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-MINOR SPOILER ALERT- Se ne sono sentite di ogni, attraverso i canali specializzati e i vari outlet, a proposito del film Sony Pictures -diretto da Ruben Fleischer- dedicato al V-man. Dai peggiori insulti alla performance del povero Tom Hardy, a recriminazioni di Hardy stesso nei confronti di ciò che sarebbe stato lasciato ignominiosamente indietro in…

Venom- da letale a letame

Scritto il 9/10/18 da Matteo Cabiola

-MINOR SPOILER ALERT-

Se ne sono sentite di ogni, attraverso i canali specializzati e i vari outlet, a proposito del film Sony Pictures -diretto da Ruben Fleischer- dedicato al V-man.

Dai peggiori insulti alla performance del povero Tom Hardy, a recriminazioni di Hardy stesso nei confronti di ciò che sarebbe stato lasciato ignominiosamente indietro in fase di montaggio.

Ma più genericamente in molti(ssimi) si sono limitati a dire che Venom è un film brutto.

E vecchio.

In un mondo cinematografico come quello attuale, dominato -anche “giustamente”- dalle dinamiche narrative e dai protagonisti del MCU, suona strano immaginare un film avente per protagonista un personaggio indissolubilmente legato all’Uomo-Ragno, senza che vi sia la presenza del Tessiragnatele nella pellicola.

Questo però non significa assolutamente che un tale prodotto non avrebbe mai dovuto vedere la luce o che sarebbe stato impossibile vederlo avere successo, c’era infatti una possibilità: non puoi fare quello che fanno gli altri? Fà qualcosa di completamente diverso.

Venom, in pressoché tutte le sue incarnazioni all’interno dei vari media, è un candidato perfetto per quel tono gritty&violent che ha decretato il successo di un film come Logan, ad esempio. Un mostruoso e violentissimo antieroe che si sforza di fare la cosa “giusta” lasciando, comunque, una lunga scia di sangue dietro di sé.

A quel punto avrebbe anche avuto senso tutta l’estetica da film action di fine anni ’90/ prima metà dei 2000, Eddie Brock si sarebbe trasformato in una sorta di Rambo interstellare alieno alto tre metri e viscido, ma purtroppo non è quello che la Sony ha deciso di proporre al pubblico.

Ci troviamo infatti di fronte ad un Hardy in perenne bilico fra il Jim Carrey di “Bugiardo Bugiardo” (uno dei paragoni più esilaranti e calzanti che abbia scovato in rete) e sé stesso ma sotto l’effetto di una massiccia dose di Ketamina. Scene che dovrebbero spaventare fanno invece ridere, mentre battute messe lì per dire “ehi guardate! Anche noi abbiamo gli eroi simpaticissimi come quegli altri!” fanno cascare le palle a terra talmente forte da bucare il pavimento e finire nell’altro emisfero (tranne la gag dell’ascensore, quella mi ha fatto davvero ridere).

Per tre quarti di film, il simbionte Klyntar nato dalla mente di David Michelinie e dalla controversa matita di Todd McFarlane, ci viene presentato quasi esclusivamente come vocina ridicola nella testa di Eddie, pronta a fare battutacce fuori luogo (e questo non sarebbe minimamente un problema, se facessero ridere) e a cercare ridicolmente di sfiorare quel concetto di possessione corporea e body horrror che avrebbe fatto le fortune del film, se si fosse coraggiosamente intrapresa la strada del Rated-R.

Anche nei comics Venom ha un perverso senso dell’umorismo, ma quello che nel film ci viene consegnato è un simbionte il cui ghost writer è, al massimo, Ezio Greggio.

Il resto del cast è a dir poco dimenticabile, con Michelle Williams per la prima volta non alle prese con un ruolo in cui deve struggersi per tutti i mali del mondo -e si vede che non è abituata, visto che scompare magicamente in una nuvola di noia- e il villain interpretato da Riz Ahmed, che sembra Elon Musk se Musk fosse un ragazzino viziato e nervosetto.

Ci dovrebbe pure essere un simbionte cattivo, Riot, che finisce per legarsi al bambino viziato di cui sopra, ma è talmente insulso ed inutile che mi sento in colpa ad abusare del vostro tempo parlandone troppo.

Venom è un film dedicato ai potenziali sprecati: quello di un personaggio complesso, accattivante ed esaltante come l’omonima creatura simbiotica, quello di tre eccellenti attori come Hardy, Williams ed Ahmed, alle prese con uno script infantile, noiosetto e disperatamente in cerca di un punto di contatto con l’Uomo-Ragno che non può (e non “vuole”) avere. Non basta citare il figlio di JJJ all’inizio per creare una connessione col ben più famoso cugino rossoblù.

Anche perché ci pensa Telespalla Bob dopo i titoli di coda a spegnere qualsiasi entusiasmo.
Speriamo che Spider-Verse, di cui abbiamo un assaggio a fine pellicola, segua tutt’altra strada.

VOTO: AHAHAHAHAHAHAHASMETTETELA.

Matteo Cabiola Autore

Matteo Cabiola
Detto prosaicamente Teo, 30 something che si vanta di sapere un sacco di cose sui fumetti e sul cinema, di avere mille passioni ed hobbies ma che in realtà è interessato solo alle tette. Dal vivo è più grasso.

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