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È uscito, dopo anni di attesa dei fan, il nuovo capolavoro dei Colle Der Fomento, Adversus, quasi interamente prodotto da DJ Craim. Sicuramente l’avete già sentito, avete sgomitato per accaparrarvi una copia del vinile o state aspettando che il corriere vi consegni il CD, perché, siamo sinceri, questo è quello che aspettavamo tutti da tempo. Questa non è…

La non recensione di Adversus

Scritto il 18/11/18 da Mirko Psaiko Monti

È uscito, dopo anni di attesa dei fan, il nuovo capolavoro dei Colle Der Fomento, Adversus, quasi interamente prodotto da DJ Craim.

Sicuramente l’avete già sentito, avete sgomitato per accaparrarvi una copia del vinile o state aspettando che il corriere vi consegni il CD, perché, siamo sinceri, questo è quello che aspettavamo tutti da tempo.

Questa non è una recensione, come si dovrebbe capire dal titolo, e lo ribadisco per non farvi perdere tempo. Questa è una divagazione sul tema.

Prequel:

Episodio I 

Dalle casse della radio esce un suono gracchiante, sporco, quasi fastidioso, con disturbi che quasi coprono il boombap in trasmissione. La scena è la stessa ogni venerdì sera: chiuso in camera con la radio accesa, pronto a premere REC all’inizio della nuova puntata di Venerdìrappa, armato di blocco e lapis perché con il rap in sottofondo si disegna meglio. In questo modo mi sono arrivate le prime info sull’hip hop, è così che ho capito che quelle quattro arti che mi attiravano così tanto in realtà erano strettamente legate. È così che sentii una crew che cantava non ci sto con la testa su un beat che richiamava il suono di una giostra, ed il geniale attacco della seconda strofa do re mi fa girar le palle mi si impresse nella mente più di un tatuaggio sulla pelle. Odio Pieno uscì tempo dopo, ma purtroppo la musica fisica qui in zona arrivava difficilmente come il segnale della radio ed inizialmente non riuscii a recuperarlo. Era il 1996, ed il mio mondo era composto da un ghetto blaster e da un califfone intopato con qualche spray duplicolor marcio nel bauletto. Fortunatamente ho avuto modo di riparare, ma solo anni dopo.

Episodio II

È il primo maggio del 1999 e sono sotto per la maturità. Ovviamente sono indietrissimo su tutti i fronti e nonostante la festa devo per forza di cose mettermi in pari. Trovo però il tempo di fare un salto a Fornaci, paese vicino al mio, dove ogni anno si tiene una grande fiera e dove mi aspettano i miei amici, c’è anche Lucia. C’è una marea di gente, ci sono i negozi aperti, e fra questi c’è anche un negozio di dischi del quale sono l’incubo peggiore: solitamente ogni mia richiesta porta sempre alla stessa risposta: “non ce l’ho, provo a cercartelo“. Oggi non è così: complici i molti passaggi del video di Vita su Tmc2, la signora del negozio mi porge sorridente la cassetta di Scienza Doppia H, il CD l’ha finito. Mi accontento, tanto sono venuto con la Bravo verde di mio papà che ha il mangianastri di serie…

Episodio III

Stiamo lavorando giorno e notte. A gennaio 2007 abbiamo preso in affitto lo studio, e da marzo siamo operativi liberando finalmente quella stanza a casa di Lucia dove abbiamo lavorato per un anno e mezzo, così possiamo cominciare i lavori per quella che sarà casa nostra. Per fortuna il lavoro va benissimo, ma abbiamo scadenze imminenti che non ci lasciano tempo libero. La prima cosa che ci siamo regalati appena aperto lo studio è stato uno stereo, con noi c’è sempre la musica. Non so però in quanti studi di geometri sia possibile sentire Ghetto Chic mentre si parla di catasto. Nel nostro sì. Sì, perché Lucia sa benissimo quanto abbia aspettato quel disco, sa benissimo che volente o nolente lo avrebbe ascoltato anche lei, e sa benissimo anche il testo di Più forte delle bombe. Anima e Ghiaccio arriva col postino, in un momento dove la mia vita sta cambiando.

Episodio IV

Passa il tempo ma le cose importanti non cambiano. Oggi il mio mondo sono mia figlia Viola e mia moglie Lucia, con la quale condivido anche il lavoro, lo stesso studio del 2007, ma sono ancora quel ragazzo che disegna ascoltando il rap. Ed ho ancora il califfone intopato, oltre a circa 70 fra Montana 94 e Loopcolor pronte all’uso giù in cantina. E, devo ammetterlo, alla notizia dell’uscita di Adversus mi sono gasato.

Non ricordo come, ma nella rubrica del mio telefono è finito il numero di DJ Baro (fra l’altro, vorrei poter fare un viaggio sulla DeLorean per tornare nel 1996 e far vedere alcuni numeri che ho in rubrica al Mirko dell’epoca!) e quindi non ho esitato a contattarlo per chiedergli qualche info. Non era la prima volta che ci sentivamo, e invece di mandarmi direttamente affanculo (come avrebbe potuto fare) ci siamo sentiti più volte per definire la cosa. Poi è venuto fuori che anche la penna del nostro Filippo Colivicchi stava già lavorando (sicuramente meglio di me) a quello che avevo in mente io, quindi ho deciso di scrivere qualcosa di diverso.

Adversus non l’ho ancora ascoltato. Non tutto, almeno. Ma mi sono goduto tutto quest’hype.

I CDF sono tornati in studio e quello che è uscito fuori ha messo tutti d’accordo. Non era mai successo, almeno a mia memoria, di sentire un commento unanime di tutta la scena, di tutti gli addetti ai lavori, di tutti quelli che ascoltano rap, hip hop o, semplicemente, musica. Dall’annuncio fino al momento dell’uscita, il demonio rosso di Adversus ha messo a tacere tutte le sterili polemiche che impregnano costantemente i discorsi di chi vive un minimo questo ambiente, a partire da chi ama il classico anni ’90 golden age, chi ce l’ha con la trap, chi dice che è solo musica e chi la venera come una religione. Tutti muti. Un silenzio rispettoso in attesa del 16 novembre.

Lucia mi ha fatto il preorder del CD, non so quando arriverà. Sapevo che non avrei mai fatto in tempo ad aggiudicarmi un vinile, quindi non ci ho nemmeno provato.

Poi arriva finalmente venerdì 16. Sotto diversi aspetti, potrebbe essere una giornata di merda: si paga l’IVA e so già che c’è un lavoro da finire entro sera, quindi c’è da correre. Ma mi sveglio felice, metto la t-shirt del Colle sotto la felpa ed accompagno Viola a scuola canticchiando “il rap è quello che amo…tamarindo, questo è il mio suono…

Comincio a pensare che la strategia commerciale del Wu Tang Clan (inondare il mercato con album solisti scaglionati in modo che in classifica sia sempre presente la W) non sia la migliore. Forse funziona meglio la scelta del Colle di pubblicare album ad anni di distanza. Ma sono anche sicuro che quella di Danno, Masito, Baro, non sia strategia. La loro, miei cari, è forza e consapevolezza. Perché la forza è niente senza il controllo.

È sera. Adversus l’ho sentito e vado a letto stanco ma felice. È inutile scriverne, è un pezzo di storia, semplicemente va vissuta.

Mirko Psaiko Monti Autore

Mirko Psaiko Monti
Geometra. Mi trovi a Gallicano, Lucca, a casa con moglie e bimba. Oppure in catasto. Psaiko è l'alter ego hiphoppas che scrive e disegna di tutto.

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