bidini

Chauvet è una grotta che si trova in Francia, pochi Km oltre il confine Italiano. Prende il nome dallo speleologo che l’ha scoperta nel Dicembre del 1994, dopo che un terremoto l’aveva completamente sigillata per millenni. Al suo interno sono stati ritrovati oltre 500 graffiti rupestri, antichi di 32.000 anni, risalenti all’uomo di Cro-Magnon. Werner Herzog ha realizzato un documentario a proposito dal titolo ‘Cave of forgotten dreams‘. Questi graffiti sono tra le più antiche testimonianze che ci sono pervenute del passaggio dell’uomo sulla terra. Le figure, i colori, le sfumature hanno vinto il tempo perché rimaste sigillate in un luogo sicuro. E’ incredibile pensare che quando l’essere umano era ancora solo all’inizio della suo cammino, assieme agli istinti basilari di sopravvivenza e riproduzione, abbia sentito il bisogno di lasciare un segno del proprio passaggio su questa terra. Un sentimento profondo che tocca chiunque almeno una volta nella vita.

Nei secoli sono migliaia le testimonianze affini che si possono ritrovare. Ad esempio le oscenità e le poesie d’amore scritte sui muri di Pompei, Michelangelo che scolpisce illegalmente il proprio profilo sulle mura di Palazzo Vecchio, oppure i commilitoni Orvietani che fino a metà 900, alla fine della leva obbligatoria, incidevano l’anno e il proprio nome sulle mura di tufo della caserma come a voler dire “Ce l’ho fatta, sono ancora qua”. Insomma, quello di lasciare un segno del proprio passaggio pare essere un istinto insito nell’uomo sin da prima che ne avessimo memoria. Un bisogno talmente profondo, da tessere le trame dell’evoluzione stessa.

Purtroppo, sono altrettanto numerose le testimonianze di altre persone che questi segni decidono di cancellarli, provocando molto spesso danni irreparabili. Ad esempio una squadra di zelanti boy scout che nel 1992 a Bruniquel cancellarono graffiti rupestri antichi di 18.000 anni, oppure il murales realizzato a Roma da Keith Haring e cancellato nel 1990 in occasione della visita di Gorbaciov. Che poi, davanti a quel muro, nemmeno ci passò. Tutto questo, manco a farlo apposta, al grido di un fantomatico “DECORO!”.
Firenze non è estranea a certe pratiche infatti, solo tre anni fa, la squadra di volontari dell’Associazione Angeli del Bello cancellarono dai muri della città due interventi spontanei del francese Jeff Aerosol, rispettivamente quotati 13.000€ e 14.000€. Pochi mesi fa, con lo stesso indiscutibile criterio di selezione, hanno cancellato la scritta “ZONA ANTIRAZZISTA” comparsa nel sotto passo di via Circondaria in occasione della manifestazione in memoria di Idy Diene, facendo scaturire non poche polemiche in merito, considerato che l’intervento di copertura lo fecero realizzare ad un ragazzo africano che svolgeva il suo regolare servizio sociale. Ricordo bene quando, nel lungo linea ferroviario di via Sighele, decisero di coprire centinaia di metri di graffiti, alcuni dei quali realizzati anche da importanti nomi della scena newyorkese, risparmiando solo la scritta della curva. Alé viola.

Oggi, la cronaca dalla capitale, ci riporta un ulteriore caso di questo tipo. Una scritta storica che recitava “Vota Garibaldi, lista numero 1” è stata coperta dall’ennesimo gruppo di paladini del decoro. Quella scritta era stata realizzata in occasione delle elezioni nel 1948, quando il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista Italiano si presentarono in una lista unica, denominata Fronte Democratico Popolare, avente come simbolo il volto di Garibaldi. La scritta era diventata un monumento del quartiere Garbatella, perché aveva impresso sul muro la memoria di un preciso momento storico del nostro paese, che ora non c’è più.

Non pretendo che tutte le persone possano avere la medesima sensibilità.
Non pretendo che tutti quanti possano intuire il valore sociale, culturale, emotivo, simbolico, storico, spesso artistico, che tali segni portare con sé.
Ormai viviamo un’epoca che è capace solo di assegnare un mero valore economico agli oggetti, un numero che li classifichi un una scala di valori, gli unici ancora considerabili e comprensibili anche dalle menti più povere ed ottuse.
Il resto, non è degno di continuare ad esistere.

Ciò non toglie il fatto che tutto questo resta inaccettabile.
A molti di questi segni, come la scritta a Roma, è il tempo che conferisce valori, memoria, affezione.
Immaginate solo per un momento se qualcuno avesse cancellato quei graffiti rupestri o le scritte sui muri di Pompei, quanto meno sapremmo adesso su chi ci ha preceduto, quanto avremmo perso e quanto stiamo perdendo ogni giorno che permettiamo al fantomatico decoro di dilagare e decidere cosa può e cosa non può restare.

“I disegni sui muri vanno bene quando sono belli, mica come quelle scritte là” è una frase che mi sento ripetere spesso.
Loro cancellano ma noi riscriviamo da capo” è l’unica risposta che mi sento di dare, il resto lo consegnamo alla storia.

Matteo Bidini Autore

Matteo Bidini
Produttore culturale, organizzatore di eventi e curatore della Street Levels galley di Firenze.

May 2019

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