MUSIC

Anonima Sequestri – Rapiti Lil Pin e Gionni Gioielli – Gold XL

Scritto il 29/01/19 da Filippo Colivicchi

Continua la saga di MRGA (make rap great again), ma questa volta Gioielli è accompagnato da Lil Pin. Il disco è Anonima Sequestri e già dal titolo è facile intuire che, ascoltandolo, attraverseremo un paesaggio permeato di sangue e ferocia. Questo lavoro narra gli eventi legati all’organizzazione criminale sarda, citandone i principi fondatori (il Codice Barbaricino), gli attori (i vari Mesina, Atienza, Cubeddu, Boe), vicende e vittime (non potevano mancare Soffiantini, Farouk Kassam e la coppia De Andrè-Ghezzi).

Il concept del disco permette di unire l’approccio storico e narrativo di Gioielli alle origini di Lil Pin e il suo amore per le punchline. Immagino che sia stato scelto dallo stesso Pin, che genesi ha avuto?

Lil Pin: “Sì, è stata una mia idea, nata un po’ per gioco in realtà. Da principio la proposta di Gionni era quella di un concept sul Cagliari dello scudetto del ‘70. Che dire, era già figo così. Alla fine però ho scritto tutto di botto e mi sono fatto prendere dall’atmosfera dei beats, così sono volati insulti e minacce di morte, musicalmente parlando. Ho pensato fosse più consono utilizzare un concept più vicino a quel tipo di rap, e cos’altro se non il banditismo? Noi siamo i balentes del rap, facciamo il cazzo che vogliamo e anche se non siamo famosi la gente sa bene chi siamo, conosce il nostro codice e ci rispetta per questo.”

Il punto cardine dell’attitudine del disco è sicuramente nel disegnare una realtà (sia l’Anonima Sequestri, sia Lil Pin) che si distacca totalmente dal resto, operando a modo proprio, con schemi propri. L’Anonima sarda, infatti, non strinse mai legami con altre organizzazioni criminali come la mafia (salvo collegarsi alle brigate rosse nella creazione di un nucleo nella regione, ma si parla di terrorismo politico), agiva secondo il proprio codice, così Pin compone ed esprime strofe con uno stile che è un’isola, sanguinosa ma incredibilmente affascinante. Affrontiamo ora l’argomento, poi parleremo delle produzioni di Gioielli. Nel frattempo, svuotate la mente , prendete un bel respiro e schiacciate play. Questo è il Beni Benius, il benvenuto.

Track 1 Beni Benius in Sardigna

Il discorso che più mi preme affrontare su questo disco è il modo di scrivere di Lil Pin. Fin da subito si nota chiaramente l’inserimento nei suoi testi di molte ripetizioni. La cosa si può esaminare su vari gradi, a seconda delle capacità analitiche di ognuno, io vi porto al livello finale. Inizialmente ero un po’ frastornato da tutte queste parole riproposte con costanza in ogni pezzo ma, stupito dal flow e dall’espressività di Pin, avevo concluso che fosse una sua caratteristica e che se la potesse permettere, vista la grande incisività della sua rappata. Poi ho notato qualcos’altro. Avevo la sensazione che il ritmo della strofa così scritta non fosse scandito più solamente dalle rime, ma che le ripetizioni contribuissero a creare un secondo piano metrico, un doppia cadenza. Ho così esaminato il testo e ho gioito dopo aver notato che quell’intuizione era fondata. Nelle prime barre di questo pezzo le ripetizioni seguono uno schema metrico e, così facendo, sviluppano effettivamente un’ulteriore dimensione ritmica. Roba da lirica di altro secolo, fa un certo effetto vedere una cosa del genere accanto a parole così crude. In particolare esiste un pattern costante che segue lo schema A-A-B-A-B e viene ripetuto due volte consecutive. Uso il grassetto e il corsivo per distinguere, guardate.

“Quando scrivo, scrivo duro, muro.

Scrivo Heltah Skeltah sul muro.

Purosangue, Puro mc, so fare tutto pure l’mc,  ebbene sì”

Una successione di incastri, il gioco sul ritmo vale tutto e, dopo questo ingresso così stretto, la metrica si apre, i polmoni si dilatano con la frase successiva.

“Spacco il beat, dammi il boom bap”

Non so quanto questa costruzione sia spontanea, istintiva oppure studiata, fatto sta che Lil Pin -volente o nolente- ha aperto un disco di puro, puro rap, con una scrittura che sa di arte, ma rimane puro rap sopra il boom bap. E se avete assimilato il discorso metrico, avrete notato che nell’ultima frase ho usato la sua stessa struttura di ripetizioni.

Dai cuts a fine beat, si capiscono i temi fondamentali della narrazione: si parla del Codice Barbaricino e della vendetta come mezzo per riottenere la dignità perduta, ne parliamo fra poco.

Pin, il tuo stile di scrittura può essere un arma a doppio taglio, soprattutto per chi pensa al rap secondo canoni fissi. Al di là del discorso appena fatto, io lo trovo estremamente espressivo. Qualcuno ha influenzato il tuo modo di comporre?

Pin: Sai, io leggo tanto e non è una novità che i libri siano anche il mio lavoro di tutti i giorni. Ma per quanto mi sforzi non riesco a dirti chi mi abbia influenzato e come. Potrei dirti che alcuni libri mi hanno segnato e insegnato tanto, ma per quanto riguarda l’argomento trattato, non per quanto riguarda la scrittura. Le ripetizioni insistenti nei miei pezzi vengono direttamente dal rap americano, dai rappers che chiudono le barre con la stessa parola per tutta la strofa. Io la vedo come una skill; so che molti miei “colleghi” pensano che sia più facile e noioso chiudere le barre così, però non conosco ancora un Cristo che faccia una strofa come la mia, dove uso la stessa parola in tutti i suoi significati, e faccio comunque delle barre con senso e fottutamente rap. Poi non faccio il disco d’oro o di platino, ma nessuno in questa scena può dirmi cosa e come devo fare una strofa. That’s it.”

Dopo il benvenuto, un cupo e metallico alternarsi tra una chitarra distorta e la batteria ci porta in mezzo ad una scena caotica. La voce fuori campo contestualizza:

“I banditi sparano, le forze dell’ordine rispondono. Per tre ore ad Osposidda c’è la guerra. Inizia attorno alle 14:30 e continua per almeno tre ore a colpi di fucili, pistole, bombe a mano e mitra. I banditi non si arrendono, le forze dell’ordine non mollano”

Scarica di batteria, attacco.

La battaglia di Osposidda fu un enorme sparatoria che si tenne nell’omonima zona campestre il 18 Gennaio 1985 tra i sequestratori di Tonino Caggiari, imprenditore, e centinaia di uomini tra carabinieri poliziotti e volontari del posto. Agli occhi dell’opinione pubblica, la partecipazione degli abitanti di Oliena al conflitto e alle ricerche del Caggiari, riscattò la popolazione sarda dalle accuse di omertà e connivenza con l’Anonima.  Saranno proprio i civili a ritrovare l’imprenditore, infatti. Dopo il ritrovamento, scoppia la battaglia: il risultato finale vede la morte di un poliziotto (altri due feriti e due carabinieri, oltre a un civile) dalla parte delle forze dell’ordine, per i banditi si contano quattro decessi: Giuseppe Mesina, Giovanni Corraine, Salvatore Fais e Niccolò Floris. I cadaveri dei rapitori furono trasportati da due camionette a sirene spiegate, in un modo che ricorda l’esibizione nelle strade paesane delle carcasse nella caccia al cinghiale.

Altra strofona di Pin (cosa che non ripeterò più: nessuna traccia del disco è da saltare), parlavamo di essere un isola? Ecco che “ Lo senti l’eco? (tutututu) E’ il cazzo che me ne frega della cazzo di scena”. La sua è una critica al conformismo, al perseguimento costante dell’apparenza da parte degli artisti, alla perdita d’interesse per il distinguersi nel tentativo di adeguarsi alla domanda del pubblico. Sparisce la batteria, torna il narratore.

“Si arriva quasi fino a sera, con il buio che cala e le munizioni che stanno finendo. I banditi non si arrendono. Quando vengono individuati e stanati, saltano fuori sparando e si fanno ammazzare”

Entra in scena Blo/B, non poteva mancare. Poco da dire, strofa veramente precisa e cattiva, il tema è lo stesso espresso da Pin e che ritroviamo in tutto il disco -quello dell’io spacco, tu no- ma senza mai temere di essere ripetitivo. D’altronde il risultato lo conferma. L’apice, a mio parere, lo raggiunge con “Ne faccio volare troppi, l’aereo va in over book. Non parli del Fight club, non sei tu Chuck Palahniuk. King in un mese, il mese dopo Ei fu. La mia merda la comprano nel quartiere, street food”.

Da menzionare che le grafiche sono tutte opera del medesimo Blo/B aka Blo/bibbi. Cit.

Abbiamo poi cinque pezzi dedicati ai protagonisti dell’attività dell’Anonima e al Supramonte: Attilio Cubeddu (feat. Gionni Gioielli), Graziano Mesina, Matteo Boe, Hotel Supramonte (feat. Ibo Montecarlo, PayMe), Mesina e Atienza (feat. Egreen). Sarebbe tedioso analizzarli uno per uno, quindi parlo del primo e vi lascio immaginare gli altri (con grande dolore, dato che Matteo Boe contiene le mie rime preferite del disco).

Attilio Cubeddu è tuttora inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia. Dopo alcuni sequestri in Toscana (Peruzzi) ed Emilia-Romagna ( Rangoni Machiavelli e Bauer) fu arrestato e condannato a trent’anni di carcere. Si comportò da detenuto modello, tanto da ottenere molti permessi dalla restrizione, durante uno di questi, nel 1997, semplicemente non tornò, dandosi alla latitanza. La sua riapparizione avvenne nel noto sequestro Soffiantini, in cui forse (ma ciò non convince tutti) fu ucciso dal suo stesso complice, Giovanni Farina, che non avrebbe voluto dividere il riscatto. Nel 2012 è stato riaperto il suo fascicolo in base alla convinzione del procuratore Fiordalisi che Cubeddu sia ancora vivo e nascosto nel territorio dell’Ogliastra con la sua famiglia, coperto dalla popolazione.

Altra strofa sanguinosa per Pin che, a mio parere, sublima la sua critica incidendo su questo beat lento e musicale, con una struggente voce di donna in loop (ricorda l’approccio di Westside Gunn in Supreme Blientele) poche parole provocatorie:

“Sei bellissimo, sei bravissimo, rappi velocissimo… Velocissimissimo”

Parole semplicissime e leggere sì, ma Pin le fa pesare come macigni. Vi assicuro che quando la sentirete, rimarrete stupiti come me.

Gioielli è sempre il solito, spero non venga interpretato male, ma quando ascolto le sue barre muoio dalle risate. La sua capacità di essere scorretto, cattivo e contemporaneamente divertente lo rende unico. Uno di quei veneti che stanno simpatici, a meno che non ce l’abbia con te. Tanto se volete quelli che rappano velocissimo li ha già fatti fuori Pin, tra gli altri Gioielli è uno di quelli che si distingue.

“Lei ne vuole tre come la figlia della Hunziker, dice che compra droga invece compra follower”

SPOILER: continua la saga della riserva del Milan. Dopo aver avuto rapporti con la donna di un noto trapper milanese e dopo aver saputo che Gioielli sta con sua cugina, si viene a sapere che quest’ultima è stata rapita. Purtroppo la voce del criminale è modificata, sarà difficile trovarlo. Sarà stato il dj e producer? Il trapper? O la stessa riserva del Milan, per nasconderla dalle grinfie dei media?

L’ultimo argomento da affrontare, prima di parlare un po’ delle produzioni con Gioielli, è il Codice Barbaricino. Tramandato oralmente di generazione in generazione in tutta la Sardegna, esso rappresenta lo storico codice di condotta fin da tempi estremamente remoti. Il nome si deve alla sua particolare diffusione nella zona della Barbagia. Il nucleo di questo particolare insieme di norme è quello della vendetta come mezzo per riacquistare l’onore e la dignità perduti. Secondo l’articolo 2, esso vincola l’intera popolazione, non solo i briganti. Addirittura, ai tempi incideva anche durante i processi penali, in modo concorrente con la legge della Carta de Logu. I suoi 23 articoli si dividono in tre parti: i principi generali, le offese, la misura della vendetta. Il fondamento sta nel fatto che il torto subito (ad esempio, l’omicidio di un parente) non vale per il danno in sé, ma per il suo togliere l’onore alla famiglia della vittima. Sarà, quindi, necessario rispondere con un atto di eguale misura perché la dignità venga di nuovo riconosciuta dalla popolazione. Questo mostra uno dei punti più critici della Sardegna e non solo: il forte scontro nella società tra tradizioni radicatissime e legge statale, un conflitto che non si limita ad operare sul piano legislativo ma riguarda soprattutto l’identità dei singoli.

Non potevo non chiedere a Lil Pin come ciò sia vissuto al giorno d’oggi.

Pin: “In Sardegna ancora oggi è molto presente la figura/mito del bandito. Diciamo che l’omicidio e il sequestro di persona vengono ancora “accettati” da alcuni all’interno di un contesto di faide familiari. In ogni caso il senso di appartenenza e rispetto sono ancora alla base della nostra cultura, benché siamo lontani dal mondo del banditismo, soprattutto nel sud Sardegna. Io personalmente ho tanti parenti del centro Sardegna e capisco bene le dinamiche di certe situazioni che possono sembrare assurde viste dall’esterno, non le giustifico e non le condanno. Detto ciò ho tante belle pattade a casa e quando mi è capitato di vedere Grazianeddu (Graziano Mesina) l’ho salutato con rispetto.”

Eccoci dunque all’ultimo atto: le produzioni. L’ho lasciato in fondo per non spezzare l’analisi del concept di Anonima sequestri. La prima cosa che viene all’occhio è che qui si confezionano dischi, non pezzi. C’è sempre una coerenza di base tra i suoni, un filo rosso che tiene unita tutta l’opera e dà la sensazione di avere davanti un lavoro in cui non puoi scegliere tu quale pezzo ascoltare. Parti dal primo e vai avanti, fate così o non vi godrete questi dischi. Questo vuol dire fare un concept album e un disco progressive. Gioielli fa un passo avanti ad ogni tappa, ogni lavoro suona come deve e soprattutto riesce a cucire i beat sugli mc in modo perfetto e loro ringraziano. Chiari esempi sono l’attacco di Egreen in “Mesina e Atienza”, su una variazione meravigliosa. L’assolo di chitarra in “Hotel Supramonte”, che fa risaltare incredibilmente la chiusura della strofa di Ibo Montecarlo, e la variazione totale che viene subito dopo per l’ingresso di PayMe. La chiusura del disco con “Faber e Dori”, una base morbida di chitarra elettrica pizzicata e piano, su cui Lil Pin finisce dicendo:

“Guardo lo specchio e ancora mi piaccio ed è per questo che ancora lo faccio, così”

per poi far posto ad una voce femminile così calda che in pochi secondi lava via tutto lo sporco di sangue appena visto e sentito, in modo dolce e commovente. Nemmeno ci fosse stato Mr Wolf.

Matteo, parlami della differenza nelle produzioni tra Young Bettino Story, MoMA e Anonima Sequestri e del tuo metodo nel beatmaking.

Gioielli: “Diciamo che i beat di YBS sono veramente molto grezzi, anche per come è nato tutto. Ero fermo da un anno e mezzo, non producevo e non scrivevo (pure le mie strofe erano molto grezze), poi mi è partita la follia ed ho fatto 40 beat in un amen e, mentre li facevo, scrivevo le strofe. Erano grezzi al 90% per scelta ma al 10% anche perchè ero un pelo arruginito e non sempre avevo ben chiaro in che direzione andare per raggiungere il risultato che volevo. Con Moma e AS ho aggiustato il tiro e trovato il mio modus operandi semplice, alla fine uso sempre quei due plug in per far suonare le cose come voglio ma ora ho imparato a padroneggiarli meglio quindi mi risolvo i problemi in maniera più lineare e non per tentativi. Poi ovviamente Blo e Pin sono dei rapper molto diversi, quindi anche la scelta dei beat su cui concentrarmi per l’uno o per l’altro è stata diversa. Ho cercato sample in musiche diverse, anche se poi per entrambi ho scavato nel progressive rock che è una musica che piace ad entrambi. Mentre con Blo ho avuto un contatto molto più diretto in cui mi chiedeva “rumore” con Pin sono andato più d’istinto, conscio che lui ha sempre lavorato con quello che io considero il miglior producer che abbiamo avuto in Italia ( Kennedy), quindi ho cercato di dargli qualcosa che si collegasse a certe atmosfere ma che andasse comunque in direzione diversa. Alla fine sui dischi di entrambi ho apportato delle modifiche a strofe fatte, sostituendo i beat (piccola chicca, uno dei beat nel disco di Pin è il beat su cui Blo aveva registrato De Chirico… ora sta sul disco di Pin che in realtà non ci aveva registrato sopra, ma ce l’ho messo io dopo). Mi piace lavorare in questa maniera in cui loro mi lasciano totale libertà. Io ascolto il disco e se penso che ad un certo punto, nell’economia complessiva, starebbe meglio un beat piuttosto che un altro, lo sostituisco. Lavorare su prodotti cosi veloci e compatti (pochi pezzi, basso minutaggio) mi permette di pensare come fosse una traccia unica che ha bisogno di diversi “movimenti” dove l’importante alla fine non è la canzone in sè ma il prodotto finale. Comunque con questi dischi mi sono imposto come miglior producer d’italia, dopo di me c’è l’etere, lo spazio, i migranti che affondano, poi c’è kennedy e poi ci sono tutti gli altri (cit)”. 

Questo è Anonima Sequestri, in uscita il 30 Gennaio. Il prossimo numero di Gold XL arriva giovedì con il disco di Murubutu, che ve lo dico a fare!

Filippo Colivicchi Autore

Filippo Colivicchi
Studente, scrittore e Gold man. In cammino verso me stesso since 1997. Nel tempo libero faccio lobbying nella scena rap italiana con interviste, articoli e mosse segrete. Nel tempo ancora più libero lavoro alla pubblicazione di un libro di poesia e cerco di porre le basi per un cambiamento del mondo in chiave internazionalista e solidarista. -Sotto un unico cielo-

April 2019

Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30

Related

Gold Exclusives #21: Flac – Shazwa

MUSIC 22.03.19
Scritto da Zreticuli

Pepi’s Corner: Lewis Parker

MUSIC 22.03.19
Scritto da Giuseppe Anceschi

Rome Streetz parla con Blo/B e Gionni Gioielli a casa Gold

MUSIC 19.03.19
Scritto da Filippo Colivicchi

Ghost Protocol – La missione di Icon Curtis & Recognize Ali

MUSIC 7.03.19
Scritto da Filippo Colivicchi