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Qui sulle pagine di Gold avete imparato a conoscermi come appassionato (fanatico?) di comics americani e, sebbene questo corrisponda ad assoluta verità, ci sono lati della mia “carriera” nerd che finora non sono ancora venuti alla luce. Come ad esempio la mia passione mai del tutto sopita per l’animazione e il fumetto giapponese, in particolar…

Pacific Rim – Uprising – La recensione

Scritto il 26/03/18 da Matteo Cabiola

Qui sulle pagine di Gold avete imparato a conoscermi come appassionato (fanatico?) di comics americani e, sebbene questo corrisponda ad assoluta verità, ci sono lati della mia “carriera” nerd che finora non sono ancora venuti alla luce.

Come ad esempio la mia passione mai del tutto sopita per l’animazione e il fumetto giapponese, in particolar modo del genere shonen in tutte le sue declinazioni.

Una di esse è, ovviamente, rappresentata da tutto quanto sia ascrivibile sotto il concetto di Mecha. Da Evangelion a Daitarn, passando per buona parte dello scibile umano che ha a che fare con storie di robot giganti pilotati da ragazzetti riluttanti (e, ultimamente e per la “gioia” di quella santa donna della mia compagna, un amore improvviso per i kit di montaggio Bandai dedicati al franchise di Gundam).

Ed è proprio con questa passione in mente che mi sono “affacciato” nel 2013 al primo Pacific Rim, diretto da quel geniaccio di Guillermo Del Toro.

Una bestia strana il primo PR, piagato da una recitazione pessima e da interazioni umane didascaliche e risibili, ma salvato in gran parte dal tocco magico del cineasta messicano, in grado di colorare la pellicola con la sua stralunata sensibilità.

Cosa succede se ad un franchise con queste caratteristiche viene forzatamente sottratto il “pennello magico” di un maestro della macchina da presa?

Succede di trovarsi di fronte al suo pessimo sequel.

Pacific Rim-Uprising soffre dei medesimi problemi del primo film, vale a dire una costante “noia” verbale in ogni dialogo, personaggi coi quali non si riesce a sviluppare la benchè minima empaticità ed una sensazione perenne di “tirato via” nello svolgimento della trama.

Nessuno dei protagonisti ha qualcosa che ce lo faccia preferire agli altri e si passa dal completamente inutile (la bella meccanica dei PanPacific Defense Corps) al completamente intollerabile (i due scienziati, che personalmente avrei volentieri seviziato anche nel primo film), passando per tutta una serie di personaggi che saltano da un’interazione all’altra senza nessuna soluzione di continuità e senza che venga dato quasi alcun peso alle scelte che fanno di volta in volta, come se esse siano esclusivamente messe a servizio di una storia prevedibilissima e non provocate da una effettiva evoluzione del Charachter.

Il primo film, se vogliamo usare un paragone culinario, era un piatto cucinato male ma con un tocco “unico” che lo rendeva ugualmente mangiabile e “ricordabile”, qui siamo invece più vicini al concetto di fast food all’americana.

Cioè, per essere ancora più chiari, a tutte le persone sane di mente piace il Crispy mcBacon, ma non se ti viene sparato in bocca con una di quelle pistole ad aria compressa che nei palazzetti americani vengono utilizzate per distribuire t-shirt.
Con due energumeni che ti tengono spalancata le fauci a forza.

Proprio questa è la sensazione che ho provato guardando il film, i passaggi di trama appaiono forzati e ingiustificati (il cambio di passo nella gestione della scienziata miliardaria ne è un esempio lampante) e ti vengono serviti senza un minimo di….vasellina narrativa.

In mezzo a questo mezzo disastro spiccano alcune scene d’azione ben orchestrate e, finalmente, eseguite alla luce del sole, il mecha design è soddisfacente ancorchè spaventosamente derivativo (il primo Jaeger che appare sullo schermo è praticamente l’Eva-00 di Rei Ayanami ricalcato) ma tutto ciò non è minimamente sufficiente a risollevare le sorti di un film azzoppato dalla fretta e dalla superficialità, oltretutto -proprio per quanto riguarda le battaglie fra mecha- viene commesso un madornale errore concettuale nella messa in scena della più importante, ovvero quella che vede coinvolti Gipsy Avenger e Obsidian Fury, che si svolge in Antardide in mezzo al nulla più desolante, senza riferimenti e contrapposizioni nè a livello urbanistico nè umano che facciano percepire la scala dello scontro fra due robot alti quasi 100 metri che, in questo modo, sembrano solo due grossi tizi in armatura che si spaccano di pugni e calci.

Anzichè, nel finale, radere al suolo Tokyo in un modo che fa sembrare la rissa fra Zod e Clark in Man of Steel una ristrutturazione di un bilocale avrei sfruttato meglio la componente paesaggistica ed umana per lo scontro più interessante del film.

Peccato davvero, e dire che ad un certo punto viene anche mostrata una copia in marmo (!!!) della bellissima statua in scala 1:1 del Gundam Unicorn di Odaiba…a Tomino, Nagai ed Anno saranno venuti ancora più capelli bianchi.

Però quei kit degli Jaeger fatti dalla Bandai in occasione della release del film…

VOTO: 4,5

Matteo Cabiola Autore

Matteo Cabiola
Detto prosaicamente Teo, 30 something che si vanta di sapere un sacco di cose sui fumetti e sul cinema, di avere mille passioni ed hobbies ma che in realtà è interessato solo alle tette. Dal vivo è più grasso.

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