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Dead Poets 2, il ritorno dei Poeti Estinti – Gold XL

Scritto il 9/01/19 da Filippo Colivicchi

Eccoci al secondo appuntamento con Gold XL, dopo MoMA di BLO/B e Gionni Gioielli è il turno di Dj Fastcut ed il suo Dead Poets 2.

 

Non è un caso se sul retro del disco, che uscirà venerdì 11, troverete il logo Gold: con questo progetto abbiamo creato un vero sodalizio nel corso degli ultimi due anni. Tutto nato dal valore trasversale del lavoro di Fastcut e compagni, oltre che dal grande rapporto personale che ho avuto la fortuna di poterci costruire. La forza di Dead Poets, infatti, non risiede solo nel concept affascinante dei Poeti Estinti e nella qualità musicale, c’è qualcosa in più. Da questo disco, coerentemente con la sua identità stilistica, si profonde una parte fondamentale ma in decadenza della cultura hip hop: un forte sentimento di unione. La squadra che lo compone consta decine di artisti da ogni latitudine italiana, diversi stili, diverse culture e scene, ma stessa attitudine. A tirare i fili, col difficile compito di coordinare tutto questo esercito, c’è Fastcut,  cucitore di beats che danno nuova vita al suono dei ’90, secondo le regole del “Classico suono originale che ti piace”.

Per quanto riguarda le grafiche, beh giudicate voi. Ordine Montanari e Ordine Targhini, in omaggio ai due carbonari del Risorgimento italiano. Disegni ad opera di Francesco Napoletano aka Forcin, lettere dalla mano di Mattia di Marcantonio aka The Dead Body, impaginazione di Luca Bertacin aka Bert Graphics.

 

Un problema però c’è. Non del disco ma mio. Risulta infatti impossibile creare un articolo organico su un disco composto da 26 pezzi, ognuno con artisti diversi. Tratterò, quindi, questo lavoro per i suoi temi concettuali. Prima di tutto, però, vi regalo il brano da me selezionato per presentarvelo. Fastcut non era d’accordo sulla mia scelta, ma io ho voluto esattamente questo, perchè simboleggia un carattere fondamentale del disco. Lo tratteremo fra un attimo, voi datemi pubblicamente ragione, per favore.

Ecco a voi “No mistakes allowed” con Afu-Ra, Ras Kass ed El Gant.

Oltre alla bellezza della base, che avrà colpito particolarmente gli amanti del sax come me, oltre la potenza del brano c’è lo stupore di vedere tre artisti della scena americana dentro un disco nostrano. Oltre all’unione tra le varie sedi italiane, infatti, le fatiche di Fastcut hanno anche il merito di essere internazionali. Un unicum. Non a caso le esperienze dell’Hip Hop Kemp e i recenti live a Londra e Amsterdam. Io l’ho battezzato l’Ambasciatore.

Valerio, in ogni disco porti le partecipazioni di personaggi di spessore della scena USA, questa volta sono Afu-Ra, Ras Kass ed El Gant. Com’è nato il legame con gli Mc’s americani?

“Ho iniziato producendo beats solo per pochi amici,nel frattempo scratchavo molto e volevo farlo per gente che apprezzasse davvero il mio lavoro. Quindi iniziai a propormi a vari amici dalla Francia, dall’America e dall’Inghilterra. Molti apprezzarono il lavoro e, a poco a poco, si sparse la voce nella scena underground newyorkese. In seguito, iniziarono ad arrivare anche collaborazioni di un certo spessore come Rustee Juxx o Blaq Poet fino a KRS One e ad altri, che poi sdoganarono il mio operato in varie scene.
Da allora continuano a chiamarmi regolarmente per i loro progetti, non ho mai chiesto denaro alle guest perchè sapevo che sarebbe stata molto più preziosa la loro presenza nei miei album piuttosto che qualche euro in tasca. La presenza di questi ospiti portò alcuni MC’s come il Danno e Primo Brown ad interessarsi al mio lavoro e da qui nacque un po’ tutto quello che è il progetto Dead Poets

Qui vedete il retro del primo dei due cd. Potete notare un cambiamento importante nella tracklist rispetto al primo album: se in Dead Poets 1 il Gran Maestro, che introduce l’opera, era Bassi Maestro, in Dead Poets 2 sono Ice One e Danno. Milano e Roma, due intro parlate dai due poli opposti del rap italiano, evidenziando anche le differenze tra i due ordini dei Poeti Estinti. Per me le intro saranno sempre il simbolo di questo progetto. Meravigliose. Purtroppo, dovrete aspettare fino a venerdì per ascoltare questa.

Posto che il suono si è evoluto, ma resta fedele alla tua identità, quali sono le differenze tra DP1 e DP2, soprattutto nell’attitudine e nella filosofia?

“Il primo album è stato una rinascita di quelli che ritengo i veri principi della cultura Hip Hop, ciò che vedevo svanire sempre di più nella musica rap italiana e non. I Poeti Estinti sono tornati per ricordare a che tipo di cultura apparteniamo,i suoi valori come il rispetto,l’attitudine,la costanza e l’onore di far parte di una realtà musicale che parla per il popolo (altra cosa che stiamo dimenticando). Siamo noi in primis i portavoce del disagio quotidiano e siamo noi a dover parlare al posto di chi non ha voce e non viene ascoltato. La differenza del secondo album rispetto al primo è che siamo coscienti di avere ancora le palle fumanti e di essere pronti come un esercito a riportare in alto la bandiera del rap italiano, quello vero, lontano da capelli colorati e ghiaccio sulle collane. Siamo i poeti maledetti del nostro millennio, vite strambalate, problemi esistenziali, droghe, alcool, paranoie mentali, ma allo stesso tempo con delle penne affilatissime con un potere comunicativo fuori dal comune,chiaro e diretto. Ce ne sbattiamo il cazzo del politicamente corretto, siamo qui per farci sentire e Dead Poets 2 è la prova che i Poeti Estinti sono tornati.”
Il messaggio è chiaro: ogni artista ha i suoi percorsi di vita e, tramite la propria esperienza e la sua narrazione, rappresenta. Quanto si è perso il valore di questo verbo e del fine che assume nella musica rap. Ciò che la distingue dalle altre. Eppure qualcuno della scena potrebbe tacciarmi di buonismo per questa affermazione.
Un altro tema che vorrei affrontare è quello politico. C’è sempre un brano in Dead Poets con un contenuto esplicitamente politico, nel primo è “Odia gli indifferenti”, nel secondo è 13.12. Il cardine è sempre la coppia formata da Principe e Kento. Vi evito il discorsone su quanto l’abbandono delle prese di posizioni politiche abbia denaturato il rap, l’abbia in qualche modo reso meno vero. Cosa che capita sempre quando bisogna sfamare più bocche: si diluisce la zuppa. Ma la coscienza civile è un tratto fondamentale di questa cultura. Fatemelo dire ragazzi: un artista rap che non prende le distanze da Salvini, io non lo considero hip hop. “Il microfono è una responsabilità, il rap è una responsabilità condivisa”. Per questo, props ai Poeti Estinti e a tutti i genuini che fanno capire che certe cose non vanno, che c’è chi pensa in modo diverso. Anche il portare cultura, implicitamente, è un gesto rivoluzionario al giorno d’oggi.
Con te mi piace parlare di come la musica possa avere un valore nella società. I tuoi dischi inneggiano alla poesia (il genere letterario più alto e più in crisi a livello editoriale) e alcuni brani sono vere e proprie proteste politiche, cosa che attualmente fanno in pochi. Qual è la tua visione della società contemporanea, anche in relazione al rap? Quale direzione ti auspichi per il futuro?
“Riprendendo il discorso di prima, noi siamo i portavoce del disagio quotidiano, le prime persone che devono avere le palle di affrontare temi scomodi per radio e telegiornali, siamo i primi a doverci mettere in gioco per affrontare temi di cui cantanti, politici, radio e programmi tv negano l’esistenza. Basta pensare ad un J-AX o ad un Salmo o un Noyz. Hanno tante di quelle persone sotto al palco che a confronto il pubblico di un Salvini sembrerebbe il backstage di una serata rap, con la differenza che lui riesce a imbambolare e rincoglionire migliaia di persone nonostante presenze minime ai loro tristi comizi, mentre noi, che crediamo di essere fuori da questo gioco, siamo in realtà ugualmente rincoglioniti dall’arrivismo, il bramare denaro, fama, follower e like. Viviamo come dei personaggi fantastici e virtuali che ci siamo disegnati solo per compiacere il pubblico, fino ad ottenere approvazione della nostra musica ai piani alti.
Il nostro compito è diverso: se tutti i vari rapper di livello e non, per una volta si coalizzassero e combattessero un nemico comune, non per forza facendo politica, ma semplicemente comunicando con i nostri fan (cosa che molti snobbano) potremmo dare vita ad una vera e propria rivoluzione nella completa legalità, senza scontri o rivolte. Abbiamo il potere della scrittura, della comunicazione. Molti ragazzi vivono e crescono seguendo alcuni rapper come esempio di vita, pensa un Salmo quanto potrebbe fare semplicemente facendo capire ai giovani che devono interessarsi alla politica per il loro bene, sapere come funziona un governo o un disegno di legge, i motivi per il quale i nostri genitori sono mentalmente stanchi e ormai avviliti di combattere contro un mostro simile. Alcuni rapper riempiono palazzetti e qualsiasi politico sogna tanto pubblico per poter comunicare le sue cagate, noi abbiamo questo potere e non lo sfruttiamo. A livello sociale il rap puó fare molto, potrebbe aprire gli occhi a molti ragazzi soprattutto in un periodo in cui è molto in voga come genere musicale e sotto gli occhi anche delle grandi etichette. Anche se in maniera bruta, potrebbe mettere i giovani di fronte ad una trista realtà, che -se continuano a evitare- li mangerà vivi quando toccherà a loro sfamare una famiglia o costruirsi un futuro.
Io credo che la vera rivoluzione sia nella nostra testa, Malcom x, Martin Luther King, 2Pac, Bob Marley e molti altri artisti erano un danno per i poteri forti, le lobby e i governi, perchè? Perchè avevano molto, molto, molto più seguito di qualsiasi altro politico sulla faccia della Terra. La comunicazione e la coalizione tra di noi, rapper, supporter e produttori è la vera arma che dobbiamo usare, bisogna solo riformare l’esercito e capire come fare fuoco con un’arma che osserviamo come delle scimme con un iphone.
Ovviamente quello che è più difficile in questo caso è non cadere nel tranello del denaro (il miglior metodo con cui una major riesce a tappare la tua bocca e le tue ali), non svendere la nostra cultura e ricordarci che abbiamo una responsabilità verso molte persone oltre che verso l’hip hop. Ricordarci di fare squadra e non litigarci i palchi, smettere di essere prime donne e metterci tutti in prima linea per una battaglia che non è mai finita. Come i poeti estinti si nascondevano in una grotta per dare sfogo alle loro passioni negate dalle alte sfere, noi siamo quelli che dalla strada dovrebbero arrivare in tv con lo stesso grezzume con cui ci siamo fatti conoscere. Senza bavagli e senza paura di non poter tornare in radio o in tv,che si fottano! Non possono competere con le vendite di album forti e incazzati come quelli dei rapper moderni, l’importante è resistere e non farci intimidire da questi figli di puttana che stanno facendo del rap il mercato sostitutivo del pop! Col cazzo che fotti un poeta estinto” 
Non si può scrivere altro dopo queste parole. Racchiudono esattamente il senso che volevo dare all’articolo. Grazie a Dj Fstcut e alla Glory Hole, ci sarà molto da fare in futuro. Dead Poets 2 esce venerdì, siate pronti.
Il prossimo numero di Gold XL sarà dedicato a “Tenebra è la notte”, il prossimo album di Murubutu. Che ve lo dico a fare!
Filippo Colivicchi Autore

Filippo Colivicchi
Studente, scrittore e Gold man. In cammino verso me stesso since 1997. Nel tempo libero faccio lobbying nella scena rap italiana con interviste, articoli e mosse segrete. Nel tempo ancora più libero lavoro alla pubblicazione di un libro di poesia e cerco di porre le basi per un cambiamento del mondo in chiave internazionalista e solidarista. -Sotto un unico cielo-

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