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Rome Streetz parla con Blo/B e Gionni Gioielli a casa Gold

Scritto il 19/03/19 da Filippo Colivicchi

Sono molto orgoglioso di questo articolo, che rappresenta il primo passo di un nuovo progetto in cui organizzerò interviste tra MCs e DJs italiani ed americani. Oggi parlo di e con Rome Streetz insieme a Blo/B e Gionni Gioielli. Ne sono orgoglioso, dicevo, perchè Street Farmacy è il mio disco USA preferito dell’anno scorso e ci cucio su con chi ha pubblicato alcuni dei lavori a mio parere più validi degli ultimi mesi. Mi riferisco a MoMA e Anonima Sequestri, due opere di cui ho già sviscerato il contenuto e la genesi con i protagonisti in due articoli della rubrica Gold XL ( ecco i link: MoMAAnonima Sequestri) . Prima di procedere alle domande, però, ho il dovere di presentarvi Rome Streetz.

Quando parli di Rome Streetz, parli di uno dei maggiori talenti emersi dall’enorme calderone della nuova scena underground americana, insieme alla squadra Griselda di Buffalo e altri rookies che magari incontreremo nelle prossime puntate. Il luogo è Brooklyn, o meglio, le strade di Brooklyn. Come si intuisce dal nome, infatti, il suo rap spontaneo e cupo secerne storie di marciapiedi e asfalto, quadri realistici sulle vicende degli ultimi o quasi. Da sempre la strada è stata matrigna amata ed odiata di chi ha poco più di se stesso, teatro di quotidianità offerte a tutti, nonostante la società releghi ciò che vi accade a quell’angolo del palco che il pubblico non guarda. Rome Streetz è il protagonista predestinato di quell’angolo buio, in cui non ci sono racconti buoni o brutti di per sè, ma solo storie, perchè dove la luce e le ombre si fondono, accade così anche ai principi degli uomini. Tutto questo è esemplificato, in Street Farmacy, dal brano Evol & Etah, che al contrario si legge ovviamente love & hate. Un pezzo in cui è evidente come il concetto di giudizio perda i propri appoggi davanti alla realtà vera, se gli amici con cui sei cresciuto ti tradiscono e ormai te lo aspetti, se le persone arrivano ad un grado di frustrazione e sofferenza tale da far perdere senso alle parole amore e odio e “Nothing is promised but death. That’s a statement that’s so ominous, so I’m on a thousand with every breath. Crackers gonna see the noose on my neck”.

La prima volta che ho sentito una sua strofa sulle note e i battiti cuciti da Farma Beats, ho gridato dentro di me che non sentivo qualcosa di così puramente rap da molto tempo. Che se il rap puro è intrinsecamente sporco, questi brani sono veri diamanti.

Dallo scenario descritto, dalle strade amate ed odiate, che non danno riferimenti nemmeno negli affetti, non sembrerebbe esserci via d’uscita diversa dalla morte o dalla ricchezza. Solo anche in mezzo ai suoi simili, Rome Streetz ne è consapevole e sa che l’unica soluzione è che si arrivi alla fine del gioco, che si vinca o che si perda, in nome di se stessi o di tutti.

“Can’t let the game get the best of me. Gotta make it for all the niggas that didn’t get to leave a legacy”.

Mi sono chiesto se, una volta vinto il gioco, tutto questo non vada necessariamente perso, come quando cerchi di riaccendere un amore che non c’è più o quando vuoi ancora mangiare ma hai la pancia piena. Se inizia qualcos’altro oppure no. Questa domanda, purtroppo, non gliel’ho potuta fare. Sicuramente nemmeno lui sarebbe riuscito a dare una risposta, essendo ancora calato nella sua partita. Per Rome Streetz, infatti, il gioco è appena iniziato.

Andiamo ora alle domande di Blo/B, Gioielli e del sottoscritto (aka PC).

Blo/B: Il tuo lavoro rientra nella wave americana iniziata con Roc marciano, continuata con Hus Kingpin e poi con Griselda. Qual è la causa di questa rinascita del lyric rap e delle produzioni sample based secondo te?

Rome Streetz: I feel like the public is getting tired of mainstream rap, it all sounds exactly the same and everything comes back around 360, so lyrics are in style again even tho they never went anywhere… there’s still tons of people that appreciate that style of rap and they want it so we here brining it back in full effect.

Blo/B: I tuoi punti di riferimento nelle tre ere del rap americano: l’era Old School, la Golden Age e il post 2000.

Rome Stretz: Old School … Kool G Rap. Honestly I was a baby during that time but just going back and listening Kool G Rap is the dopest to me. Golden era … Snoop Dogg, NAS, Biggie, 2Pac, Jay Z, Az, Wu Tang, Big L, Big Pun. Post 2000 Ruff ryders, Dipset, G Unit, Max B, Stack Bundles, Saigon, Papoose.

Blo/B: New York ha riconquistato una posizione sulla scena anche grazie ad artisti underground come te, Eto, GxFR, Dave East, Bodega Bamz … per il pubblico italiano, l’ultimo prodotto importante sono stai i Dipset e G Unit. Quali pensi siano state le ragioni della passato inverno newyorkese? Com’è e com’è stata fino ad ora l’atmosfera per chi vive questa situazione in prima persona?

Rome Streetz: I would say the reason NY hasn’t been in the forefront is ‘cause the sound of music changed and the south had shit on lock.. NY radio stopped really playing New York artists unless they were making southern sounding music and also the internet kind of killed the regional sound everyone was making the Same type of music just to get air play.

Blo/B: Al giorno d’oggi è possibile vivere in America solo facendo dischi e concerti con i tuoi numeri oppure c’è bisogno di avere un secondo lavoro?

Rome Streetz: It just depends how much your Music is being played and bought, u can make a living off music but it’s always good to have more than 1 stream of revenue kuz nothing last forever.

Gioielli: Per Street Farmacy hai scelto un producer inglese: Farma Beats, che è fortissimo. Ma da dove ti è venuta di collaborare con un inglese, con tutti i producer americani che ci sono?

Rome Streetz: I chose to work with Farma because I liked his sound and also with him being from across the ocean I felt like that would push my music further across the world because he has his own fan base in his country and in Europe, so it was really a slick marketing scheme to cover more ground.

Gioielli: Parlando di beat internazionali… io sono il miglior beatmaker italiano, nonchè quello che ha importato il sample based. Non so se lo sapevi. Vuoi dei miei beat? (Sono anche il più umile).

Rome Streetz: Yeah for sure! Let’s work on something, I would love to one day come to Italy for a show and have some fans out there so of course let’s work.

PC: Nei tuoi pezzi, uno dei temi fondamentali è la morte. In Crime Scene ti chiedi quanto valgano effettivamente le vite, cosa ci sia dopo. Qual è il tuo rapporto con la morte?

Rome Streetz: That song Crime Scene is a true story of something that happened around the corner from my house… I would say during the time I was making this album there was a few incidents around my neighborhood also 5 of my friends passed away so I just felt like death was around me during that time.

PC: Qual è la chiave del tuo rap? Come ti poni col foglio bianco quando scrivi un pezzo?

Rome Streetz: I just rap about my experiences things that I’ve been thru..there’s really isn’t one process, I just write what comes to mind when I hear the beat, whatever zone it puts me in is really where I go with it.

PC: Sembra proprio che la musica migliore appaia nei tempi peggiori, musicalmente e politicamente parlando. In Italia abbiamo avuto una situazione simile di rinascita del rap dopo alcuni anni di sonno e difficoltà politiche. Un commento sull’atmosfera politica americana in relazione a quanto detto…

Rome Streetz: I feel like the political atmosphere affects the music because it’s something that everyone is going thru at the same time… The government really isn’t for people who aren’t rich so we all identify with the same struggle and it is true the best music comes from a place of dispair it’s more heart felt.

PC: Infine, hai appena pubblicato un nuovo disco, Headcrack con Futurwave, cosa cambia rispetto a Street Farmacy, oltre al producer?

Rome Streetz: Street Farmacy was about what i was going thru at that particular time in my life street tales things that I first hand experienced… Headcrack was more about my feelings and reflection of my past and present, the beats really just dictates the direction I go in. I rap how the beat makes me feel.

Filippo Colivicchi Autore

Filippo Colivicchi
Studente, scrittore e Gold man. In cammino verso me stesso since 1997. Nel tempo libero faccio lobbying nella scena rap italiana con interviste, articoli e mosse segrete. Nel tempo ancora più libero lavoro alla pubblicazione di un libro di poesia e cerco di porre le basi per un cambiamento del mondo in chiave internazionalista e solidarista. -Sotto un unico cielo-

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