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G-BIT – AHAHAH LUCCI – SHIBUMI Con il ritardo, ma soprattutto con la calma tipica estiva ci ritroviamo a recensire quello che secondo me è uno degli album più sottovalutati di questo 2018: AHAHAH Shibumi. In un turbinio di “esghere”, “sk sk sk” ed altri versi e lamenti del cazzo buttati lì solo per riempire…

Spleen e Gulag intervistano Lucci

Scritto il 19/07/18 da Redazione Lolworld

G-BIT – AHAHAH
LUCCI – SHIBUMI

Con il ritardo, ma soprattutto con la calma tipica estiva ci ritroviamo a recensire quello che secondo me è uno degli album più sottovalutati di questo 2018: AHAHAH Shibumi.
In un turbinio di “esghere”, “sk sk sk” ed altri versi e lamenti del cazzo buttati lì solo per riempire il silenzio ci troviamo finalmente davanti ad uno dei pochi dischi rap usciti quest’anno senza quella merda di autotune.
Perchè, diciamolo, la trap (o quei ridicoli miscugli rap/trap) ha rotto i coglioni, dai. Per fortuna è la solita moda del momento che dura poco e si sta già affievolendo (in b4: ce la ritroviamo per i prossimi 20 anni).
Quando hai talento non hai bisogno di artifici del genere per produrre un prodotto degno di questo nome, piacevole all’ascolto e dalle sonorità fresche ed originali.

Il rapper spezzino romano non ha bisogno di presentazioni: cresciuto e maturato con Samuel Heron i Brokenspeakers ha ormai preso il largo come solista e, accompagnato da Pankees Ford78, sforna pezzi uno più interessante dell’altro e questo disco è un’ovvia, meritata ed aspettata consacrazione della maturità artistica del cantante.
Ma andiamo subito a recensire l’album, che ripeto, secondo me, che comunque non sono un cazzo di nessuno, è uno dei migliori prodotti di quest’anno (ci avete fatto caso a quanti incisi ha la frase precedente a questa? Fateci caso).
Tanto di cappello, fre zì.
AHAHAH Shibumi è un album breve: solamente 6 8 tracce e questo secondo me è già sintomo di un prodotto di ottima fattura perchè non si dilunga con pezzi cosiddetti “filler” tanto per aumentare la lista dei titoli senza effettivamente restituire valore aggiunto, ma affronta ed aggredisce una tematica in ogni pezzo lasciando all’ascoltatore una sensazione di sazietà, di soddisfazione.

I featuring sono ridotti al minimo, come se l’artista con questo album volesse esprimere, definire ed imprimere la propria poetica, un po’ come Verlaine e la sua Art poétique:

«La musica prima di ogni cosa,
e per questo scegli l’impari
più vago e solubile nell’aria
senza nulla in sé che pesi o posi»

E allo stesso modo, il rapper:

«Mi sto accendendo un cavolo,
A te non passo un cavolo,
Se fai così mi incavolo.
Scherzo non mi frega un cavolo»
Cavolo

«Nella vita cerco lo Shibumi
La bellezza in ogni cosa, anche in frantumi
Intorno la città coi suoi colori e i suoi profumi
Mentre sopra un social network scriviamo luoghi comuni»
Shibumi

Ad avvalorare la teoria per cui l’album parli proprio della vita vissuta, delle emozioni e di ciò che circonda l’artista ci sono dei chiari riferimenti alla morfologia del cantante che quindi, a questo, punto scende al livello dell’ascoltatore e diventa persona:

«”Ehiii” sulle labbra
La mia faccia sulla maglia
“Ehiii” sulle labbra
“Ahahah” sulla pancia»
Ehiii

« Intanto, c’è il mio cane che mi guarda
Mio nipote che mi dice “zio, tagliati ‘sta barba”
Ragazzini in giro con gli spray che fanno l’alba
Che sfidano un futuro che ancora non li riguarda »
Shibumi

Nel pezzo “Cavolo”Bickle” troviamo un featuring davvero di livello interpretato da una vecchia conoscenza: Samuel Heron il Danno, che con la sua voce inconfondibile ci dice la sua opinione inerentemente alle droghe leggere, lasciando così un marchio indelebile sul disco:

«Frate l’ho appicciata
Fanculo a Zenigata
Occhio tua mamma si incavola
Se accendo si questa mandragola »

«Faccio quel che faccio ma non passa
L’ennesimo pensiero che nel teschio me se incastra
Fumo CBD, me rilassa ma non basta
E l’ultima parola nella bocca me se impasta»

Il mio pezzo preferito dell’album è “Yaya Tourè” “Boombap”, forse perchè è quello un po’ più old school, più ritmato, più sincopato e il testo ammicca anche ad altre creazioni dell’autore:

«A te non la passo tu non giochi con me
Faccio Yaya come Tourè: Stupido!»

«Continuo a parlare dei cazzi miei
Continuo a dirti che tu non fai un cazzo
Io invece m’alzo alle sei»
(Con rif. a “Non te riesce”)

E’ sicuramente il pezzo più forte, il pezzo di rivalsa, quello di autocelebrazione, che serve un po’ come monito verso gli altri rapper, che forse hanno smarrito la strada:

«Non sai dove andare si come una medusa
Mi compiaccio se mi guardano un po’ confusi
Mia nonna canticchia Yuppi che stile
Spendi spendi ma non ti sai vestire»

«Vuoi fa il colto? T’ascolto, parla pure
Ma leggi qualche libro, non soltanto l’Hagakure
Oppure, vuoi fa’ il coatto? Va bene, fallo pure
Tanto prima de parla’ sul palco ho fatto nocche dure»

Curiosità:
Il video di questo brano è girato per strada, così come quasi tutti gli altri video del cantante ed è stato incluso nel disco nonostante sia un brano pubblicato in passato.

Non poteva mancare il pezzo romantico, perchè alla fine si sa che Gian Marco Raffaele dentro la scorza da clown duro è un buono e sa amare.

Il pezzo in questione è “UAU” “Khan” e se nei Baci Perugina si potessero allegare dei messaggi così lunghi sicuramente questo brano ci finirebbe dentro per intero:

«Se fai l’offesa ci provo più gusto
Dai ormai lo sai
Sto con i miei sì, sto con i miei
Vedo lei, faccio “Ehi”, ok ok»

«Cerco il tuo sguardo
Lo trovo sempre quando serve
Nel buio più nero, dove anche il sole si perde
Non c’è suono, non c’è spazio, non c’è tempo
Siamo solo io e te»

Le altre tracce di AHAHAH Shibumi rimangono sullo stesso livello (altissimo) e sono tutte caratterizzate da armonie fresche cupe ed allo stesso tempo coinvolgenti, che ti fanno battere il piede a tempo, ma anche pensare.

Insomma, in questa giungla di parvenu del rap o presunti tali questo album arriva come un salvagente.
E che cazzo ci fai con un salvagente nella giungla?
Boh, ho sbagliato analogia mi sa, però ci siamo capiti.

In ogni caso siamo riusciti ad intervistare G-BIT Lucci rubandogli del tempo preziosissimo al suo tour internazionale alla masturbazione:

Spleen. Perchè Shibumi?

Lucci. Perchè è il titolo di uno dei miei libri preferiti ed è un concetto giapponese che praticamente esprim-

S. No, intendevo: ce n’era davvero bisogno? Chi te l’ha chiesto? Va beh, passiamo alla prossima. Non trovi che SATORI sia molto simile a SATOMI di Kiss me Licia?

L. Sì, è vero e se senti bene la canzone vedrai che ci sono all’interno dei riferimenti

Gulag. Quanto sforzo c’è stato per assomigliare al tipo seduto sulla stele del codice di hammurabi?

L. Mi viene naturale, come Sean Connery più invecchio più divento bello. Poi con una barba e un tipo di fisico così hammurabi può accompagnare solo

G. Come lo vedi un disco trap con un feat di Carlo Cracco?

L. Ci sta. Cracco è versatile, non mi stupirebbe una sua strofa trap (ndSpleen: nel momento in cui sto pubblicando questo articolo questa merda, Cracco ha fatto uno skit nell’ultimo video di Rovazzi)

S. Domanda importantissima che secondo me illuminerà molti dei tuoi fan: come fa a piacerti la buona cucina e la birra demmerda?

L. Perchè io per la birra sono tipo hooligan: gran quantità e poca qualità. Per la cucina è il contrario invece

S. Senti, ma sto autotune che ci ha distrutto i coglioni…Che ne pensi?

L. Ho appena finito di registrare con Sine un ritornello per un nuovo pezzo e c’ho messo l’autotune.

S. … Va beh. I capezzoli o il culo: quale parte di Silvia ha influenzato di più la creazione di questo album?

L. Io sono un cultore del culo, mi piacciono le tette, sì, ma piccoline, mentre per il culo ho dei canoni più rigidi, per cui direi che il culo di Silvia, che è bellissimo, ha ispirato questo album.

S. Perfetto, direi che è tutto, anzi no, ultimissima cosa non proprio attinente con il tuo disco: è vero che ti stai avvicinando al Movimento 5 Stelle?

L. Sì, è vero, credo che loro siano rimasti l’ultimo baluardo di onestà in questa Italia che va a rotoli. Il sindaco di Roma sta facendo un ottimo lavoro e se ciò venisse esteso a tutta la penisola non sarebbe meglio per tutti? Ora sto cercando di far combaciare la mia carriera di rapper con quella di politico e magari in un futuro non troppo lontano entrerò a far parte della giunta di Roma Capitale, sarebbe davvero un sogno che si avvera.*

E con questo è tutto, a voi studio.

*Questa risposta me la sono inventata io di sana pianta tanto per aggiungere un po’ di metadati attira-click così Omar diventa ancora più ricco e mi regala le t-shirt

Tvb raffy <3

A cura di Gulag e Spleen

Redazione Lolworld Autore

Redazione Lolworld
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